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Lassativi: quali sono e quando usarli contro la stitichezza

La difficoltà nell’evacuazione, chiamata anche stipsi, rappresenta un disturbo frequente, soprattutto nelle donne (specialmente durante la gravidanza), nelle persone sedentarie e negli anziani. Una regolare funzione intestinale prevede l’emissione di feci una o due volte al giorno, oppure anche una volta ogni due giorni, mentre si può parlare di stipsi quando si hanno meno di tre evacuazioni alla settimana. Chi soffre di stipsi sperimenta spesso delle evacuazioni difficili, incomplete, laboriose. La stipsi può accompagnarsi quindi a un senso di disagio, a gonfiore intestinale e mal di pancia. Durante l’espulsione, è spesso necessario esercitare uno sforzo eccessivo e la consistenza è solitamente quella di feci dure e secche, per cui vengono chiamate feci caprine.
La stipsi tende ad associarsi a un senso di malessere e di irritabilità, in altre parole, a una minore qualità della vita. Questo perché quando il transito intestinale è rallentato, la lunga permanenza del materiale digerito a livello del colon causa la diminuzione dei batteri “buoni” a livello intestinale, mentre promuove la crescita di batteri potenzialmente patogeni, favorendo uno stato di disbiosi intestinale, ovvero l’alterazione della flora intestinale.

Alla ricerca delle possibili cause della stipsi

Fortunatamente, in una larga maggioranza dei casi, la stipsi è causata da disturbi della funzionalità intestinale, cioè non a malattie. La stipsi funzionale è definita dalla presenza di determinate condizioni, secondo i cosiddetti criteri di Roma IV, che devono essere presenti in modo continuativo negli ultimi 3 mesi, e aver avuto esordio almeno 6 mesi prima della diagnosi. I criteri di Roma IV comportano:

  • la presenza di 2 o più dei seguenti sintomi: necessità di sforzarsi a lungo in almeno una defecazione su 4; l’emissione di feci bernoccolute o dure in almeno una defecazione su 4; la sensazione di una incompleta evacuazione in almeno una defecazione su 4; sensazione di ostruzione/blocco anorettale in almeno una defecazione su 4; la necessità di manovre manuali per facilitare l’evacuazione in almeno una defecazione su 4; meno di tre defecazioni spontanee alla settimana;
  • la rara emissione di feci di ridotta consistenza senza l’uso dei lassativi;
  • l’assenza di una vera e propria diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile.

In alcuni casi, l’insorgenza della stipsi può essere la conseguenza di malattie a carico dell’intestino, del sistema nervoso, metabolico o endocrino, o essere causata dell’assunzione di farmaci (come gli antidolorifici oppiacei). In questi casi, è sempre bene consultare il medico, a maggior ragione in caso di perdita di peso inspiegata, di dolore addominale, vomito, sangue nelle feci, comparsa improvvisa della stipsi (in una persona solitamente regolare) o di impossibilità a evacuare, come ad esempio avviene in caso di sindrome da defecazione ostruita, causata da alterazioni della funzionalità dello sfintere anale. L’impossibilità a evacuare si verifica anche in caso di occlusione intestinale, una condizione severa che richiede una attenzione medica urgente, causata da un arresto della progressione del contenuto intestinale per la presenza di un ostacolo o di un blocco della peristalsi intestinale.

Quanto prendere i lassativi?

Prevenire la stipsi funzionale rappresenta spesso la soluzione la migliore, anche se non è sempre possibile. È consigliabile:

  • assicurarsi un adeguato apporto di fibre (ad esempio, cerali integrali, verdura, frutta): le fibre si legano all’acqua e assieme aumentano e ammorbidiscono la massa fecale;
  • bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno: una adeguata idratazione favorisce il buon funzionamento dell’apparato digerente;
  • assumere probiotici: favoriscono l’equilibrio della flora batterica intestinale;
  • utilizzare l’olio d’oliva a crudo come condimento: svolge un’azione emolliente sul contenuto intestinale;
  • cercare di avere una vita regolare: è bene evitare lo stress;
  • dedicare un momento preciso della giornata alle funzioni intestinali ed evitare di trattenersi dall’andare in bagno nel caso venga avvertito lo stimolo a evacuare;
  • svolgere almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica regolare, ad esempio camminare.

Nel caso in cui tutte queste misure non riescano a evitare la stipsi, può essere utile ricorrere ai lassativi. Complessivamente, l’effetto dei lassativi consiste nel favorire il transito intestinale, facilitando l’espulsione del contenuto intestinale. La loro azione può svolgersi con diversi meccanismi, come l’aumento della massa fecale, l’ammorbidimento delle feci, la stimolazione della peristalsi, l’irritazione della parete intestinale, l’azione di lubrificazione intestinale. I lassativi sono generalmente classificati in:

  • lassativi formanti massa, costituiti da fibre insolubili o solubili in grado di trattenere acqua, aumentare la massa fecale e ammorbidire le feci. Tra i lassativi formanti massa, lo psillio, l’ispagula, l’agar, la gomma di guar svolgono inoltre un’azione prebiotica, cioè favoriscono la crescita e lo sviluppo di alcuni batteri benefici per l’organismo. La fibra di crusca di frumento aumenta la massa fecale e riduce il tempo di transito intestinale;
  • lassativi osmotici come il lattulosio, il sorbitolo, i sali di magnesio, il polietilenglicole (PEG), il macrogol, cioè molecole o ioni attivi da un punto di vista osmotico, che trattengono l’acqua nel lume intestinale; 
  • lassativi stimolanti, che stimolano la peristalsi agendo sul plesso nervoso della muscolatura intestinale e riducono l’assorbimento di acqua da parte del colon, aiutando così l’idratazione e la formazione della massa fecale, evitando quindi la formazione di feci dure. La senna, la cascara, l’aloe, il bisacodile e il picosolfato agiscono come lassativi stimolanti;
  • lassativi irritanti, come l’olio di ricino, che aumenta la peristalsi, facilitando l’espulsione delle feci; 
  • lassativi emollienti, come la glicerina, lubrificano e ammorbidiscono le feci: sono utilizzati prevalentemente a livello rettale in forma di supposte o di clisteri per facilitare la loro espulsione.

L’uso dei lassativi dovrebbe possibilmente protrarsi per un periodo di tempo limitato, per evitare fenomeni di abuso, associati a veri e propri fenomeni di assuefazione e dipendenza, con la necessità di aumentare il dosaggio e l’impossibilità di fare a meno dei lassativi. L’abuso di lassativi, cioè un uso frequente, o prolungato o con dosi eccessive, può anche portare a diarrea persistente, e quindi alla perdita di acqua e sali minerali, causando disidratazione e ipopotassiemia.

Fonti

Ultimo aggiornamento:20-04-2020

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