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Coronavirus e animali: si ammalano anche loro?
Un cane da compagnia con coronavirus? È quanto sostiene un comunicato del governo di Hong Kong, basato su fonti dell’Agriculture, Fisheries and Conservation Department (il loro ministero dell’agricoltura). Il cane di una signora sessantenne, a sua volta positiva al tampone, è stato messo in quarantena insieme alla sua padrona perché trovato “leggermente positivo” al SARS-CoV-2, il coronavirus all’origine del COVID-19, pur senza sintomi, ed escludendo rischi di contagio dall’animale. Il cane verrà sottoposto a ulteriori test per capire se ha davvero contratto il virus o se, più probabilmente, come ipotizzato anche da esperti italiani, si tratta di una “contaminazione” dovuta al contatto con la padrona infetta. Nel frattempo, resterà in isolamento fino a che gli esami risulteranno negativi, ma dalla Cina sono già arrivate foto di cani con mascherine protettive.

Cani e gatti non rappresentano un pericolo per l’uomo: il decalogo dell’OMS

Come già ripetutamente chiarito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dal nostro Istituto superiore della sanità (ISS), dopo la circolazione di alcune fake news sui social media, cani e gatti non rappresentano un pericolo per l’uomo. Non ci sono prove, né casi precedenti, di coronavirus trasmessi dall'uomo agli animali domestici e viceversa. Ecco perché il decimo punto del decalogo messo a punto dall’ISS proprio per promuovere comportamenti corretti e bandire le informazioni errate o decisamente false che stanno circolando sull’infezione è: “Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus”.

La grande famiglia dei coronavirus

Un legame tra il nuovo virus e gli animali in realtà esiste: il nuovo coronavirus, che è stato chiamato SARS-CoV-2 e causa la malattia denominata COVID-19, appartiene alla stessa famiglia dei virus del raffreddore (che però colpiscono solo sulle vie respiratorie alte, senza arrivare a polmoni e bronchi), ovvero quella dei coronavirus, appunto. Ma SARS-CoV-2 è “nuovo” perché è un virus mutato e non era mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, in Cina, lo scorso dicembre. Il coronavirus infatti ha un genoma che va incontro a mutazioni facilmente, ecco perché la famiglia è molto ampia e si divide in diverse sottofamiglie identificate con lettere dell’alfabeto greco: gli alfa e i beta-coronavirus infettano soprattutto i mammiferi, i gamma e i delta-coronavirus principalmente gli uccelli. Ed ecco che entrano in gioco gli animali.

Dall’animale all’uomo: come è avvenuto il primo contagio?

Gli esperti hanno messo in luce similitudini e differenze con l’influenza stagionale che siamo abituati a fronteggiare e con la ben più pericolosa SARS (sindrome da polmonite atipica), rispetto alla quale la COVID-19 ha fortunatamente un tasso di mortalità molto più basso. Secondo le informazioni divulgate dall’OMS e riprese dal nostro ISS, nel 2002 il coronavirus responsabile della SARS in Cina era stato trasmesso all’uomo dagli zibetti (piccoli mammiferi del Sud-est asiatico), mentre dieci anni dopo il MERS-CoV (il coronavirus che causa la sindrome respiratoria del Medio oriente) era passato in Arabia Saudita dai dromedari agli esseri umani. Ma ci sono anche tipi di coronavirus che contagiano solo gli animali, come quelli responsabili della bronchite infettiva aviaria (IBV), della gastroenterite trasmissibile dei suini (TGEV), della diarrea epidemica suina (PEDV) e della sindrome da diarrea acuta suina (SADS-CoV). Nel cane il coronavirus provoca diarrea, ma nessuno dei coronavirus degli animali domestici è mai stato identificato come causa di infezione nell’uomo.
Per il nuovo SARS-CoV-2 si ipotizza che i primi casi in Cina siano stati causati dal contatto con un animale, probabilmente il pipistrello (già identificato nel 2003 come “serbatoio” del coronavirus di SARS e MERS, ma anche del comune raffreddore, oltre un paio di centinaia di altri virus). Come per i coronavirus che causano la SARS e la MERS, però, anche per SARS-CoV-2 la trasmissione all’uomo potrebbe essere passata anche da un’altra specie: inizialmente, i riflettori sono stati puntati sui serpenti venduti vivi nei mercati, poi sul pangolino (un mammifero simile al formichiere, il cui commercio in Cina è vietato, ma quello illegale resta fiorente), ma sono ipotesi che dovranno essere confermate.

Sicurezza alimentare: normative UE sull’importazione di carne

Nel frattempo, pur non essendoci ancora certezze sulle origini del contagio, l’Assemblea nazionale cinese – anche sulla spinta dell’indignazione popolare – ha annunciato una legge nazionale che vieterà il commercio di animali selvatici ed esotici. Nella città di Shenzhen è già stato vietato il consumo alimentare di cani e gatti e sono stati inseriti nella “lista nera” anche serpenti, tartarughe, rane o insetti, abbondantemente consumati in questa provincia.
Per quanto riguarda l’Europa, le attuali normative consentono una possibilità molto ristretta di importazione dalla Cina di animali vivi o di prodotti animali non trasformati, ma comunque non ci sono prove che possano rappresentare un rischio. Lo stesso vale per i prodotti alimentari in genere, che devono rispettare rigorosi requisiti sanitari e sono oggetto di controlli. Ai viaggiatori che entrano nel territorio dell'Unione Europea, è vietato il trasporto di carne, prodotti a base di carne, latte o prodotti lattiero-caseari. In ogni caso, è bene sottolineare che, rispettando la corretta e igienica manipolazione del cibo, ed evitando il contatto tra quelli crudi e cotti, le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti.
Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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