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Nutraceutica: quando la genetica entra nella tavola

La nuova frontiera dell’alimentazione? Gli alimenti nutraceutici, ovvero sostanze, come indica il neologismo di origine americana, che nutrono il corpo umano e apportano benefici alla salute. Molto spesso oggi si sente parlare di alimenti funzionali, che grazie alle loro qualità donano notevoli benefici al corpo e alla mente, svolgendo un ruolo importante nella prevenzione e nel trattamento di una malattia.

L’importanza della materia prima
Secondo questa tendenza, piacere culinario e cura del corpo vanno di pari passo e si completano a vicenda. Una comune mela, per esempio, può diventare un alimento funzionale poiché contiene sostanze come i polifenoli, importanti antiossidanti. Per creare prodotti che rispettino queste caratteristiche, fondamentale è la qualità della materia prima. Per esempio, per fare in modo che un olio extravergine di oliva possa essere definito alimento nutraceutico, si deve intervenire su diversi aspetti, quali la selezione del genotipo delle olive, la coltura in un ambiente con clima ottimale e tecniche all’avanguardia, metodi di estrazione e conservazione corretti e così via.

Ottimizzazione della produzione delle molecole utili
Per ottenere prodotti di questo tipo si può agire sulla genetica in vari modi: selezionare o sfruttare quanto già esiste o intervenire con l’editing, per riscrivere il codice genetico in modo da portare una determinata varietà a produrre una determinata sostanza in quantità maggiori o minori. Si possono inoltre mettere in atto interventi sulla tecnica di gestione della coltivazione per ottimizzare la produzione, all’interno dei frutti, delle molecole utili. L’estrazione e la conservazione rivestono poi ruoli cruciali per mantenere intatte a lungo le componenti salutistiche dei prodotti. Un olio, dunque, può avere caratteristiche profondamente diverse sulla base delle qualità che hanno le sue componenti.

Cibi più sani e più gustosi
Molto spesso accade però che un alimento ricco di sostanze utili non sia gradevole all’occhio o al palato: la ricerca si sta così muovendo per migliorare non solo la qualità nutrizionale dei cibi, ma per renderli anche più gustosi. Dai laboratori provengono alimenti che sembrano arrivare da una immaginaria “isola che non c’è” gastronomica, alimenti nutraceutici creati in risposta a specifiche esigenze di salute. Qualche esempio? La toscolata, una cioccolata impreziosita con composti polifenolici che si aggiungono a quelli del cacao, oppure la pasta arricchita con betaglucano d’orzo, che agisce sul colesterolo riducendone i livelli totali. Proprio quest’ultimo elemento può essere d’aiuto nel contrastare le malattie cardiovascolari, ancora oggi tra le maggiori cause di mortalità. Il betaglucano contenuto nell’orzo infatti riduce i livelli di colesterolo cattivo e permette di rendere l’organismo meno intollerante al glucosio, quindi meno esposto al diabete. Per proteggere l’apparato circolatorio, infatti, non è sufficiente ridurre l’apporto di grassi, ma va implementata l’assunzione di sostanze benefiche, come quelle contenute in noci e olio d’oliva, perché contengono elementi in grado di stimolare geni umani normalmente inespressi.

Ultimo aggiornamento 23-09-2019
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