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Ansia da separazione: definizione, tipologie e sintomi

Riconoscere le situazioni pericolose ha permesso alla specie umana (e a tutte le altre) di sopravvivere, evolversi e arrivare fino a oggi. Tra i segnali d’allarme, ci sono anche le emozioni: la paura, ovviamente, ma anche l’ansia. Una parola che è entrata nel linguaggio quotidiano, per indicare situazioni di stress, preoccupazioni per un evento imminente, sensazione di non farcela a superare un ostacolo e così via. In generale, un insieme di reazioni – emotive, fisiologiche, psicosomatiche – a una minaccia, reale o percepita come tale, e al timore di non riuscire a vincerla.
Di per sé, quindi, l’ansia non è una reazione negativa, ma diventa problematica quando cronicizza, cioè affligge in modo permanente la persona, anche quando il pericolo che l’ha generata è passato o è stato brillantemente superato; oppure quando l’ansia è la modalità con la quale chi ne soffre reagisce a ogni tipo di stimolo fisico, emotivo, psicologico. L’ansia, così, da reazione umana assolutamente normale, diventa quello che gli esperti definiscono un “disturbo d’ansia”.

Cos’è l’ansia da separazione

I disturbi d’ansia possono colpire a tutte le età, con diverse modalità, caratteristiche e gravità.  Infanzia compresa. Essendo l’uomo un animale sociale e relazionale, la solitudine e ciò che la genera può essere facilmente causa d’ansia. È ciò che accade in quello che viene definito “disturbo d’ansia da separazione” (SAD, separation anxiety disorder). Si tratta della fatica insostenibile, spesso con manifestazioni inappropriate ed eccessive, di affrontare il distacco da una persona, da una situazione o da un luogo: la madre o il padre, la casa dove si è cresciuti, gli insegnanti, i colleghi e il posto di lavoro e così via. Questo è il disturbo d’ansia più comune fino alla pre-adolescenza, che tende a sfumare nell’età adulta e colpisce in maniera indifferenziata entrambi i sessi.
Sulle cause all’origine dell’ansia da separazione ci sono varie ipotesi: una predisposizione genetica (secondo alcuni studi, se la madre soffre di disturbi d'ansia il figlio è più a rischio di sviluppare il disturbo d'ansia da separazione), associata o no a un episodio stressante o un evento traumatico, per esempio la morte di un caro, il trasferimento in un’altra città e la perdita di relazioni consolidate, il divorzio, il cambio di scuola o di lavoro. Nei bambini possono essere cause scatenanti anche la nascita di un fratellino o il ricovero di un genitore in ospedale. Anche genitori iperprotettivi e a loro volta ansiosi possono giocare un ruolo in questo senso: i comportamenti dei genitori possono infatti creare questo disturbo nel bambino, il quale, nelle situazioni appena descritte, si vede improvvisamente mancare, anche solo se in parte, attenzioni prima esclusive. Non sembra inoltre che questo tipo di ansia da separazione sia esclusivo di un bambino con una determinata personalità.
Per essere diagnosticato come ansia da separazione, il disturbo deve avere sintomi importanti, persistere per almeno quattro settimane in bambini e ragazzi e indicativamente sei mesi negli adulti.
Tra i giovani sono molto comuni i disturbi d'ansia: in circa la metà dei casi si tratta di forme di ansia da separazione, che possono manifestarsi molto precocemente nella vita, addirittura nei neonati. Uno studio, pubblicato su American Journal of Psychiatry da un gruppo di ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti), ha però dimostrato che il disturbo d'ansia da separazione colpisce anche il 7% degli adulti.

I sintomi dell’ansia da separazione

I sintomi di questo disturbo sono vari: possono andare da un senso di disagio fino ad attacchi di ansia e panico nel momento della separazione o addirittura solo al pensiero che possa accadere.
Nei casi più gravi, l’ansia da separazione può essere tanto invalidante da condizionare l’esistenza, la vita quotidiana e le esperienze fino al punto da limitare le scelte scolastiche, professionali, sentimentali, residenziali ecc. Tendenzialmente, chi ne soffre cerca di allontanarsi da casa e dai luoghi abituali il meno possibile e anche di evitare la solitudine. E quando ne è obbligato dalle circostanze – necessità di studio o di lavoro, per esempio, o situazioni contingenti che impongono isolamento e distanza – l’ansia può diventare intollerabile, insieme alle modalità con cui si manifesta, per esempio agitazione o insonnia. Il disturbo può anche manifestarsi sotto forma di paura che possa succedere qualcosa di brutto a se stessi o ai propri cari quando sono distanti da noi, come un incidente, una malattia o addirittura la morte.
Per quanto riguarda in particolare i primi anni di vita, le manifestazioni del disturbo d’ansia da separazione nei bambini sono molte, e variano a seconda dell’età. In generale, il bambino che soffre di questo disturbo d’ansia:

  • ha una difficoltà permanente a lasciare i genitori, i nonni o la casa;
  • si agita e piange se la mamma o il papà lo mettono nel lettino o escono dalla stanza o da casa;
  • fa capricci anche “violenti” per trattenere il genitore (si aggrappa alle gambe, urla, lancia oggetti ecc.);
  • ha frequenti risvegli notturni, causati da incubi nei quali sogna di essere abbandonato dai genitori; a volte può essere impossibile lasciarlo dormire da solo nella sua cameretta;
  • rifiuta di uscire o di restare solo in casa;
  • richiede continue attenzioni;
  • ha un umore depresso o agitato, è malinconico o apatico;
  • quando si deve allontanare da casa o quando il genitore si allontana, manifesta malesseri fisici, come mal di testa, mal di pancia, nausea;
  • ha paura che possa succedere ai propri cari o a se stesso qualcosa di brutto quando si è lontani.

