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Come togliere il ciuccio? Alcuni consigli per evitare traumi
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Nei primi mesi di vita, il neonato tende a succhiare ogni volta che sente qualcosa in bocca. Si tratta di un riflesso, definito arcaico, perché gestito dalla parte evolutivamente più antica del cervello, che gli permette di nutrirsi. Anticamente, e ancora oggi in molte culture, il bambino passava la maggior parte del tempo tra le braccia della mamma, attaccandosi al seno a piacimento; in questo modo si nutriva, appagando uno dei sui bisogni fondamentali, e traeva al contempo conforto. Il ciuccio rievoca questa sensazione, tranquillizzando il bambino.

I benefici del ciuccio
Nell’età neonatale, il ciuccio aiuta il neonato a calmarsi durante le crisi di pianto, provoca piacere e benessere e facilita l’addormentamento. Inoltre, alcuni studi hanno evidenziato come l’uso del ciuccio contribuisca alla riduzione del rischio di SIDS, la sindrome da morte in culla. Ad oggi le cause di questo fenomeno non sono ancora chiare, ma è stato appurato che i neonati che usano il succhiotto sarebbero più protetti.
Nei bambini più grandicelli, il ciuccio – al pari di un orsacchiotto o di una copertina – diventa un oggetto transizionale che aiuta il bambino a trarre sicurezza e conforto. Con il ciuccio, il bambino stabilisce un attaccamento che va oltre il singolo piacere del succhiare: alcuni, infatti, hanno un proprio ciuccio preferito. Per questa ragione, però, il suo abbandono, specie dopo una certa età, diventa complesso.

Quali problemi può portare il ciuccio?
Il ciuccio può essere veicolo di germi: andrebbe sempre lavato e sterilizzato ogni volta che cade a terra e si sporca. È personale, e quindi non andrebbe mai scambiato tra bambini, se non dopo essere stato sterilizzato, per evitare il rischio di un eventuale contagio. La stessa regola vale per le mamme e i papà: un adulto non deve mai mettere in bocca il ciuccio prima di darlo al bambino perché questo gesto non lo pulisce, ma rischia anzi di contaminarlo con germi patogeni, soprattutto se si è raffreddati. Inoltre, il ciuccio non deve essere intinto in sostanze zuccherine: lo zucchero infatti può cariare i denti e alterare i gusti alimentari del bambino, spingendolo a prediligere sapori dolci.
Secondo alcuni studi, il neonato potrebbe preferire il ciuccio al seno. Si è visto, infatti, che, dopo qualche mese di vita, alcuni bambini abituati a usare il ciuccio perderebbero interesse per l’allattamento naturale: questo porterebbe a uno svezzamento precoce dal seno e alla necessità di usare latte artificiale per l’alimentazione.
Dopo i due anni, comunque, il ciuccio andrebbe definitivamente abbandonato per evitare danni alle arcate dentarie.

Come togliere il ciuccio senza traumi?
Eliminare il ciuccio nei tempi giusti è indispensabile quanto togliere il pannolino o il passeggino. Per favorire il percorso di maturazione psicologica e di relazione del bambino, gli atteggiamenti della prima infanzia devono essere infatti gradualmente abbandonati.
Purtroppo, non esistono modi indolori per eliminare il ciuccio. L’abbandono dovrebbe quindi essere graduale e dovrebbe iniziare già dalla primissima infanzia. Inizialmente, si dovrebbe iniziare a limitarne l’uso, concedendolo solo in momenti specifici della giornata, come prima dell’addormentamento o nelle fasi di elevato stress. Devono quindi essere creati momenti in cui il piccolo sa che potrà avere il ciuccio e momenti in cui questo deve essere riposto. Coinvolgere il bambino in questa fase è importante: piuttosto che strapparlo di bocca, è utile creare un posto o una scatolina dove il ciuccio viene riposto quando non lo si usa. Il bambino saprà quindi dove sarà anche quando non lo userà. L’esempio di altri bimbi è inoltre fondamentale, e normalmente negli asili o nelle scuole dell’infanzia i bambini sono accompagnati in questo.
Per i più grandicelli che sono in grado di comprendere alcune regole, è importante darsi degli obiettivi, quali: non usare mai il ciuccio durante il giorno, e fornire gratificazioni quando questi traguardi vengono raggiunti.

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