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Carenza di vitamina D: quali sono le conseguenze principali
Sono circa 1 miliardo le persone nel mondo che presentano una carenza di vitamina D, un deficit diffuso soprattutto tra gli anziani. È un problema di salute globale causato principalmente da un’esposizione insufficiente alla luce solare. La vitamina D è infatti un nutriente prezioso per la salute delle ossa e una grave carenza può arrivare a provocare rachitismo e osteomalacia, un disordine del metabolismo scheletrico che comporta fragilità ossea. Per la sua sintesi sono necessarie, da un lato, la luce solare e, dall’altro, una buona funzionalità renale ed epatica. La vitamina D può però essere assunta anche con la dieta.

Quali sono le forme di vitamina D

La vitamina D esiste in due forme: la D2, o ergocalciferolo, ottenuta da lievito e piante, e la D3, o colecalciferolo, assumibile con la dieta mangiando pesce grasso e uova, latte o margarina fortificati, ma anche con integratori. La riserva principale di vitamina D3, corrispondente circa all’80-90% delle riserve corporee, è generata dai raggi del sole che trasformano il suo precursore biologico presente nella pelle.

La carenza di vitamina D

La vitamina D svolge un ruolo primario nel mantenimento della concentrazione di calcio nelle ossa. L'associazione tra carenza di vitamina D e alcune malattie ossee, come rachitismo, osteomalacia e osteoporosi, è ben riconosciuta. Va tuttavia ricordato che questo deficit non colpisce solo l’apparato scheletrico: negli anni è emerso infatti che tale carenza si associa anche ad altre condizioni. Tra queste abbiamo:

  • patologie cardiovascolari: malattie cardiovascolari, dilatazione aortica, ipotensione ortostatica;
  • patologie cardiache: malattie cardiovascolari come dilatazione aortica e ipotensione ortostatica;
  • patololie respiratorie: bronchiectasie, asma, fibrosi cistica, bronchiolite, apnea ostruttiva del sonno, fibrosi cistica;
  • patologie gastrointestinali: malattie infiammatorie intestinali, epatite cronica, cirrosi epatica, pancreatite;
  • patologie neurologiche: sclerosi multipla, miastenia grave, meningomielocele, depressione;
  • patologie muscolo-scheletriche: debolezza muscolare, artrosi, artrite reumatoide, artrite giovanile;
  • patologie  metaboliche: sindrome metabolica, diabete mellito, nefropatia diabetica, infertilità maschile, malattia renale cronica;
  • vari tipi di cancro: al seno, colon-rettale, ovarico, polmone, prostata;
  • patologie della pelle: psoriasi, lupus eritematoso sistemico, eczema.

La vitamina D in gravidanza

Il deficit di vitamina D è frequente e da tenere sotto controllo soprattutto durante la gravidanza perché in questa condizione può causare conseguenze anche severe, come ad esemopio la preeclampsia, sindrome caratterizzata dalla presenza, singola o in associazione, di segni clinici quali edema, proteinuria (presenza di proteine nelle urine) o ipertensione.
Una integrazione di vitamina D può anche aiutare a prevenire il sottopeso del neonato: una carenza di questa vitamina nella madre, infatti, si riflette in una sua carenza nel latte materno, l’unico alimento del bambino nei suoi primi mesi di vita. Tale situazione può determinare problemi per il bambino, come rachitismo e convulsioni, ma anche infezioni del tratto respiratorio inferiore o rischio di diabete di tipo 1.
Il medico curante saprà dare i migliori consigli, personalizzati, per definire la necessità e le modalità di una eventuale supplementazione.
Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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