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Anisakis e anisakidosi: cause, sintomi e rimedi consigliati

L’anisakis è un tipo di nematode (verme) parassita che ha un ciclo di vita complesso e attraversa diversi ospiti nel corso della propria vita: questi vermi si trovano, allo stadio adulto, nell'addome dei mammiferi marini (balene, foche, delfini), più precisamente nello stomaco, e sono visibili a occhio nudo. Nei pesci, invece, sono presenti all'interno delle carni, prevalentemente nella parte inferiore, dove assumono una colorazione biancastra. Le specie di anisakis svolgono il loro ciclo biologico in ambiente marino. Le uova vengono rilasciate in acqua attraverso le feci dei mammiferi marini e si sviluppano attraverso vari stadi larvali. Subito dopo la schiusa vengono ingeriti dai primi ospiti intermedi, di solito piccoli crostacei (gamberi, cicala di mare, granchi) che, a loro volta, vengono ingeriti dal secondo ospite intermedio, il pesce (tonno, salmone, sardine, merluzzo, etc.) nei quali la larva s’insinua nelle pareti dell’intestino avvolgendosi in un mantello “protettivo”, solitamente all’esterno degli organi viscerali. A questo punto si sviluppa l'ultimo stadio larvale che può passare direttamente al suo ospite definitivo (mammiferi marini) per il completamento del suo ciclo biologico, oppure può trovarsi accidentalmente in un altro ospite, nel quale il parassita non evolve a successivi stadi di sviluppo. L'ospite accidentale può essere l'uomo, se quest'ultimo mangia pesce crudo o poco cotto che contiene al suo interno la larva di anisakis. Poiché l'intestino di un mammifero marino è funzionalmente molto simile a quello di un essere umano, le specie di anisakis sono in grado di infettare l'uomo attraverso il pesce mangiato crudo o non conservato bene. 
L’anisakidosi o anisakiasi, dunque, è un’infezione parassitaria del tratto gastrointestinale causata dal consumo di pesce e frutti di mare, crudi o non sufficientemente cotti, contenenti larve di anisakis. Dato che anche in occidente si sta diffondendo sempre più la cultura del cibo crudo (sushi, sashimi, tartare…), sta aumentando il rischio di contrarre questo tipo di infezione associato alla presenza di anisakis. Il primo caso di infezione umana da anisakis risale agli anni Sessanta, quando fu individuato per la prima volta nei Paesi Bassi da un medico che rilevò la presenza di larve nell’intestino di un paziente in preda a forti dolori addominali.

I sintomi dell’anisakidosi

Entro poche ore dall’ingestione, le larve di anisakis cercano di penetrare nelle pareti dell’intestino ma, non riuscendo, si bloccano e muoiono. La presenza delle larve innesca una risposta immunitaria nell’organismo umano: le cellule immunitarie le circondano, formando una struttura a forma di sfera che può bloccare l’apparato digerente, causando, in genere, sintomi di natura gastrointestinale quali forti dolori addominali, inappetenza, diarrea, nausea e vomito.

Prevenzione e rischi dell’anisakidosi

La sensibilizzazione sulla corretta conservazione e sul trattamento del pesce, e la consapevolezza da parte di consumatori e produttori sulla possibile presenza di anisakis, è ad oggi una valida strategia di prevenzione. A tal proposito, sono state emanate varie circolari ministeriali che fanno chiarezza a chi vende o serve in tavola pesce crudo o conservato in salamoia: le norme in materia d’igiene e sicurezza e di corretta conservazione del pesce a tutela del consumatore sono facilmente reperibili attraverso i più diffusi mezzi d’informazione, come internet, ed è fondamentale che siano sempre rispettate. Il congelamento e la cottura di pesci e molluschi sono i due metodi più efficaci per evitare un’infezione da anisakis. La normativa dell'Unione Europea stabilisce l'obbligo, inoltre, per chi vende la materia prima o per i ristoranti che servono pesce crudo o in salamoia (sale, limone, olio e aceto non hanno alcun effetto sull'anisakis), di effettuare la procedura d'abbattimento preventivo del pesce destinato al consumo a crudo. L’abbattimento si effettua tramite un'apparecchiatura (tipo freezer) che consente di portare l'alimento a temperature tra i -20 e - 40 °C molto velocemente per un tempo variabile dalle poche ore fino a più giorni. Con questo tipo di procedura si distruggono le larve che perdono così la loro capacità di infettare l’ospite. 

Rimedi e terapie consigliate per l’anisakidosi

In caso di anisakidosi si rende necessaria la terapia con farmaci antiparassitari, che generalmente consentono la totale eradicazione delle larve di anisakis. Se ciò non si rivela risolutivo, o l’ostruzione dell’intestino ha raggiunto una certa gravità, si rende necessario intervenire per via chirurgica per rimuovere il tratto di intestino invaso dalle larve. Chiaramente, la diagnosi dell’infezione e la successiva terapia richiedono l’intervento e il follow up da parte del medico infettivologo. Può essere utile assumere, dopo aver concluso la terapia e dopo confronto con il medico, anche dei probiotici, in modo da riequilibrare la flora intestinale: questa infatti, oltre che dall’infezione, può essere alterata anche dagli effetti collaterali della terapia antiparassitaria.

Fonti

Ultimo aggiornamento:01-01-2021

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