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I trattamenti più comuni per i disturbi del sonno

Il sonno ha un ruolo vitale sulla salute mentale, fisica e sul benessere generale di una persona. La carenza di sonno può diminuire la resistenza alle malattie e anche influenzare il modo in cui si pensa, si lavora e ci si relaziona con gli altri. Il nostro orologio biologico interno è regolato dal ritmo delle 24 ore (il cosiddetto ritmo circadiano) e dipende da una sostanza prodotta a livello cerebrale, l’adenosina, che aumenta nel corso della giornata e stabilisce l’orario del sonno. Un secondo meccanismo alla base del ritmo circadiano è la sincronizzazione del corpo con alcuni segnali ambientali, come luce e buio, che influenzano l’addormentamento e il sonno. Quando è buio, l’organismo rilascia un ormone, la melatonina, che segnala che è ora di dormire e permette l’addormentamento. Al contrario, l’esposizione a una luce artificiale intensa serale, come quella di uno schermo televisivo, di un computer o di una sveglia molto luminosa, disturba il processo di addormentamento. Quando poi sorge il sole, l’organismo rilascia un altro ormone, il cortisolo, che lo prepara al risveglio. Il ritmo e i tempi dell'orologio biologico cambiano con l'età: gli adolescenti, per esempio, si addormentano più tardi la sera rispetto ai bambini e agli adulti perché la melatonina viene rilasciata e raggiunge picchi più tardivi nelle 24 ore. Di conseguenza, molti ragazzi restano svegli più a lungo e si alzano più tardi al mattino rispetto ad adulti e anziani.

Di quanto sonno abbiamo bisogno?
Secondo gli studi dei National Institutes of Health – NIH, USA – il 60% degli adulti non ha un riposo soddisfacente. Il bisogno di sonno varia con l’età e lo stile di vita. Il NIH fornisce le seguenti raccomandazioni sul sonno per fascia d’età:

  • neonati: 16-18 ore;
  • bambini in età prescolare: 11-12 ore;
  • bambini in età scolare: 10 ore;
  • ragazzi: 9-10 ore;
  • dai 18 anni in su, compresi gli anziani: da sette a nove ore, secondo il National Institute of Aging

Il sonno non va considerato solo un periodo durante il quale il cervello e il corpo si riposano, ma anche come uno stato che influisce sull’attenzione del giorno successivo. Quando dormiamo, la mente “riprende fiato” e si prepara ad affrontare le sfide del giorno successivo; il sonno stimola inoltre la creatività e aumenta la memoria, perché rimodella i ricordi e “rimette a posto” le connessioni tra eventi, esperienze ed emozioni. Non solo: tonifica il sistema immunitario e il fisico (migliora le prestazioni atletiche influendo positivamente su velocità, agilità e riflessi) e, infine, ripara i danni dello stress della giornata trascorsa.

Alcune leggende da sfatare sul sonno
Sulla durata e la qualità del sonno esistono una serie di false credenze. Non è vero, per esempio, che un’ora di sonno in meno la notte non crea problemi durante il giorno: al contrario, può influire negativamente sull’attenzione e sui riflessi. Da smentire è anche la convinzione che si possa recuperare il sonno perso durante la settimana, dormendo di più nel weekend. Secondo gli studi, questa pratica cancella infatti solo in modo parziale i deficit da mancanza di sonno.

I più comuni disturbi del sonno
I problemi di sonno possono presentarsi sotto forma di diverse patologie:

  • Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS): è un blocco delle vie respiratorie che interessa per lo più soggetti obesi, ma anche uomini, donne normopeso e persino bambini e adolescenti e provoca una cessazione parziale o totale del flusso d’aria, legato al “rilasciamento” del tessuto molle della parte posteriore della gola. Ciò porta il cervello a svegliare la persona addormentata per respirare: il risveglio può verificarsi anche più volte in un’ora, con conseguente alterazione del sonno. I sintomi che fanno pensare all’OSAS comprendono russamento, frequenti risvegli anche bruschi, sonnolenza e stanchezza diurna. A lungo andare, possono presentarsi anche aumento della pressione arteriosa, malattie cardiovascolari, o diabete;
  • Sindrome delle gambe senza riposo e disturbo del movimento degli arti: sono legate a un’ipereccitabilità cerebrale durante il sonno;
  • narcolessia: è un raro disturbo che si presenta con sonnolenza diurna, nonostante il sonno notturno adeguato;
  • disturbo del comportamento del sonno REM: l’individuo “recita i sogni” o si impegna in movimenti anomali durante il sonno. Questo può essere pericoloso per chi dorme al suo fianco a causa dei movimenti improvvisi, anche violenti, seppur inconsapevoli;
  • insonnia: ci sono insonnie da addormentamento, quando si è incapaci di addormentarsi, o da mantenimento del sonno, con frequenti risvegli notturni o risvegli precoci mattutini; chi ne è affetto solitamente si sveglia stanco. Esiste poi un’insonnia transitoria, dovuta per esempio a un evento stressante o traumatico, o causata dal cambio di fuso orario (jet lag). L’insonnia può anche essere cronica, quando è legata a un’alterazione del sonno per tre notti a settimana, per almeno un mese, ma può sorgere anche in relazione alle condizioni descritte nei punti soprastanti. Nell’insonnia è compreso infine il disturbo del ritmo circadiano, specie in adolescenti che fanno un uso eccessivo di tv, pc, smartphone o dispositivi illuminati in camera da letto, come ad esempio sveglie con luci intense. 

