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Frequentemente si sente parlare di calcolosi o litiasi, ma non tutti sanno che queste definizioni racchiudono uno spettro molto ampio di condizioni. Varie sono infatti le tipologie: i più noti sono quelli che colpiscono il fegato, definiti anche calcoli biliari, e quelli che si formano nelle vie urinarie, noti anche come nefro- o uro-litiasi. Questi ultimi sono responsabili di coliche addominali o di problemi legati all'ostruzione del normale deflusso dei liquidi. Moltissime altre sono le manifestazioni possibili che però vanno a colpire altre sedi in maniera meno frequente, come per esempio quelli che si possono formare nelle ghiandole e nei dotti salivali (sciololitiasi) e nelle tonsille (tonsillolitiasi).

Come si formano i calcoli?
In campo medico, per calcolosi si intende la formazione di agglomerati solidi in alcune cavità in cui sono presenti fisiologicamente dei liquidi. Non sempre provocano disturbi: in molti casi sono infatti asintomatici, rimangono silenti e vengono riscontrati incidentalmente durante indagini eseguite per altri motivi. La manifestazione dolorosa dipende in primo luogo dall’entità del problema e dalla sede in cui si formano. I calcoli biliari infatti si presentano più frequentemente nella forma di colica biliare, un dolore addominale acuto e improvviso localizzato al fianco destro. In rari casi, può comparire l’ittero, ovvero la colorazione giallastra della pelle, del bianco dell’occhio e delle mucose, causato dall’accumulo nell’organismo di componenti della bile, in particolare della bilirubina. Nell’urolitiasi, invece, i calcoli si formano nel rene (calcoli renali), sotto forma di cristalli di piccole dimensioni, la cosiddetta “renella”; quelli di dimensione più importante possono bloccarsi nelle vie urinarie e ostacolare il passaggio dell’urina. La manifezione primaria è la colica renale ovvero un dolore molto forte, ad andamento intermittente, che dal fianco destro o sinistro può irradiarsi fino all’inguine o alla coscia. Il dolore può essere accompagnato dalla difficoltà a urinare. Sul lungo periodo questo ostacolo può portare a infezioni sia alle vie urinarie che ai reni, e nei casi più gravi può portare a insufficienza renale.

Colesterolo e calcio tra le principali cause nella formazione dei calcoli
La loro formazione, quale che sia la sede, dipende da un processo chimico detto “precipitazione”, ovvero la separazione, sotto forma di aggregati solidi, di un soluto posto in una soluzione. Quest’ultima dipende, in gran parte, dalla composizione del liquido di partenza. La formazione dei calcoli al fegato è determinata da vari fattori che influenzano la composizione della bile. I principali sono:

  • la concentrazione di colesterolo neI sali biliari: è di gran lunga la causa più diffusa, infatti la maggior parte dei calcoli di questa tipologia sono definiti calcoli colesterinici;
  • il sesso: gli ormoni svolgono un ruolo centrale nello sviluppo di calcoli biliari, infatti le donne ne sviluppano in misura doppia rispetto agli uomini;
  • la dieta: in particolare l’apporto di grassi;
  • la gravidanza;
  • un calo di peso molto rapido;
  • la presenza di patologie come il diabete mellito o l’obesità.

I calcoli delle vie urinarie invece sono causati nella maggior parte dei casi da calcio, nella forma di ossalato o fosfato, solo in rarissimi casi da acido urico. Fattori genetici in questo caso svolgono un ruolo importante nella formazione poiché portano a un’aumentata escrezione di calcio nelle urine. Inoltre, i calcoli di acido urico tendono a svilupparsi in tutte quelle condizioni caratterizzate da alti livelli di uricemia, come in caso di obesità o di dieta iperproteica e sono favoriti da una riduzione del pH delle urine.

