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Spasmi muscolari: definizione, cause e possibili rimedi

Lo spasmo muscolare è una contrazione muscolare involontaria e persistente di un intero muscolo o di un gruppo di muscoli, che può determinare dolore e limitazione nel movimento. Si distingue dalla contrattura muscolare perché, in quest’ultima, sono interessate solo alcune fibre muscolari, mentre la rimanente parte del muscolo risulta rilasciata. Inoltre, mentre la contrattura deriva da un trauma o da una lesione di una porzione del muscolo ben definita, lo spasmo muscolare può essere conseguenza di un incremento delle sensazioni dolorose, derivanti ad esempio da traumatismi ossei (come le fratture), da lesioni muscolari o da problematiche viscerali (ad esempio in presenza di spasmi muscolari della pancia). Il muscolo interessato da spasmi muscolari involontari rimane stabilmente contratto e risulta impossibile interrompere volontariamente lo stato di contrazione.
Invece quando, ad esempio durante un’intensa attività sportiva o post-allenamento, si verifica una contrazione involontaria e improvvisa di un intero muscolo o di un gruppo muscolare, si parla di crampi. Caratteristici spasmi muscolari post allenamento sono gli spasmi muscolari delle gambe, in particolare gli spasmi muscolari del polpaccio, che possono insorgere anche durante l’attività fisica prolungata per affaticamento muscolare e disidratazione. È possibile però definire cause e rimedi degli spasmi muscolari, soprattutto allo scopo di prevenirne l’insorgenza.

Spasmi muscolari: cause

Nel muscolo sano, il corretto afflusso di sangue è assicurato dal regolare alternarsi tra lo stato di contrazione durante l’attività e lo stato di rilasciamento immediatamente successivo. In questo modo, viene assicurato un sufficiente apporto di sangue alle fibre muscolari, con un alternarsi tra la “spremitura” del muscolo durante la contrazione (come fosse una spugna), e il successivo incremento dell’afflusso assicurato dal rilasciamento del muscolo dopo la conclusione del movimento.
Durante uno spasmo, invece, il muscolo rimane stabilmente contratto, impedendo un corretto afflusso sanguigno. Mancando un adeguato apporto di sangue, al muscolo viene a mancare l’ossigeno necessario per lavorare correttamente e iniziano ad accumularsi sostanze di “scarto” prodotte dall’attività muscolare, in particolare l’acido lattico. Queste sostanze attivano i recettori del dolore, i cosiddetti nocicettori, provocando la sintomatologia dolorosa caratteristica dello spasmo muscolare. In risposta a questo stimolo doloroso si innescano ulteriori reazioni di protezione, che possono provocare l’insorgenza di spasmi in corrispondenza di altri gruppi muscolari.

Le cause di spasmo muscolare

Stimoli dolorosi che raggiungono il sistema nervoso centrale sono spesso alla base dello spasmo dei muscoli lombari (della parte bassa della schiena), con conseguente insorgenza di lombalgia, il comune “mal di schiena” (derivante quindi in molti casi da spasmi muscolari della schiena). Quadri clinici analoghi si possono verificare anche al collo e alle spalle, in particolare in corrispondenza del muscolo trapezio, che può frequentemente presentarsi in spasmo, in conseguenza di posture scorrette mantenute a lungo o di dolore alle spalle (la cosiddetta “omalgia”).
Altra possibile causa di spasmi muscolari sono le fratture, i traumi o gli interventi chirurgici ortopedici. In questi casi, anche a causa della sintomatologia dolorosa, alcuni gruppi muscolari possono presentarsi in spasmo, nell’involontario tentativo di “immobilizzare” l’articolazione interessata, con una conseguente limitante sensazione di rigidità. Una situazione di questo tipo si verifica, ad esempio, dopo un trauma da tamponamento in automobile, con il caratteristico “colpo di frusta” e il “raddrizzamento della lordosi cervicale”. In molti di questi casi, i muscoli del collo e delle spalle si presentano in spasmo, allo scopo di immobilizzare la colonna vertebrale cervicale, traumatizzata durante l’incidente.
Moltissimi, però, sono gli esempi di spasmi che osserviamo nella nostra vita quotidiana, ad esempio:

  • il torcicollo (le distonie cervicali, con spasmo dei muscoli del collo);
  • la sensazione di cadere nel vuoto durante l’addormentamento (lo spasmo ipnico, ovvero lo spasmo muscolare nel sonno);
  • gli spasmi muscolari che si manifestano durante il sonno dei bambini (spasmi muscolari nel sonno del bambino);
  • gli spasmi addominali derivanti da disturbi ginecologici (come nel periodo mestruale) o a carico del tratto gastro-intestinale;
  • il blefarospasmo, che coinvolge la muscolatura perioculare e le palpebre, talvolta conseguente a disturbi dell’occhio.

Spasmi muscolari e stress sono spesso associati, con la possibile manifestazione dei sintomi o l’aggravarsi degli spasmi muscolari in presenza di ansia. Lo spasmo muscolare, però, può anche essere un segnale di squilibri elettrolitici, infezioni batteriche o virali, disturbi neurologici o altre condizioni di malattia. In presenza di spasmi muscolari persistenti è quindi importante richiedere un parere medico per valutarne la causa, programmando eventuali accertamenti e impostando un trattamento adeguato.

I possibili rimedi per gli spasmi muscolari

Se gli spasmi muscolari sono conseguenti a sintomatologia dolorosa (stimoli nocicettivi), potranno essere impiegati farmaci per rilasciare il muscolo, i cosiddetti miorilassanti. Al contrario, in caso di una contrattura isolata (quindi derivante da un trauma localizzato di poche fibre muscolari), i farmaci miorilassanti potrebbero non determinare particolari benefici. I miorilassanti, infatti, sono farmaci che possono essere prescritti dal medico allo scopo di rilassare il muscolo contratto. Questi farmaci possono interrompere la contrazione involontaria e prolungata del muscolo agendo a più livelli, in base alla tipologia del farmaco scelto: a livello del sistema nervoso centrale, sul sistema nervoso periferico oppure direttamente a livello muscolare. Inoltre, in molti casi, il farmaco miorilassante, oltre a ridurre i fastidi derivanti dal persistente stato di contrazione del muscolo, può anche contribuire alla riduzione della sintomatologia dolorosa.
Se però viene segnalato dolore severo può essere utile la prescrizione di analgesici, al fine controllare più efficacemente la sintomatologia dolorosa, o di antidepressivi e ansiolitici per ridurre la contrazione muscolare e intervenire su ansia e stress (soprattutto in presenza di ansia e spasmi muscolari).
Non bisogna poi trascurare la possibilità di utilizzare il calore (ad esempio con terapie fisiche, termofori o cerotti riscaldanti) e l’impostazione di un’integrazione alimentare per compensare squilibri elettrolitici (ad esempio con magnesio), favorendo una corretta funzionalità muscolare.
In presenza di spasmi di muscoli scheletrici, come quelli del collo, della schiena o degli arti, è certamente utile sottoporsi a una visita fisiatrica per impostare un’adeguata terapia farmacologica, un trattamento fisioterapico mirato e imparare esercizi da svolgere regolarmente in autonomia per controllare la sintomatologia dolorosa.

Fonti

  • Orlandini G., La semeiotica del dolore. I presupposti teorici e la pratica clinica. Manuale d’uso pluridisciplinare, 2a Edizione, Antonio Delfino Editore.

  • Chang WJ., Muscle Relaxants for Acute and Chronic Pain, Phys Med Rehabil Clin N Am., May 31(2): pages 245-254, 2020.

    https://doi.org/10.1016/j.pmr.2020.01.005
  • Cricelli C, et al., Dalle basi teoriche dell’impiego razionale della termoterapia esogena, Current Therapeutics, Anno XXI, N.4, Springer Healthcare Communications, 2018.

  • Ghini M et al., I miorilassanti: caratteristiche e applicazioni cliniche, Rivista della Società Italiana di Medicina Generale, N. 2, Aprile 2011.

Ultimo aggiornamento:04-10-2020

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