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Psicomotricità dei bambini: gioco, sport e sviluppo psicomotorio
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Le principali tappe dello sviluppo psicofisico dei bambini si collocano tra i 3 mesi e i 6 anni. L'infanzia è un momento fondamentale in cui il bambino attraversa un processo maturativo grazie al quale acquisisce competenze e abilità motorie, emozionali, emotive e cognitive, che saranno perfezionate e consolidate successivamente durante la crescita.

Il ruolo dei genitori e del pediatra nel monitoraggio dello sviluppo del bambino
Il processo maturativo dei bambini è costituito da tappe ben precise che, seppur differenti a livello individuale, seguono un'evoluzione collegata all'età e alla maturazione del suo sistema nervoso centrale. Quando le capacità del bambino non sono in linea con quelle "attese" per la sua età (esplicitate dalle Linee Guida del Ministero della Salute) potrebbe esservi un ritardo psicomotorio.

Monitorare, dunque, insieme al pediatra, questo percorso evolutivo è indispensabile per valutare se esiste o meno un problema. Infatti, se il genitore si accorge che la crescita del bimbo disattende in qualche modo tali aspettative potrà attivarsi in modo critico per valutare meglio questo processo evolutivo. In alcuni casi, potrebbe essere necessario procedere con una diagnosi per valutare se il piccolo soffre di particolari disturbi e patologie, come ad esempio ritardo psicomotorio, autismo, ritardo cognitivo o del linguaggio, disturbi della coordinazione motoria o altre problematiche. La diagnosi specifica in questi casi comincia con una visita neuropsichiatrica, con l'osservazione diretta del bambino che viene sottoposto a test standardizzati per valutare il suo livello di sviluppo psicomotorio; in determinati casi, potrebbero essere richiesti anche alcuni approfondimenti diagnostici, da eseguire con esami strumentali. Se si accerta la presenza di un "disturbo", è spesso consigliata una terapia neuro-psicomotoria, chiamata psicomotricità infantile: una cura basata su una terapia riabilitativa e al tempo stesso educativa, che è una vera e propria alleata nel processo evolutivo.

Sviluppo motorio e sviluppo psicomotorio del bambino: come fare?
Se il bambino manifesta patologie o carenze neurologiche, neuropsicologiche, cognitive, sensoriali, relazionali, psicologiche, socio-parentali, nonché ritardi dello sviluppo psicomotorio, la terapia psicomotoria è la strada giusta da seguire. È, infatti, in grado di aiutare i bambini migliorando nel complesso le loro capacità di interazione, di comunicazione e di concentrazione, nonché di favorire la loro autostima e la fiducia negli altri. Si tratta di una terapia psicomotoria che, in un certo senso, considera in modo globale la persona e il suo modo di essere: è realizzata attraverso attività che coinvolgono il corpo e l'interazione del bambino, grazie al movimento e al gioco.

Questa modalità terapeutica migliora le capacità creative e comunicative del bambino in tutti gli ambiti (motorio, cognitivo, affettivo e relazionale) e favorisce la ripresa delle carenze che il piccolo ha manifestato.

La terapia psicomotoria prevede sedute individuali o di gruppo, con una periodicità di una o 2 volte a settimana: gli incontri si svolgono in spazi dedicati, con specifiche caratteristiche e attrezzature diversificate in relazione alle "tappe maturative". Ci saranno spazi dedicati:

  • al gioco senso-motorio, per la maturazione motoria: il bambino attraverso il gioco, i salti, la corsa e, in generale, il movimento, acquisisce consapevolezza e autonomia;
  • al gioco simbolico, per la maturazione affettiva: giocando con gli oggetti stimola i processi percettivi e motori necessari allo sviluppo del suo pensiero;
  • alle attività di rappresentazione, per migliorare la maturazione cognitiva: il bambino mediante l'uso di materiali (come ad esempio fogli, pennarelli, etc.) sperimenta la sua creatività.

Quali sono le attività e gli sport utili per lo sviluppo psicomotorio del bambino
Secondo il Ministero della Salute, è importantissimo intervenire precocemente affinché "il bambino acquisisca, in modo piacevole e come un gioco, uno stile di vita attivo, anche perché l’inattività fisica, associata a una non corretta alimentazione, comporta un bilancio energetico positivo con conseguente sovrappeso e/o obesità”.  Con sport, dunque, s'intende non solo la pratica sportiva, ma tutto quello che determina una attività fisica: come il gioco, una passeggiata nel parco o correre con gli amici a quattro zampe. Tutte le attività psicofisiche e l'esercizio fisico, prevalentemente di tipo aerobico, sono parte di uno stile di vita sano e propedeutico al benessere, perché nemici di patologie e obesità. Nello specifico, secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità "i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità moderata-vigorosa e esercizi di rafforzamento dell’apparato muscoloscheletrico almeno 3 volte a settimana". Possiamo, dunque, dire che l'attività motoria è il primo vero amico dei nostri figli:

  • dai primi mesi di vita:  il neonato può essere aiutato a muoversi e, progressivamente, incoraggiato a fare giochi di movimento;
  • dai 3 ai 5 anni: l'attività motoria contribuisce allo sviluppo del bambino, grazie alla maturazione del sistema nervoso e allo sviluppo degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio che concorrono a migliorare la prestazione motoria del bambino; 
  • dai 6 agli 11 anni: durante l’infanzia continua l’apprendimento motorio, ovvero le condizioni fondamentali che consentono la funzionalità del movimento. Il bambino acquisisce la percezione e l’immagine di sé nei rapporti tra i segmenti corporei e tra il proprio corpo e la realtà esterna, la coordinazione senso-motoria, l'organizzazione spazio-temporale, gli equilibri e la lateralizzazione, la coordinazione statica e dinamica.

Ultimo aggiornamento 11-09-2019
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