Dieta equilibrata, vitamina C, caffé e statine: gli alleati contro la formazione della calcolosi
La dieta svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo dei calcoli biliari. In linea generale, tutti i presìdi utili a combattere l’obesità e il sovrappeso risultano importantissimi: in primis è fondamentale svolgere attività fisica regolarmente e seguire una dieta equilibrata, evitando cibi grassi e fritti.
La letteratura scientifica evidenzia che la vitamina C svolge un ruolo protettivo nell’insorgenza della calcolosi: uno studio americano condotto su un campione di più di 13.000 persone, ha sottolineato che i livelli nel sangue di acido ascorbico, soprattutto nelle donne, risultano inversamente correlati all’incidenza di calcolosi clinicamente rilevante.
Due studi su larga scala, condotti nel Regno Unito e in Danimarca, hanno dimostrato che le statine, i farmaci usati per il controllo del colesterolo, esercitano un ruolo protettivo analogo nell’insorgenza di calcoli della colecisti e diminuiscono la necessità di intervento per la sua asportazione.
Da ultimo, anche il consumo di 2-3 tazze di caffè al giorno sembra avere il medesimo apporto benefico: uno studio americano ha avvalorato la tesi evidenziando che i consumatori abituali di caffè hanno il 40% di possibilità in meno di sviluppare calcolosi biliare sintomatica.

Bere almeno 2 litri d’acqua al giorno aiuta a diminuire la calcolosi del 50%
Una volta che i calcoli si sono formati, in assenza di disturbi non è indicato alcun trattamento, anche se esistono farmaci, come l’acido ursodesossicolico, in grado di disgregarli. In caso di insorgenza di coliche biliari, è invece fondamentale una pronta valutazione medica, per decidere il successivo iter diagnostico-terapeutico. In caso di calcoli renali o urinari, se sintomatici, la terapia medica è volta sia al controllo del dolore sia alla monitorazione degli altri sintomi, ma nella maggior parte dei casi il calcolo verrà eliminato spontaneamente. Per la gestione invece a lungo termine del disturbo, vanno per prima cosa escluse cause secondarie di origine metabolica e genetica. Tra le misure generali da tenere sempre presenti è bene ricordare di bere almeno 2 litri d’acqua al giorno per fare in modo che i soluti possano essere diluiti e non precipitare nelle urine. È dimostrato infatti che questa misura, da sola, può ridurre la formazione di calcoli fino al 50%. Altre soluzioni, come modifiche della dieta o dell’apporto di calcio, sono da valutare in base al tipo di calcolo e alla valutazione medica.

Fonti

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  • Goldman-Cecil Medicine, Twenty-Fifth Edition.

  • Harrison, J. D., Causes, Natural History, and Incidence of Salivary Stones and Obstructions. Otolaryngologic Clinics of North America, volume 42, issue 6, pages 927–947, 2009.

    https://doi.org/10.1016/j.otc.2009.08.012

  • Siber, S., et al., Tonsillolithiasis and orofacial pain, Gerodontology, volume 29, issue 2, pages 1157–1160.

    https://doi.org/10.1111/j.1741-2358.2011.00456.x

  • Bodmer, M., et al., Statin use and risk of gallstone disease followed by cholecystectomy, JAMA 302, pages 2001–7, 2009.

    https://doi.org/10.1001/jama.2009.1601

  • Erichsen, R., et al., Long-term statin use and the risk of gallstone disease: A population-based case-control study, Am. J. Epidemiol., volume 173, pages 162–70, 2011.

    https://doi.org/10.1093/aje/kwq361

  • Leitzmann, MF., et al., A prospective study of coffee consumption and the risk of symptomatic gallstone disease in men, JAMA 1999; volume 281, issue 22, pags 2106-12.

    https://doi.org/10.1001/jama.281.22.2106

  • Simon, JA., Hudes, ES., Serum Ascorbic Acid and Gallbladder Disease Prevalence Among US AdultsThe Third National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES III), Arch Intern Med. 2000, volume 160, issue 7, pages 931-936.

    https://doi.org/10.1001/archinte.160.7.931

Ultimo aggiornamento 23-10-2019
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