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Scienziato in laboratorio con provette

Per tante persone la primavera è sinonimo di allergia stagionale. Per controllarla si utilizzano tipicamente gli antistaminici, una delle classi di farmaci più nota e più prescritta da medici generici e specialisti per il trattamento dei sintomi allergenici.

Gli antistaminici, utili non solo in caso di allergie
Gli antistaminici bloccano i recettori dell’istamina, una sostanza naturalmente presente nell’organismo e coinvolta in numerose funzioni. I farmaci agiscono in situazioni in cui, per esempio, se ne produce troppa: il classico caso dell’allergia. Ma ci sono altri campi di applicazione di questa categoria di medicinali, di cui uno anche molto comune: l’iperacidità gastrica o reflusso gastro-esofageo. L’istamina, infatti, svolge numerose funzioni nel nostro corpo, grazie alla presenza di recettori diversi, localizzati in varie parti dell’organismo. Questo è il motivo per cui i farmaci che vengono usati per i disturbi legati all’acidità gastrica non sono gli stessi di quelli utilizzati per curare i sintomi della rinite allergica.

Gli antistaminici da ieri a oggi 
Ciò che risulta già notevole è il percorso compiuto finora per migliorare gli antistaminici utilizzati
 per alleviare i sintomi delle allergie. È una storia che inizia nei primi del Novecento, quando vengono identificati per la prima volta gli effetti dell’istamina. Nel 1942 sono introdotti i primi antistaminici per uso clinico, che segnano una vera e propria svolta per la terapia della rinite allergica. Questa rivoluzione inizialmente ha un costo: gli antistaminici di prima generazione avevano infatti numerosi effetti collaterali. In estrema sintesi, questi primissimi farmaci avevano due problemi: la facilità con cui raggiungevano i tessuti nervosi cerebrali e la scarsa selettività (andavano a interferire anche con recettori diversi da quelli dell’istamina). Ecco spiegati effetti quali sonnolenza, difficoltà di concentrazione, bocca secca, aumento dell’appetito e del peso, accelerazione del battito cardiaco.

Anni e anni di ricerca hanno portato agli antistaminici di seconda generazione, introdotti nella pratica clinica a partire dagli Ottanta. Queste molecole hanno caratteristiche chimiche molto diverse rispetto a quelle dei farmaci del passato: sono molto più selettive e la quantità che arriva al cervello è minimale, con effetti collaterali più lievi. Per medici generici e specialisti è dunque da tempo molto più agevole prescrivere, laddove necessario, questa classe di farmaci.

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