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Ipersonnie: definizione, cause, sintomi e rimedi

Siamo spesso preoccupati che la mancanza di sonno possa incidere negativamente sulla nostra salute, ma anche il sonno eccessivo può essere un problema. Le ipersonnie sono caratterizzate da un’eccessiva sonnolenza diurna (EDS) e dall’incapacità di rimanere svegli e vigili durante il giorno. Le conseguenze di una sonnolenza continua possono essere molteplici e talvolta gravi, come un rischio elevato di infortuni sul lavoro e una maggiore probabilità di incidenti automobilistici.

Le cause dell’ipersonnia si trovano nel nostro cervello
Le cause dell’ipersonnia derivano da una disfunzione dei meccanismi presenti in alcune aree del cervello, che regolano i ritmi sonno-veglia. La sonnolenza eccessiva sarebbe causata da uno squilibrio delle sostanze responsabili della trasmissione degli impulsi nervosi, denominate neurotrasmettitori. Tra le diverse tipologie di neurotrasmettitori coinvolti nel controllo del sonno, gli esperti hanno individuato le ipocretine e la prostaglandina D2 come principali messaggeri neurochimici. L’ipersonnia sembra essere causata da un’eccessiva stimolazione, da parte della prostaglandina D2, delle aree cerebrali che controllano il riposo mentre le ipocretine non riescono a stimolare sufficientemente le aree cerebrali che controllano lo stato di veglia. Il nostro cervello manifesta di conseguenza un’elevata difficoltà a “rimanere sveglio” per compiere le normali azioni quotidiane.

Sonnolenza continua e stanchezza: i sintomi più comuni
I sintomi più frequenti dell’ipersonnia sono:

  • sonnolenza continua e persistente;
  • difficoltà a rimanere svegli, sensazione di sonno irrefrenabile;
  • difficoltà di risveglio al mattino;
  • stanchezza psicofisica;
  • irritabilità.

La sintomatologia nelle ipersonnie è generalmente persistente nel tempo e si manifesta nei momenti di piena attività, anche con sonnolenza improvvisa, per esempio durante un pasto o una conversazione. La sonnolenza dopo pranzo o mentre guardiamo il film serale in poltrona viene, invece, considerata come un rilassamento fisiologico che sopraggiunge in un momento di pausa e non come un sintomo di ipersonnia.

Ipersonnia primaria e secondaria
Le ipersonnie possono essere distinte in due gruppi principali, ipersonnie primarie e ipersonnie secondarie. Le ipersonnie primarie sono innescate dallo squilibrio di alcuni neurotrasmettitori o da cause non note relative al sonno, ancora in fase di studio. A differenza delle ipersonnie secondarie, non sono provocate o associate né ad altre patologie concomitanti né all’abuso di sostanze psicoattive (farmaci, droghe) e comprendono:

  • ipersonnia primaria di tipo 1, denominata anche narcolessia di tipo 1, caratterizzata da eccessiva sonnolenza diurna (EDS), cataplessia – cioè una perdita improvvisa di tono muscolare –, disturbi del sonno notturno (per es. paralisi) e bassi livelli di ipocretine;
  • ipersonnia primaria di tipo 2, denominata anche narcolessia di tipo 2, contraddistinta dall’assenza di cataplessia e da normali livelli di ipocretine. L’eccessiva sonnolenza diurna è comunque presente, così come i possibili disturbi del sonno notturno;
  • ipersonnia idiopatica: questo tipo di ipersonnia presenta come unico sintomo peculiare l’eccessiva sonnolenza diurna. Non sono presenti né alterazioni dei livelli di neurotrasmettitori, né disturbi del sonno notturno o altre patologie;
  • sindrome di Kleine-Levin: questo disturbo, più frequente nei ragazzi di sesso maschile, associa l’ipersonnia a iperfagia (aumento dell’appetito) e un’iperattività sessuale. Queste manifestazioni si presentano sotto forma di attacchi della durata di alcuni giorni.

Tutti i tipi di ipersonnia secondaria invece sono scatenati dalla contemporanea presenza di patologie cliniche o dall’assunzione/abuso di sostanze o farmaci.

Rimedi contro l’ipersonnia
Il primo passo per contrastare l’ipersonnia è fare una chiacchierata con il proprio medico di fiducia, che può valutare al meglio la situazione. Le terapie impiegate possono essere sia di tipo comportamentale, sia di tipo farmacologico. Può inoltre senz’altro essere d’aiuto una buona igiene del sonno che preveda:

  • sonnellini diurni programmati della durata di 15-20 minuti;
  • un’attività fisica regolare (meglio se aerobica, come la camminata);
  • un ambiente tranquillo e confortevole dove riposare (privo di stimoli luminosi tecnologici come schermi del pc, cellulari ecc.);
  • un’alimentazione serale priva di caffeina e nicotina.

Fonti

Ultimo aggiornamento 10-10-2019

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