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Dispnea: come capire di che natura è con il test MCR
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In medicina il respiro affannoso viene definito dispnea, termine derivante dal greco che significa respiro alterato. È una sgradevole sensazione che può causare molta ansia nel paziente, che si accorge di respirare con un ritmo sproporzionato rispetto all’effettivo sforzo fisico effettuato. Questa patologia aumenta con l’età e coinvolge il 32% dei soggetti over 70; negli atleti è invece congrua e proporzionale allo stimolo fisico.

Come capire di che natura è la dispnea
Esiste un semplice questionario di screening elaborato dal MRC (Medical Research Council) per individuare il grado di dispnea e indirizzare a cure appropriate. Le domande del questionario vengono poste a soggetti che hanno riferito sintomi dispnoici negli ultimi 6 mesi e hanno come parametro di riferimento un semplice punteggio crescente in base alla  gravità del sintomo: dispnea da sforzo vigoroso, punteggio 0; dispnea nel caso di corsa o camminata in salita, punteggio 1; dispnea che porta a camminare più lentamente rispetto a una popolazione della stessa età o a fermarsi per prendere fiato quando si cammina ad andatura normale, punteggio 2; dispnea che obbliga a fermarsi per prender fiato dopo 100 metri o dopo alcuni minuti di cammino, punteggio 3; dispnea eccessiva nell’uscire semplicemente di casa o mentre ci si veste, punteggio 4. In seguito al test, il paziente è facilmente inquadrabile da un punto di vista clinico: con questo screening si è evidenziato che una quota compresa tra il 66% e l’85% delle forme di dispnea sono associabili a malattie cardiache o polmonari (da non sottovalutare), così come a forme d’ansia e patologie neurologiche; tra le cause più comuni si possono indicare l’asma, lo scompenso cardiaco, l’infarto al miocardio, l’embolia polmonare e la polmonite.

Cercare sempre il confronto col medico curante
Se si avvertono i sintomi della dispnea è sempre consigliato interpellare il medico di fiducia, che saprà inquadrare i sintomi personalmente e, in collaborazione con altri specialisti, adottare le strategie adeguate. Gli esami strumentali che si effettuano più di frequente per inquadrare la patologia sono l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma mono-bidimensionale, la color doppler, la radiografia del torace e alcune prove di funzionalità respiratoria. La diagnosi quindi dev’essere condotta sempre escludendo patologie organiche, con il supporto del questionario MRC e non attribuendo questo disturbo solo all’ansia, come spesso si è portati a fare.

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