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Climate change e varicella: quale correlazione?
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La varicella è una patologia virale che fa parte delle classiche malattie esantematiche dell’infanzia. In Italia se ne registrano ogni anno circa 60mila casi. In genere è considerata una patologia benigna, ma in particolari categorie di persone, come donne in gravidanza e persone immunodepresse, può avere conseguenze gravi. Già nell’adolescente e nell’adulto ha peraltro un decorso più aggressivo rispetto al bambino. Una volta entrato nell’organismo, il virus non può più essere eliminato e anche a distanza di anni può riattivarsi, dando origine al fuoco di Sant’Antonio (Herpes Zoster). Un motivo in più per focalizzarsi su prevenzione e vaccinazione, anche alla luce dei cambiamenti climatici in corso, che sembrano favorire la diffusione del virus.

L’influenza dei cambiamenti climatici sulla diffusione della varicella
Un gruppo di ricercatori nordamericani ha dato vita a uno studio molto interessante sulla futura diffusione della varicella. È ormai noto che i cambiamenti climatici hanno un profondo impatto sulle malattie infettive: basti pensare a quelle trasmesse da tipologie di zanzare approdate in aree dove prima non erano conosciute. Come il clima può influire su malattie a trasmissione interumana, come la varicella? Concentrando il loro studio sul Messico, i ricercatori hanno dimostrato che la riduzione del livello di umidità prevista entro la fine del secolo in questo grande paese, porterà all’aumento dei casi di varicella, interferendo con la normale stagionalità della malattia che, come molte virosi, è di solito più frequente nei mesi freddi. Il meccanismo alla base è simile a quello già studiato per l’influenza: è stato dimostrato che con bassi valori di umidità le particelle virali espulse dalle vie aeree sono prodotte in quantità maggiore e tendono a rimanere più a lungo nell’aria. Pertanto, l’abbassamento dei valori di umidità rende più facile il contagio. Tutto questo rende ancora più importante la prevenzione tramite immunizzazione, capace di ridurre il rischio di varicella legato ai cambiamenti climatici.

Varicella: dal virus alle manifestazioni cliniche
Il virus della varicella si trasmette per via aerea o per contatto diretto con le lesioni cutanee. L’incubazione è di due-tre settimane e il soggetto è contagioso per un periodo che va da uno-due giorni prima dell’insorgenza dell’eruzione cutanea, fino alla comparsa delle croste. Si presentano febbre e malessere generale. L’evoluzione delle lesioni cutanee è caratteristica: le papule diventano vescicole, che a loro volta si trasformano in pustole, fino alla fase crostosa. Su tutto il corpo compaiono centinaia di lesioni, tipicamente asincrone, dunque in un determinato momento si osservano tutti i tipi di lesione contemporaneamente: si parla di aspetto “a cielo stellato”. Nella maggior parte dei casi il bambino guarisce spontaneamente nel giro di alcuni giorni.

Quando le conseguenze della varicella possono essere gravi
Anche in età pediatrica la varicella può dare forme gravi, più frequenti man mano che l’età avanza e in soggetti con sistema immunitario indebolito: le complicanze sono polmonite, encefalite, emorragie, epatite, danno renale e possono essere letali. Pericolosa sia per la madre che per il nascituro è poi la varicella in gravidanza. Inoltre, contrarre la varicella anche quando decorre in maniera benigna, significa acquisire per sempre un “nemico” che resta dormiente nelle cellule nervose e si può risvegliare a distanza di molti anni, di solito nell’anziano: è il caso del fuoco di Sant’Antonio, caratterizzato da lesioni cutanee, prurito e dolore, con conseguenze gravi se sono coinvolti anche occhi e orecchie.

Antivirali e vaccini contro la varicella
La varicella in età pediatrica in genere si tratta con farmaci sintomatici (antipiretici, per esempio). Nei casi gravi, qualunque sia l’età, si ricorre a farmaci antivirali: una consulenza specialistica e spesso il ricovero ospedaliero sono necessari. Da due anni è obbligatoria in Italia la vaccinazione nei bambini. Il vaccino può essere somministrato anche nell’adulto, a meno che non vi siano controindicazioni: la gravidanza è una di queste, quindi per le donne è meglio essere immunizzate prima del concepimento. Vi è anche la possibilità di una profilassi passiva mediante somministrazione di anticorpi, ma è un’opzione percorribile su precisa indicazione medica.

Fonti

Ultimo aggiornamento 20-11-2019
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