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Giornata mondiale della salute digestiva, 29 maggio 2020

Nata e portata avanti dall’Organizzazione Mondiale di Gastroenterologia (WGO), la Giornata mondiale della salute digestiva, che si celebra ogni anno il 29 maggio, ha lo scopo non solo di riunire esperti di questa branca della medicina provenienti da tutto il mondo, ma anche di sensibilizzare la popolazione, selezionando ogni anno una tematica diversa. Dopo aver parlato negli ultimi anni di prevenzione, diagnosi e cura in caso di epatite virale o neoplasie gastrointestinali, questo è l’anno del microbiota intestinale.
Il microbiota, ossia l’insieme dei batteri che popola il nostro corpo, conta più di 10 trilioni di microrganismi con oltre 1000 specie conosciute di batteri, tutti con importanti e differenti funzioni nel nostro corpo.
Tra tutti, i batteri intestinali (che compongono il microbiota intestinale) hanno dimostrato la più vasta gamma di funzioni. Oltre a regolare la funzionalità dell’apparato digerente, ci proteggono dalle infezioni stimolando per esempio il nostro corpo a rispondere a un eventuale patogeno o attaccandolo loro stessi. Il microbiota intestinale infatti è sede del 70% del sistema immunitario. Non solo. Anche la salute di altri organi (cervello compreso) ha dimostrato di essere correlata alla popolazione batterica intestinale. È importante perciò conoscerla e, soprattutto, prendersene cura.

Cos’è il sistema digestivo? Qual è la sua anatomia e come funziona?

Il sistema o apparato digestivo è l’insieme degli organi coinvolti nell’ingestione, conversione e assorbimento del cibo. Partendo dalla bocca e terminando con l’ano, lungo il tubo digerente, o “canale alimentare”, troviamo la faringe, l’esofago, lo stomaco, l’intestino tenue e quello crasso. A questi, si aggiungono “organi accessori” che, nonostante il nome, rivestono un ruolo fondamentale nel processo digestivo. Denti e lingua iniziano infatti la digestione con un’azione meccanica, le ghiandole salivari con quella chimica. Una volta che il cibo entra nell’intestino tenue, cistifellea, fegato e pancreas cooperano rilasciando gli enzimi necessari per continuare la digestione e ricavarne i nutrienti (proteine, grassi, vitamine, carboidrati) di cui abbiamo bisogno ogni giorno.
Il cibo non è però un ospite passivo e che passa inosservato. Una volta messo in bocca vengono infatti attivati recettori che, inviando impulsi al sistema nervoso, ci permettono non solo di sentirne il sapore, ma anche di mettere in allerta l’intero sistema digestivo.

L’asse intestino-cervello: come funziona questo dialogo?

Intestino e cervello sono collegati in maniera bidirezionale: si parla infatti di “asse intestino-cervello”. La connessione è mediata dal sistema nervoso enterico, formato da oltre 500 milioni di terminazioni nervose e 30 diversi neurotrasmettitori. La maggior parte del dialogo è però da ricondurre alla popolazione batterica che lo colonizza. In che modo? Essenzialmente attraverso la produzione di metaboliti in grado di attivare determinati recettori nelle cellule dell’intestino. Tra questi, i più importanti sono probabilmente gli acidi grassi a catena corta (SCFAs) come acetato, propionato o butirrato, prodotti nel colon in seguito alla fermentazione delle fibre.
Propionato e butirrato, in particolare, sembrerebbero infatti diminuire l’attività di enzimi coinvolti in una serie di disturbi neuropsichiatrici tra cui depressione, schizofrenia e malattia di Alzheimer. Malati di Parkinson sembrano inoltre possedere una minore abbondanza di batteri che producono SCFA nell’intestino rispetto agli individui sani. Infine, livelli alterati di SCFA sono stati riscontrati nelle feci di bambini autistici e un’integrazione di butirrato in modelli animali che simulano la malattia di Alzheimer ha migliorato la memoria e l’apprendimento.
Considerandone quindi l’importante ruolo del microbiota intestinale nella promozione e nel mantenimento del nostro benessere, è fondamentale mantenerlo in salute. Il primo passo è fare attenzione a ciò che si mangia. La dieta è infatti uno dei principali fattori in grado di influenzare l’abbondanza dei diversi batteri intestinali e, di conseguenza, l’equilibrio che si crea tra di loro e con l’organismo che li ospita.

Qual è la dieta migliore per un microbiota sano

Nonostante non esistano indicazioni dietetiche che possano valere in assoluto (visto che la composizione batterica varia sia tra individui diversi sia durante le fasi della vita), seguire la dieta mediterranea sembrerebbe la scelta migliore per il nostro microbiota.
Un elevato apporto di fibre sotto forma di cereali (meglio se integrali), legumi, pesce e frutta sembra infatti ridurre significativamente la presenza non solo a livello intestinale di batteri aerobici potenzialmente dannosi, ma anche di molecole pro-infiammatorie nel circolo sanguigno.
Un adeguato consumo di vegetali è poi collegato a un aumento di acidi grassi a catena corta che, come abbiamo visto, svolgono un ruolo importante per la nostra salute, oltre a rappresentare la principale fonte di nutrimento delle cellule epiteliali del colon. Inoltre, più elevata è l’espressione di questi metaboliti e minore sembrerebbe essere il rischio di sviluppare patologie infiammatorie croniche o diabete di tipo 2.
Risultati contrari sono stati osservati invece in seguito al consumo di cibi raffinati, zuccheri semplici, carni (soprattutto se lavorate) tipici della cosiddetta “dieta occidentale”.
A sostegno di una corretta alimentazione, per ristabilire o mantenere la giusta composizione del microbiota intestinale, ci sono poi i supplementi prebiotici e/o probiotici che hanno dimostrato di influenzare positivamente la salute intestinale sostenendo la proliferazione dei cosiddetti “batteri buoni”.
Con il termine “prebiotici” si indicano “sostanze non digeribili di origine alimentare che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l'attività di uno o più batteri (Bifidobacterium soprattutto) già presenti nel tratto intestinale o assunti insieme al prebiotico stesso”.
I probiotici sono invece “microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite”. All’interno del microbiota intestinale, alcuni di loro possono infatti contrastare l’attività di microrganismi pericolosi per l’organismo attraverso diversi meccanismi d’azione, per esempio producendo sostanze che ne impediscono la proliferazione o togliendo loro lo spazio e il nutrimento di cui hanno bisogno per crescere.

Ultimo aggiornamento:01-07-2020

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