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Memoria episodica: come funzionano i ricordi?

La memoria episodica è la nostra abilità di ricordare eventi specifici del passato. È un meccanismo affascinante e ancora non del tutto spiegato dalla scienza che ci permette di fare veri e propri viaggi nel tempo, anche se solo con la mente.

Ti ricordi di quel giorno?

Prova a ricordare cosa hai fatto la scorsa domenica. Probabilmente, ti stanno tornando in mente immagini di luoghi e persone che hai visto, i suoni che hai sentito e le sensazioni che hai provato. Soprattutto, ti sarà certo che ciò che stai ricordando è capitato lo scorso fine settimana.
Pensaci: anche quando ti viene chiesto di ricordare un giorno speciale della tua vita, come la maturità o il primo bacio, sei in grado di richiamare dalla tua memoria eventi del passato (anche di molti anni fa). Ricordare tempo e luogo di un episodio è un’esperienza che viviamo di continuo e ci sembra completamente normale, ma è affascinante come la nostra mente sia in grado di viaggiare indietro nel tempo, richiamare delle informazioni e farci rivivere esperienze e sensazioni di un preciso momento del passato. È stato lo psicologo americano Endel Tulving a sostenere che ricordare significa proprio “viaggiare nel tempo” con la mente.

Come funzionano i ricordi

La memoria può essere pensata come un enorme archivio nel quale conserviamo le informazioni sulle nostre esperienze passate, e al quale attingiamo per affrontare situazioni di vita presente e futura.
Gli studiosi della memoria hanno descritto tre fasi del ricordo e, benché non si tratti di passaggi necessariamente separati e consequenziali, rappresentano bene l’intero processo. Le tre fasi sono:

  • fase della codifica: per creare un ricordo, deve verificarsi una qualche forma di acquisizione di nuove informazioni, che viene inserita nel contesto di quelle precedenti. È un processo influenzato da diversi aspetti, come le caratteristiche dell’informazione, il livello di concentrazione e fattori emotivi;
  • fase della ritenzione: il ricordo viene consolidato in una condizione stabile e a lungo termine. L’informazione è quindi immagazzinata nella memoria fino a quando ci servirà;
  • fase del recupero: l’informazione viene recuperata dalla memoria per essere utilizzata. La riattivazione è più facile se lo stimolo del richiamo è analogo a quello di codifica: se qualcosa in ciò che stiamo vivendo è simile al ricordo, è molto più facile riportarlo alla memoria (se ad esempio torniamo in un luogo dopo anni, ci vengono in mente le visite precedenti). Viceversa, nonostante un ricordo sia disponibile, può essere temporaneamente inaccessibile (come quando cerchiamo di ricordare il nome di un volto noto).

Tutte le fasi di elaborazione dei ricordi episodici possono essere influenzate da alcuni fattori, come la profondità dell’elaborazione, la rilevanza emotiva dello stimolo, l’umore e lo stato emotivo.

La memoria episodica: chiariamo di cosa si tratta

In un ricordo entrano in gioco diversi tipi di memoria, ma è la memoria episodica che ci fa ricordare il tempo e il luogo in cui l’episodio è avvenuto. Nonostante sia stata intensamente studiata, le teorie correnti non riescono a spiegare in modo soddisfacente come gli esseri umani siano in grado di utilizzarla.
Dal punto di vista anatomico, sappiamo che nel processo sono coinvolte varie regioni del cervello: i modelli suggeriscono che, durante la formazione di un ricordo, l’informazione viaggia in una rete neurale dalla corteccia all’ippocampo, mentre per richiamare l’evento dalla nostra memoria il ricordo segue il percorso inverso. Si ritiene quindi che nell’ippocampo vengano immagazzinati e recuperati i ricordi episodici attraverso una rete di neuroni (le cellule engram), che presentano attività diverse in base ai vari componenti dei ricordi. La ricerca in questo campo è molto complessa ed è spesso limitata da difficoltà tecniche nell’individuare con certezza le aree e i neuroni coinvolti.
Nonostante le sfide affrontate dalla ricerca nel campo della memoria episodica, stiamo scoprendo sempre di più sull’argomento. Un’interessante ricerca del Rotman Research Institute del Baycrest Health Sciences, pubblicata nel 2016 sulla rivista Cortex, ha cercato di spiegare perché alcuni di noi hanno una migliore capacità di ricordare dettagliatamente gli eventi. Il gruppo di ricerca ha dimostrato per la prima volta che questi modi differenti di vivere il passato sono associati a specifici sistemi di connessione tra diverse aree del cervello, che potrebbero essere ereditari e suggerire una predisposizione a un certo tipo di memoria al posto di un’altra. Chi ha ricordi dettagliati, infatti, sembra avere una maggiore connessione fra lobo temporale mediale e l’area visiva del cervello, mentre coloro che ricordano gli episodi in modo più fattuale, ma con minori dettagli, hanno migliori connessioni con le aree del cervello coinvolte nell’organizzazione e nel ragionamento.

Memoria episodica e sonno: quale è il rapporto

Tra i fattori che influenzano la formazione dei ricordi e la memoria, c’è sicuramente il sonno. Dormire è un processo che contribuisce a numerose funzioni: una delle teorie più interessanti sul perché dormiamo implica proprio che il sonno contribuisce in maniera importante ai processi di plasticità cerebrale.
Quando dormiamo, il cervello è perlopiù scollegato dagli stimoli sensoriali, ma rimane fortemente attivo nelle varie fasi del sonno (REM e non-REM), dimostrando un’attività elettrica importante in varie aree, compresi l’ippocampo e la corteccia, due zone coinvolte nella memoria. Gli studi suggeriscono che il sonno abbia un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nel consolidamento dei ricordi a lungo termine. Tracce dei ricordi episodici acquisiti durante la veglia, e inizialmente conservati nell’ippocampo, sono infatti progressivamente trasferite durante il sonno alla corteccia nella memoria a lungo termine. Il meccanismo con cui ciò avviene è ancora oggetto di studio, ma si ipotizza che il sonno favorisca una specifica attività in grado di modificare le sinapsi e garantire il consolidamento dei ricordi.
Oltre al ruolo diretto nella fissazione dei ricordi, un sonno inadeguato può impattare negativamente anche sul livello di concentrazione e attenzione, oltre che sull’umore, fattori che influiscono notevolmente sulla formazione e il recupero dei ricordi.

Fonti

  • Wixted JT, et al., Coding of episodic memory in the human hippocampus, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, volume 115, issue 5, E1093–E1098, 2018.

    https://doi.org/10.1073/pnas.1716443115
  • Sheldon S, et al., Intrinsic medial temporal lobe connectivity relates to individual differences in episodic autobiographical remembering, Cortex, volume 74, pages 206–216, 2016.

    https://doi.org/10.1016/j.cortex.2015.11.005
  • Ghandour K, et al., Orchestrated ensemble activities constitute a hippocampal memory engram. Nature Communications, volume 10, issue 1, pages 1–14, 2019.

    https://doi.org/10.1038/s41467-019-10683-2
  • Wei Y, et al., Synaptic Mechanisms of Memory Consolidation during Sleep Slow Oscillations., Journal of Neuroscience, volume 36, issue 15, pages 4231–4247, 2016.

    https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.3648-15.2016
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    https://doi.org/10.1017/S1355617718001091
  • Hokett E, et al., Age and Race-Related Differences in Sleep Discontinuity Linked to Associative Memory Performance and Its Neural Underpinnings, Frontiers in Human Neuroscience, page 13.

    https://doi.org/10.3389/fnhum.2019.00176
Ultimo aggiornamento:29-04-2020

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