I trattamenti più comuni per i disturbi del sonno
Ci sono varie opzioni possibili per trattare i disturbi del sonno:

  • farmaci: secondo la National Sleep Foundation americana, il trattamento più comune è a base di ansiolitici e ipnoinducenti (nel caso della narcolessia, antidepressivi o stimolanti), sempre di prescrizione medica e specialistica. La somministrazione di farmaci è consigliata solo per disturbi del sonno cronici o gravi;
  • integratori a base di melatonina ed estratti erbali (papavero della California, melissa, escolzia e valeriana): possono essere utilizzati nei casi di problemi del sonno saltuari;
  • terapia comportamentale cognitiva: per gestire i disturbi del sonno legati a un modello errato di comportamento;
  • Igiene del sonno: si tratta di un insieme di suggerimenti comportamentali che si concentrano sulle buone pratiche del dormire e su come evitare gli stimoli che possono portare all’insonnia;
  • rilassamento, meditazione ed esercizio: yoga, meditazione, esercizi di visualizzazione guidata contrastano l’insonnia. Anche praticare in modo costante un moderato esercizio fisico durante la giornata migliora l’addormentamento e il mantenimento del sonno, diminuendo lo stress;
  • agopuntura: i risultati di una metanalisi su oltre 2300 pazienti affermano che questo trattamento ha evidenziato effetti superiori al placebo e ha mostrato anche risultati più efficaci della farmacoterapia.

Un percorso sulla cura dell’insonnia: la polisonnografia
Dopo aver posto l’ipotesi di disturbo del sonno, lo specialista può prescrivere una polisonnografia, un esame di semplice esecuzione e non invasivo che consente di studiare, anche da casa propria, le modificazioni dell’attività cerebrale, muscolare, cardiaca, respiratoria e nervosa. La polisonnografia rileva, attraverso la registrazione di parametri come attività cerebrale, russamento, apnea notturna, movimenti del corpo, del torace e dell’addome, ossigenazione del sangue e frequenza del battito cardiaco, la presenza delle alterazioni del ciclo sonno-veglia e quindi il deficit di sonno o l’eccesso di sonno nel paziente. Registra, inoltre, i disturbi del sonno correlati ad apnee, sindrome delle gambe senza riposo, narcolessia, etc... Si svolge sia in ambito domiciliare, sia ospedaliero, in modo da consentire di riprodurre il sonno e i fenomeni a esso correlati nelle condizioni più abituali e fisiologiche.

Le cliniche del sonno
Le cliniche del sonno sono strutture specializzate nella diagnosi e nel trattamento di disturbi del sonno, che integrano diverse competenze specialistiche e utilizzano tecniche strumentali, avvalendosi dell’apporto di neurologi, psicologi e tecnici. Vi possono accedere pazienti affetti da un’alterazione del sonno, inviati dai loro medici curanti o da specialisti: la valutazione del centro del sonno porterà a una diagnosi circostanziata e a vari follow-up, ovvero controlli periodici. Se il centro vorrà approfondire il quadro diagnostico, il paziente sarà ricoverato per eseguire indagini più specifiche come la polisonnografia, la registrazione del sonno in ricovero o la poligrafia dinamica con registrazione audiovisiva. Anche la medicina generale si sta attivando per individuare più precocemente i disturbi del sonno: la SIMFED, la Scuola Italiana di Formazione e Ricerca in Medicina di Famiglia in Lombardia, ha dato il via a un percorso formativo dedicato a medici di medicina generale, per far fronte alla scarsa emersione dei disturbi del sonno in quanto la patologia è, secondo gli studi, sottostimata. È giusto quindi formare il MMG – medico di medicina generale - all’individuazione precoce del disturbo per fornire risposte pronte alle lunghe liste d'attesa riguardanti il sospetto di OSAS (la Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, acronimo inglese per Obstructive Sleep Apnea Syndrome). L’intento è di sviluppare e validare un modello per l'identificazione della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno nell’ambito della medicina generale, utilizzando la versione italiana di un questionario di screening, seguito da un monitoraggio mediante un unisonnigrafo a domicilio, ovvero un’apparecchiatura di facile utilizzo, per i pazienti per i quali è stata richiesta una polisonnografia.

Fonti

  • Vaughn, B.V., Giallanza, P., Technical review of polysomnography, Chest, volume 134, issue 6, pages 1310–1319, 2008.

    https://doi.org/10.1378/chest.08-0812

  • Helfrich, R.F., et al., Old Brains Come Uncoupled in Sleep: Slow Wave-Spindle Synchrony, Brain Atrophy, and Forgetting, Neuron, volume 97, issue 1, pages 221-230.e4, 2018.

    https://doi.org/10.1016/j.neuron.2017.11.020

  • Blanken, T.F., et al., Insomnia disorder subtypes derived from life history and traits of affect and personality, The Lancet Psychiatry, volume 6, pages 151–163, 2019.

    https://doi.org/10.1016/S2215-0366(18)30464-4

  • He, Q., et al., The association between insomnia symptoms and risk of cardio-cerebral vascular events: A meta-analysis of prospective cohort studies, Eur. J. Prev. Cardiol. 24, pages 1071–1082, 2017.

    https://doi.org/10.1177/2047487317702043

Ultimo aggiornamento 28-10-2019

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