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La dislessia nei bambini: come riconoscerla e come trattarla

La pigrizia di un bambino, la difficoltà a leggere e scrivere possono essere dei campanelli di allarme per un genitore. Se queste difficoltà sono accompagnate anche da stanchezza e importanti difficoltà nell'apprendimento, potrebbe trattarsi di dislessia, che per il bambino comporta difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo.

Non un deficit dell’intelligenza, ma una diversità nell’apprendimento

La dislessia è tra i principali disturbi specifici di apprendimento, identificati dall'acronimo DSA. Si manifesta quando un bambino non riesce a leggere in modo fluido e fa molti errori durante la lettura; questa difficoltà è accompagnata spesso anche da problemi nella scrittura e nelle abilità con i numeri e nel calcolo. La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza, né tantomeno da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici. La sua comparsa dipende infatti dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neuronali, cioè di gruppi di neuroni (le unità cellulari che costituiscono il tessuto nervoso) coinvolti nei processi di lettura, scrittura e calcolo. Come chiarisce l'AID (Associazione Italiana Dislessia), la dislessia è una neurodiversità, cioè uno sviluppo neurologico atipico, che però rientra nella manifestazione delle normali variazioni nello sviluppo umano. I disturbi specifici di apprendimento, infatti, rientrano nelle differenze individuali tipiche della neurodiversità umana, secondo cui ogni individuo si comporta in modo differente dagli altri. In tal senso, queste differenze legate all’apprendimento, riscontrate nel bambino dislessico, non vanno considerate necessariamente disfunzionali e dunque da correggere, bensì espressione della neurodiversità dell’individuo e, come tali, vanno individuate e rispettate.

Come riconoscere la dislessia e quali sono i disturbi specifici dell'apprendimento

I bambini dislessici non hanno una disabilità, ma piuttosto un processo di apprendimento più lento o, semplicemente, diverso. Leggere e scrivere rappresenta una difficoltà considerevole per loro, perché non si tratta di processi automatizzati. La dislessia è collegata tipicamente a un deficit nella componente fonologica del linguaggio. Il bambino dislessico riesce a leggere, ma per farlo deve impiegare tutte le sue energie e capacità. Ecco perché si stanca rapidamente, commette diversi errori, spesso rimane indietro e non impara con velocità degli altri compagni. In genere, chi soffre di uno dei disturbi specifici dell'apprendimento:

  • ha difficoltà nella letto-scrittura, nei numeri e nel calcolo; 
  • ha difficoltà nella consapevolezza fonologica, ovvero nel riconoscere quanti, quali e in che ordine sono i suoni di una parola; 
  • è lento nell’automatizzazione di diverse abilità.

La dislessia è quello più noto, ma in base al tipo di difficoltà specifica che comportano, i DSA si dividono in quattro categorie:

  • dislessia: disturbo nella lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo;
  • disortografia: difficoltà di natura linguistica nella scrittura, che si manifesta principalmente con errori di ortografia;
  • disgrafia: disturbo nella grafia, che si manifesta in genere con una scrittura poco leggibile;
  • discalculia: disturbi specifici nell'abilità dei numeri e del calcolo, che si manifestano generalmente con una difficoltà nella comprensione e nelle operazioni con i numeri.

A quale età viene effettuata la diagnosi di dislessia

La dislessia può provocare disagi e isolamento; per questo, non appena si sospetta un DSA, la diagnosi precoce diventa fondamentale. Al primo indizio del disturbo i genitori dovrebbero rivolgersi agli insegnanti, per condividere la problematica e valutare eventuali percorsi didattici specifici. Se questi risultano inefficaci, bisognerà rivolgersi agli esperti, per procedere con la diagnosi attraverso specifici test:

  • la Consensus Conference;
  • il Panel di Aggiornamento e Revisione della Consensus Conference.

L’Istituto Superiore di Sanità ha stabilito un iter diagnostico condiviso per la diagnosi dei disturbi specifici di apprendimento. Le figure professionali che aiutano il genitore in questo percorso, oltre al pediatra, sono il neuropsichiatra infantile e/o psicologo, in aggiunta all'eventuale intervento del logopedista. La diagnosi definitiva non può essere formulata prima della seconda classe primaria. A fine percorso, come suggerito dall'AID, il risultato della valutazione deve essere riportato in una relazione scritta, che contiene i risultati dei test effettuati, la diagnosi e precise indicazioni per migliorare l’approccio didattico-educativo e le strategie da adottare. A questo punto si potranno mettere in campo aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso. I genitori e la scuola costituiscono un unico team con lo stesso obiettivo. 

Cosa fare dopo la diagnosi: l’efficacia del paired reading

Ecco i passi da seguire una volta ottenuta la diagnosi di DSA:

  • i genitori devono consegnarla alla scuola, dove verrà protocollata, inserita nel fascicolo dello studente e condivisa con il coordinatore di classe e/o referente DSA;
  • i genitori richiedono la stesura di un piano didattico personalizzato (PDP), che sarà scritto dagli insegnanti, dopo essersi confrontati con gli specialisti che seguono l’allievo e i genitori;
  • quando cambia il ciclo scolastico il genitore deve consegnare all'ordine di scuola successivo la diagnosi e il PDP.

Tra i tanti strumenti per superare la dislessia, il cosiddetto paired reading risulta particolarmente efficace: si tratta, semplicemente, di leggere insieme al proprio bambino per non più di 10 minuti al giorno. La biblioteca digitale dell'AID, a seguito di accordi stipulati con i maggiori editori italiani, mette tra l’altro a disposizione gratuitamente libri scolastici in formato digitale (www.libroaid.it).

Dati e situazione legislativa sulla dislessia

Sotto un profilo normativo, la legge più importante è la numero 170 dell’8 ottobre 2010, in cui la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia sono finalmente riconosciute quali disturbi specifici di apprendimento. La legge prende in considerazione tutto il percorso formativo scolastico, dalla scuola dell’infanzia fino all’università e fornisce un valido strumento per tutelare tutte le parti coinvolte da questo disagio e garantire ogni supporto agli allievi con DSA. Il 12 luglio 2011 sono stati pubblicati anche il decreto attuativo della legge citata e le relative linee guida.

Fonti

  • Franceschini, S., et al., Action video games improve reading abilities and visual-to-auditory attentional shifting in English-speaking children with dyslexia, Sci. Rep. 7, 2017.

    https://doi.org/10.1038/s41598-017-05826-8
Ultimo aggiornamento:18-08-2020

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