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Combattere la miopia: pro e contro della chirurgia refrattiva

La miopia è uno dei disturbi visivi più diffusi nella popolazione mondiale e spesso si manifesta già nella prima infanzia. Si tratta di una imperfezione visiva che consiste nella difficoltà di distinguere gli oggetti lontani, mentre quelli vicini appaiono nitidi e ben definiti.

Cos’è la chirurgia refrattiva?
Il tipo di chirurgia impiegata per trattare la miopia viene denominata refrattiva poiché interviene sulla rifrazione, o messa a fuoco, dell’immagine. Questa tecnica è nata negli anni ‘80 e prevede l’utilizzo del laser per rimodellare la forma della cornea, cioè la membrana trasparente che, fungendo da lente naturale per i nostri occhi, determina la nitidezza di ciò che vediamo. La chirurgia refrattiva con laser a eccimeri (Excited Dimer) è la tecnica chirurgica attualmente più utilizzata e si basa sull’uso di radiazioni ultraviolette per incidere la superficie corneale, limandola per correggere la visione.

I tre diversi tipi di trattamento laser
I principali trattamenti di chirurgia refrattiva con laser sono tre:

  • trattamento Lasik: incide la cornea orizzontalmente, grazie a un laser di precisione molto rapido che non provoca dolore post operatorio e consente il recupero visivo immediato. Alcune possibili controindicazioni sono legate al rischio di infezione postoperatorio e alla permanenza, anche dopo la convalescenza, di secchezza oculare;
  • tecnica PRK: utilizza il laser per modificare la curvatura corneale, dopo aver asportato lo strato più superficiale della cornea;
  • tecnica Lasek: non prevede l’asportazione dello strato della cornea ma il semplice riposizionamento della superficie corneale, grazie alla correzione laser.

Le ultime due procedure sono più semplici da eseguire ma possono provocare dolore post operatorio e temporanea visione offuscata, nonostante la ripresa totale delle diottrie. Tutte e tre le operazioni possono essere eseguite in ambulatorio con anestesia topica locale. Il costo dell’intervento è mutuabile solo quando la differenza di visione tra i due occhi sia di quattro o più diottrie, in tutti gli altri casi l’operazione è a carico del paziente. L’età consigliata per sottoporsi a un’operazione agli occhi è compresa tra i 25 e i 40 anni: prima dei 25anni, infatti, è possibile incorrere in un peggioramento progressivo dei difetti visivi, mentre dopo i 40 possono comparire ulteriori imperfezioni della vista, come la presbiopia e alcune complicazioni postoperatorie come la sindrome dell’occhio secco.

Lenti notturne: una valida alternativa
Per correggere la miopia, una valida alternativa alla chirurgia è l'ortocheratologia, che consiste nell’applicazione notturna di particolari lenti a contatto. Queste lenti sono rigide e traspiranti e non comportano particolari precauzioni d’uso: è sufficiente seguire le normali norme igieniche previste per qualsiasi altro tipo di lente a contatto. In genere, le lenti notturne vengono portate durante il sonno per un minimo di 6 ore a notte e tolte al risveglio. Una volta rimossa la lente, la cornea mantiene la forma indotta dalla lente e consente al paziente di vedere bene a occhio nudo per tutto l’arco della giornata. Recenti studi hanno confermato una riduzione del 90% della miopia grazie alle lenti notturne, purché siano indossate in modo costante per non perdere i benefici acquisiti.

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