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Allergia alla polvere: cause, sintomi, prevenzione e rimedi
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L’allergia alla polvere è una delle più comuni e più fastidiose. Infatti, mentre in altre forme di allergia il contatto con la sostanza scatenante può essere infrequente o comunque relativamente facile da evitare - basti pensare all’allergia al pelo di animali domestici - la polvere è un “nemico” che si trova dappertutto, in primis nelle nostre abitazioni.

Cos’è l’allergia alla polvere e da cosa è causata
La definizione di allergia alla polvere è in realtà non propriamente corretta. Il vero fattore causale è rappresentato dal cosiddetto “acaro della polvere”.
L’acaro è un animaletto invisibile a occhio nudo, delle dimensioni pari a un terzo/un quarto di millimetro. Si può dunque vedere solo mediante microscopio, grazie al quale si apprezzano otto zampe e una struttura simile a quella di un ragno: infatti gli acari fanno parte della grande famiglia degli aracnidi. Gli acari si riproducono nella polvere, cibandosi di vari tipi di detriti, come la cellulosa presente nelle fibre dei tessuti o la cheratina presente nelle scaglie che si formano con la naturale desquamazione della pelle.
Pur essendo un’immagine poco affascinante, per andare alla radice del problema bisogna focalizzarsi sulle feci degli acari: è nelle loro deiezioni infatti che sono presenti le proteine capaci di dare allergia. Almeno l’1-2% della popolazione mondiale risulta affetto da tale forma di allergia: chi già soffre per altri tipi di allergeni ha più probabilità di sviluppare allergia alla polvere rispetto alla popolazione generale.
A differenza dei pollini, la polvere e i relativi acari sono perenni ma le condizioni ideali per la riproduzione sono una temperatura tra i 20 e i 25 gradi e un’umidità del 70-80% circa: non stupisce dunque che autunno e primavera siano le stagioni con la maggior espressività dei sintomi.

Allergia alla polvere: sintomi e diagnosi
L’allergia alla polvere clinicamente è indistinguibile da altre forme di allergia. La manifestazione dominante è la rinite, con starnutazione, secrezione nasale, naso chiuso e pruriginoso. Spesso coesistono lo scolo (o gocciolamento) retronasale, ossia la fastidiosa sensazione di accumulo di muco in gola di provenienza nasale, congiuntivite (occhi rossi con frequente lacrimazione spontanea e prurito), e infine, ultima ma non per importanza, la tosse.
Nei soggetti che soffrono di asma vi può essere una riacutizzazione della malattia cronica con tosse molto marcata, sibili respiratori e, nei casi più gravi, dolore toracico, nonché vera e propria difficoltà nel respirare.
Poiché la sintomatologia non permette di differenziare un’allergia alla polvere da quella dovuta ad altri allergeni inalanti, è necessario rivolgersi a uno specialista per avere una diagnosi corretta. In sintesi, il test di base è costituito da quello cutaneo, che contempla l’iniezione nella cute di piccole quantità di determinati allergeni. Vi sono poi gli esami del sangue, che quantificano il valore degli anticorpi definiti IgE contro gli allergeni incriminati.

Prevenzione e trattamento dell’allergia alla polvere
Sempre con l’aiuto di uno specialista, si può contrastare la sintomatologia allergica. Dal punto di vista farmacologico, il primo step è in genere rappresentato dagli antistaminici orali di seconda generazione, molto meglio tollerati rispetto a quelli di prima generazione.  Infatti, i nuovi antistaminici non presentano gli effetti collaterali che erano emersi con i primi farmaci di questa categoria, quali: sonnolenza, difficoltà di concentrazione, bocca secca, aumento della frequenza cardiaca.
I corticosteroidi per via inalatoria sono un’altra opzione, anche in associazione agli antistaminici orali. Per i casi refrattari, ovvero quelli in cui gli attacchi allergici non sono controllati dai farmaci prima descritti, si può ricorrere agli antagonisti dei recettori per i leucotrieni.
Infine, tra i farmaci ad uso topico figurano anche gli spray nasali e i colliri, utili per i sintomi localizzati e utilizzabili anche in associazione con terapie sistemiche: il proprio medico o allergologo saprà consigliare la combinazione più adatta a ciascuna situazione.

Il cardine comunque resta la prevenzione, a sua volta igienico-comportamentale o farmacologica. Quest’ultima si basa sull’immunoterapia, che consiste nel somministrare gradualmente dosi crescenti dell’allergene in modo da ottenere tolleranza all’allergene stesso. Circa le misure generali di prevenzione, ecco una breve lista di utili consigli per ridurre al minimo la presenza di acari in casa:

  • arieggiare frequentemente gli ambienti e mantenere un’umidità inferiore al 50%, soglia al di sotto della quale la percentuale di acari della polvere si riduce drasticamente;
  • pulire minuziosamente gli ambienti con aspirapolvere dotati di filtri appositi per trattenere una gran quantità di allergeni;
  • spolverare con panni cattura-polvere;
  • evitare di arredare la casa con tappeti, moquette, tendaggi pesanti se non strettamente necessari;
  • utilizzare appositi coprimaterasso e coprifedere anti-acaro;
  • lavare, non a freddo, lenzuola e principali indumenti: è preferibile infatti utilizzare nei lavaggi le alte temperature che eliminano gli acari.

Fonti

Ultimo aggiornamento 14-01-2020
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