Quando cresce, il bambino deve essere “obbligato” (e spesso i genitori rinunciano, di fronte alla sua sofferenza, a volte creando forte disaccordo sulle scelte educative) a uscire di casa per qualsiasi attività: portarlo al nido, andare all’asilo, praticare uno sport, partecipare alle feste, frequentare un’associazione, con ripercussioni sulla vita sociale, scolastica, professionale, sugli affetti e le relazioni anche in età adulta. Particolarmente importante il rifiuto verso la scuola, che, secondo alcune stime, coinvolgerebbe, in forme più o meno marcate, il 75 per cento dei bambini con ansia da separazione.
Anche l’ansia da separazione nell’adulto ha sintomi molto variegati, dall’insonnia all’inappetenza fino a somatizzazioni come gastriti, nausea o mal di testa, e continui pensieri di possibili disgrazie, incidenti, pericoli per le persone lontane o per se stessi.

Tipologie di ansia da separazione

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM, Diagnostic and statistical manual of mental disorders), l’ansia da separazione nel neonato e nei bambini è normale tra gli 8 mesi e i 2 anni. Passa da sola nel momento in cui il piccolo si rende conto che persone e oggetti non scompaiono anche se non li vede o non li sente e che i genitori, se si allontanano, poi tornano. In qualche bambino, però, l’ansia permane o ricompare anni dopo: è la persistenza (in particolare dopo i 5-6 anni) e la gravità a trasformarla in un disturbo di ansia da separazione. Si ritiene perciò che la diagnosi non debba essere fatta prima dei tre anni, e comunque, per poter parlare di disturbo di ansia da separazione, i sintomi devono influire negativamente sulla normale quotidianità del piccolo. È presumibile, poi, che molti bambini soffrano di una forma lieve di disturbo d’ansia da separazione che non viene diagnosticata, ma lo stesso studio citato precedentemente e pubblicato su American Journal of Psychiatry, dimostra che il disturbo conclamato colpisce poco più del 4% dei piccoli, e che solo in un terzo di loro persiste nella vita adulta se non viene curata. L’incidenza sarebbe maggiore tra le bambine rispetto ai maschi e ci sono studi che la mettono in relazione con l’assenza della figura paterna. Sono state condotte ricerche anche sulla possibilità che possa essere un fattore di rischio per problemi mentali in adolescenza e in età adulta, in particolare attacchi di panico e sindromi depressive.
Nel passato, il disturbo d’ansia da separazione era riconosciuto solo nell’infanzia, ma nell’ultima edizione del DSM (la quinta, del 2013), è annoverato anche per gli adulti nel capitolo dedicato all’ansia. Anche l’adulto può infatti provare angoscia o agitazione quando una persona cara è lontana, anche per un breve periodo come durante le vacanze: partner, figli, genitori anziani, ma anche sorelle e fratelli, amici o animali domestici. L’elemento più importante del disturbo d’ansia da separazione negli adulti è l’angoscia eccessiva all’idea di restare soli, che spesso si traduce nella necessità di sapere di continuo dov’è una persona cara o in atteggiamenti iperprotettivi. 

Ansia da separazione: i rimedi

Come gestire l’ansia da separazione? La cura di questo disturbo dipende dall’età in cui si manifesta. Nei giovanissimi, per esempio, si basa soprattutto sulla psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale, anche breve, coinvolgendo genitori, nonni o altre figure di riferimento. In generale, è bene:

  • non dare troppa enfasi emotiva ai momenti di distacco;
  • abituare il bambino pian piano a rimanere da solo con nonni, babysitter ecc.;
  • cercare di uscire quando è sereno (per esempio dopo aver fatto colazione insieme, quando è riposato e allegro);
  • distrarlo con un gioco o la presenza di un amichetto o un cartone animato mentre mamma o papà sono fuori casa;
  • proporgli di prendersi cura a sua volta del cane, del pesce rosso o di una piantina.

Nel caso dell’adulto, invece, la cura prevede la psicoterapia (terapie comportamentali cognitive, terapie di gruppo, terapie familiari) o l’assunzione di farmaci ansiolitici, antidepressivi o specifici per eventuali disturbi associati (come la sindrome bipolare). 

Nel caso di disturbi d’ansia di separazione moderati o sporadici anche cambiamenti nello stile di vita possono essere d’aiuto, come per esempio:

  • l’utilizzo di prodotti fitoterapici e integratori, per esempio a base di Rhodiola rosea e melissa (che hanno un effetto sul tono dell’umore, oltre che, rispettivamente, sulla stanchezza fisica e mentale e sul rilassamento e il benessere mentale), biancospino (anch’esso, come la melissa, in grado di favorire il rilassamento e il benessere mentale), valeriana (utile per rilassarsi e per favorire il sonno in caso di stress), magnesio (che contribuisce a ridurre affaticamento e stanchezza) e melatonina (che favorisce un addormentamento più rapido);
  • la pratica regolare della meditazione e della mindfulness o dello yoga, con l’obiettivo di arrivare a uno stato di benessere, rilassamento, calma e miglioramento del sonno e del tono dell’umore.

Fonti

  • Grazia Attili, Ansia da separazione e misura dell'attaccamento normale e patologico, ed. Unicopli.

  • Rosanna Schiralli, Ulisse Mariani, Di che ansia sei?, ed. Mondadori.

  • “Trascuratezza emotiva, attaccamento e ansia da separazione nei disturbi alimentari: uno studio su pazienti adolescenti e sui loro genitori”, Rivista Maltrattamento e abuso all’infanzia,  Autori/Curatori Grazia Attili, Lorenza Di Pentima, Alessandro Toni, Antonio Roazzi (2016).

Ultimo aggiornamento:19-07-2020

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