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Curare e prevenire diarrea del viaggiatore con i probiotici
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Uno dei più frequenti e fastidiosi problemi per chi viaggia è rappresentato dalla cosiddetta diarrea del viaggiatore, descritta per la prima volta oltre 50 anni fa da B.H. Kean. Questa sindrome colpisce di solito i viaggiatori provenienti da Paesi occidentali (Europa e Nord America) che si recano in Paesi in via di sviluppo, o comunque caratterizzati da un basso livello di igiene. Si manifesta in genere con una profusa diarrea acquosa e dissenteria, preceduta da nausea, crampi addominali e malessere generale.

Cause e zone a rischio
Le zone a rischio più alto quando si parla di diarrea del viaggiatore sono il Sud-Est Asiatico, il Centro e Sud-America e l’Africa (a eccezione del Sudafrica). Secondo alcune stime, in un soggiorno di due settimane l’incidenza di tale condizione può variare dal 10% al 40%. Nella maggior parte dei casi si manifesta nella prima settimana, con un picco tra il secondo e il terzo giorno dall’arrivo e una durata che può variare da uno a sei giorni. A causarla è un’infezione dell’intestino (enterite) dovuta a un patogeno batterico o virale. Di solito l’agente responsabile è di origine batterica: l’Escherichia coli e in particolare alcuni ceppi – detti enterotossigeni per la capacità di produrre tossine che colpiscono l’intestino – rappresentano la causa più frequente di diarrea del viaggiatore. Altri patogeni frequenti sono il Campylobacter jejuni, i batteri della specie delle Shigelle e alcuni virus come il Rotavirus o il Norovirus.

Consigli per la terapia e la prevenzione
La principale precauzione da prendere quando si manifesta la diarrea del viaggiatore è quella di evitare la disidratazione. Il controllo dei sintomi può essere inoltre raggiunto con farmaci antidiarroici che rallentano la motilità intestinale e, nei casi più importanti, con una terapia antibiotica. Il contagio avviene per via orale, ovvero attraverso il cibo o le bevande. Alla luce di ciò, occorre innanzitutto stare attenti alle norme igieniche: preferire bevande in bottiglia, che si tratti di acqua o di alcolici (l’alcool delle bevande non è in grado di sterilizzare dai patogeni!) ed evitare il ghiaccio. Se non è possibile reperire dell’acqua imbottigliata, si raccomanda di bollirla; è inoltre consigliabile sbucciare frutta e verdura, cuocere abbondantemente le pietanze ed evitare i molluschi.

I probiotici (o fermenti lattici): a cosa servono in viaggio
I probiotici (comunemente chiamati anche fermenti lattici) sono integratori che contengono batteri “buoni”, già presenti nel nostro intestino: i più usati sono quelli dei ceppi di Lactobacillus, Bacillus, Bifidobacterium e Saccharomyces. Numerosi studi suggeriscono che il loro effetto modulante sulla flora batterica esercita un’azione benefica non solo sull’intestino (aumento della regolarità, diminuzione di disturbi come meteorismo e pancia gonfia), ma su tutto l’organismo. La flora batterica “buona” convive con noi in maniera fisiologica, espletando moltissime funzioni fondamentali ed è perciò importante difenderla dai patogeni. Anche se le linee guida stilate dagli esperti in malattie tropicali al momento non citano esplicitamente i probiotici tra le terapie per la diarrea del viaggiatore, in questo caso è senz’altro utile associarli all’eventuale terapia antibiotica, per contrastare la diarrea post-antibiotica.

I probiotici: come e quando assumerli
Anche se non esistono precise raccomandazioni a riguardo, una profilassi con probiotici andrebbe cominciata qualche giorno prima della partenza e proseguita per tutta la durata del viaggio. Attenzione però a scegliere il prodotto giusto: che sia gastroresistente per passare indenne l’azione dei succhi gastrici e che si possa conservare a temperatura ambiente senza la necessità di conservarlo in frigorifero!

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