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Allergia ai pollini: come si manifesta e come trattarla

I pollini sono strutture granulose che contengono al proprio interno le cellule riproduttive, comunemente di tipo maschile, di varie specie di piante; queste cellule sono adibite alla riproduzione e destinate alla fecondazione delle cellule riproduttive femminili delle piante, grazie alla quale viene garantita la perpetuazione della maggior parte delle specie del mondo vegetale.
Il polline si può presentare in forme diverse: sferica, ovoidale, vermiforme o poliedrica e può essere giallo, rossiccio, bruno, bianco o azzurro-verdastro. Le dimensioni dei suoi granuli maturi sono molto variabili, dai 5 ai 250 micrometri. Ad esempio, il polline dei girasoli ha una forma poliedrica con colore variabile giallo-verdastro. L’esterno del polline è ricoperto da uno strato appiccicoso chiamato pollenkitt, costituito da lipidi e pigmenti carotenoidi che consentono il primo contatto per iniziare l'impollinazione.

Le molteplici proprietà nutrizionali del polline

Il polline è ricco di sostanze proteiche e rappresenta un'importante fonte alimentare per molti insetti. Grazie alle sue innumerevoli proprietà nutrizionali e ai suoi benefici, il polline può rappresentare un’ottima risorsa anche per l’uomo. È una delle sostanze più ricche di nutrienti esistenti in natura, e per questo è considerato un alimento altamente energetico (circa 285 kcal per 100g) da coloro che lo utilizzano a scopo di supplementazione nella loro alimentazione.
Ogni granello di polline contiene infatti acqua, una grande quantità di molecole di natura proteica (in media il 20%), di cui la maggior parte sotto forma di aminoacidi (21 dei 23 aminoacidi noti) che rientrano nella categoria degli aminoacidi essenziali.
Il polline contiene:

  • zuccheri, in quantità di circa il 15% (glucosio e fruttosio); 
  • lipidi (circa il 5%), dei quali la maggior parte sono acidi grassi essenziali, 70% alfa-linoleico (omega 3), 3-4% linoleico (omega 6), 16-17% grassi monoinsaturi e saturi; 
  • sali minerali, quali potassio, silicio, ferro, magnesio, zolfo, cloro, calcio, manganese, fosforo, rame;
  • vitamine, specialmente del gruppo B, A, C, D, E, K.  

Il polline contiene inoltre enzimi, coenzimi, ormoni (estrogeni, androgeni), acetilcolina, sostanze ad attività antibiotica e pigmenti come i citati carotenoidi o le antocianine.

Che cos’è il calendario pollinico?

Ogni pianta ha un particolare periodo dell’anno durante il quale produce e libera nell’aria il polline. La presenza dei pollini nell’ambiente non solo è legata alle variazioni stagionali, ma dipende anche dalla zona e dall’habitat dove è più favorevole, per clima e per temperatura, la fioritura e la liberazione del polline di una determinata specie di pianta.
Per queste ragioni, in Italia come in tanti altri paesi nel mondo, esistono calendari di fioritura e di produzione del polline, denominati calendario pollinico. Da una prima osservazione del calendario pollinico italiano si potrà notare, infatti, che vi sono citati vari gruppi di piante: le Cupressaceae, le Corylaceae e le Betulaceae hanno una pollinazione che va mediamente da febbraio a maggio, mentre i pollini di un secondo gruppo, ovvero le Urticaceae, Graminaceae e Oleaceae sono maggiormente presenti tra marzo e agosto.
Per entrambi i gruppi di piante, bisogna sempre ricordare che le concentrazioni dei pollini variano secondo le zone d’Italia per condizioni diverse di habitat e variazioni climatiche.

Come si manifesta l’allergia da polline?

L’allergia da polline si scatena, nei soggetti predisposti, con sintomi allergici facilmente riconoscibili quando in un determinato periodo dell’anno legato al calendario pollinico nazionale e regionale, ci sono alte concentrazioni di polline delle specie di piante a cui si può essere suscettibili.
I sintomi dell’allergia ai pollini sono infatti legati al contatto delle mucose del cavo rinofaringeo e oculare con il polline, che comunemente può scatenare:

  • starnuti ripetuti;
  • prurito oculare e/o nasale;
  • lacrimazione oculare incontrollabile;
  • rossore degli occhi;
  • secrezioni nasali chiare non associate a sintomatologia simil-influenzale o a semplice raffreddore di origine virale;
  • prurito alla gola associato o meno a tosse stizzosa.

Come si può trattare e prevenire l’allergia ai pollini?

I sintomi dell’allergia ai pollini, quando diventano fastidiosi e incompatibili con le attività quotidiane, possono essere trattati e risolti nella maggior parte dei casi con farmaci antistaminici a uso topico o assunti per via orale.
L’allergia ai pollini può essere prevenuta seguendo alcuni semplici accorgimenti quali:

  • evitare di uscire all’aria aperta durante le giornate più ventose che favoriscono la diffusione dei pollini a cui si è allergici;
  • munirsi di zanzariere o di depuratori con adeguati filtri per ripulire l’aria dell’ambiente casalingo in modo efficace.

Quando si sospetta di soffrire di allergia al polline, è sempre opportuno, prima di ogni altra cosa, avvalersi delle indicazioni del proprio medico curante o di uno specialista in allergologia, che potrà indirizzare verso una serie di esami per confermare e trattare a lungo termine l’allergia.

Fonti

  • Pfaar O, et al., Defining pollen exposure times for clinical trials of allergen immunotherapy for pollen-induced rhinoconjunctivitis – an EAACI position paper, Allergy: European Journal of Allergy and Clinical Immunology, volume 72, issue 5, pages 713–722, 2017.

    https://doi.org/10.1111/all.13092
Ultimo aggiornamento:01-06-2020

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