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Cos'è lo screening e quali sono le sue caratteristiche
Screening è un termine generico che deriva dall’inglese; in italiano significa essenzialmente “monitoraggio”. Si tratta di una parola molto usata in medicina preventiva e trova applicazioni diverse, ma il concetto principale che esprime è quello di monitoraggio dello stato di salute di persone apparentemente sane. Fra le varie tipologie di test di screening possibili troviamo alcune analisi del sangue e delle urine, ma anche radiografie, ecografie e altre indagini.

Lo screening: cos’è e a cosa serve

In medicina, la parola screening indica un insieme di attività rivolte a individuare precocemente la presenza di malattie in persone che non ne presentano ancora i sintomi. Identificare una patologia in fase precoce permette infatti di intervenire adottando accorgimenti particolari (come un cambio di stile di vita nel caso di colesterolo alto o prediabete) oppure di controllarla meglio e riduce l’eventuale rischio di trasmissione (ad esempio il test HIV nei donatori di sangue).
Generalmente, si tratta di esami eseguiti a tappeto su una fascia di popolazione potenzialmente a rischio, con lo scopo di ridurre la probabilità di ammalarsi, sviluppare condizioni invalidanti o morire prematuramente, ma anche per intraprendere una terapia il prima possibile e quindi con risultati migliori. Con la maggior parte dei test di screening sono possibili anche risultati falsamente negativi o positivi: per questo generalmente non sono utilizzati per la diagnosi vera e propria, ma per identificare persone senza sintomi che possono aver bisogno di ulteriori indagini e accertamenti.

Le caratteristiche dello screening

Il Ministero della Salute prevede che gli screening rispettino alcuni criteri e siano organizzati in programmi articolati, che devono essere:

  • sostenibili: sono eseguiti sulle persone effettivamente a rischio, con un utilizzo oculato delle risorse generali e personali, la riduzione delle disuguaglianze di salute e di accesso tra gruppi sociali;
  • sicuri: la maggior parte delle persone sottoposte agli screening è sana, gli esami devono quindi avere il livello più basso possibile di rischi ed effetti collaterali;
  • accettabili: il più possibile confortevoli per il paziente (che non ha sintomi) e semplici da eseguire;
  • attendibili: devono identificare le persone (sane o malate) con la maggiore precisione possibile. Sappiamo che un’eventuale positività all’esame non corrisponde necessariamente a una diagnosi certa;
  • effettuati a intervalli regolari: quindi eseguiti per tutto l’arco di tempo in cui la malattia ha maggiori probabilità di svilupparsi e un eventuale intervento terapeutico è vantaggioso;
  • basati su evidenze scientifiche: tutti i passaggi seguono le indicazioni della ricerca scientifica, che determina la popolazione da monitorare, gli esami da effettuare, i percorsi terapeutici in caso di positività e l’intervallo tra due screening successivi.

Per quali malattie si può fare lo screening?

Potenzialmente, sarebbe auspicabile riuscire a monitorare tutte le patologie, ma la condizione di partenza per lo screening è che la malattia da individuare sia curabile o che si possa beneficiare di una diagnosi precoce. In quest’ottica, i ricercatori sono al lavoro per mettere a punto nuove soluzioni pratiche e poco invasive, per esempio per lo screening oncologico e per quello genetico. Gli esami di monitoraggio sono infatti uno strumento utilissimo per monitorare e preservare la nostra salute. Attualmente, a seconda delle modalità previste dalla Regione di appartenenza, si ricevono lettere di invito (con modalità, tempi e luoghi di effettuazione) per aderire ai programmi di screening, solitamente gratuiti. I programmi di solito differiscono in base all’età, al genere e allo stato fisiologico, alla salute generale e alla storia clinica. Alcuni esami si eseguono già in gravidanza, per monitorare la salute della madre e del bambino in arrivo, altri vengono eseguiti nei lattanti (ad esempio, TSH per l’ipotiroidismo, test uditivi e visivi per le malattie congenite o analisi del sangue per l’anemia). Bambini e adolescenti sono considerati la fascia più “sana” della popolazione e normalmente non vengono sottoposti a test di screening, a meno che non sussistano particolari situazioni, come l’obesità. Con l’età adulta è più probabile doversi sottoporre a screening; normalmente questa scadenza si avvicina prima per le donne (Pap test, mammografia) che per gli uomini. Infatti, in età matura, il monitoraggio (specialmente con screening oncologici) è sempre più importante perché generalmente con il tempo aumenta il rischio di ammalarsi. Inoltre, il medico può indicare esami aggiuntivi idonei alla situazione specifica, così come tempistiche di esecuzione e intervallo fra un controllo e il successivo.

Fonti

Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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