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Emorroidi

Se ne parla così poco che sembrerebbe essere un disturbo abbastanza raro, ma in realtà le emorroidi rappresentano uno dei problemi più comuni dell’intestino. In Italia, è stata stimata un'incidenza del 2%, pari a un milione di nuovi casi ogni anno. Ma le emorroidi cosa sono esattamente? Sono tutte uguali o ne esistono diverse tipologie?

Cosa sono le emorroidi

Le emorroidi sono dei cuscinetti morbidi di tessuto riccamente vascolarizzato che si trovano nella parte finale del retto e che in condizioni normali e fisiologiche non causano fastidio. Se si ha un’alterazione patologica si può incorrere nella “malattia emorroidaria”: nella pratica, si ha una dilatazione del plesso venoso emorroidario sottomucoso e di quello sottocutaneo e le emorroidi si presentano come rigonfiamenti (detti gavoccioli) più o meno infiammati, di colore rosso-bluastro, talvolta sanguinanti.
Spesso nel linguaggio comune si usa impropriamente identificare con il termine “emorroidi” questa condizione patologica; per comodità si userà questo termine – anche se in modo improprio – nel corso di questo articolo.

I tipi di emorroidi

Esistono diversi tipi di emorroidi. In particolare, si distinguono emorroidi interne ed emorroidi esterne, a seconda della posizione in cui originano, cioè al di sopra o al di sotto della linea dentata del canale rettale.

Emorroidi interne

Le emorroidi interne si formano nelle pareti dell'ultimo tratto del retto; almeno in una prima fase, sono invisibili dall'esterno e, generalmente, asintomatiche. In un secondo tempo, l'evoluzione della malattia porta, spesso, a un’esteriorizzazione delle emorroidi interne, a causa del loro prolasso al di fuori dell’orifizio anale.

Emorroidi esterne

Le emorroidi esterne sono visibili nella regione intorno all'ano e, a differenza di quelle interne, possiedono una ricca innervazione, risultando, quindi, molto sensibili e in grado di causare dolore notevole se sollecitate.

Sia le emorroidi interne sia quelle esterne possono presentarsi come rigonfiamenti singoli oppure nella forma di emorroidi a grappolo, con più protuberanze, più o meno voluminose, in stretta vicinanza tra loro.

La classificazione delle emorroidi per gradi

La gravità delle emorroidi è classificata secondo quattro gradi:

  • emorroide di primo grado: emorroidi interne, senza sintomi o con sintomi lievi (emorroidi con prurito e fastidio anale). L’individuazione è possibile solo mediante anoscopia o esplorazione rettale
  • emorroidi di secondo grado: emorroidi interne che fuoriescono sotto pressione e rientrano spontaneamente quando la pressione viene meno, con sintomi moderati (emorroidi sanguinanti, con prurito, fastidio e dolore anale durante la defecazione) 
  • emorroidi di terzo grado: Emorroidi che protrudono all’esterno durante le spinte della defecazione possono essere fatte rientrare solo manualmente, con sintomi moderati-severi (emorroidi sanguinanti, con dolore anale) 
  • emorroidi di quarto grado: emorroidi che restano sempre all'esterno e con sintomi severi (queste emorroidi sono molto dolorose, al punto da limitare le attività quotidiane).

In alcuni casi, all'interno delle vene che costituiscono le emorroidi si possono formare coaguli (o trombi): in questo caso si parla di emorroidi trombizzate, una variante estremamente dolorosa, che merita un consulto medico immediato per velocizzare la guarigione e minimizzare gli interventi di cura più invasivi.
Nei casi più gravi, può succedere che il paziente vada incontro a episodi ricorrenti di trombosi emorroidaria, conosciuta anche come crisi o attacco emorroidario (emorroidi esterne trombizzate in modo ricorrente).

Le cause delle emorroidi

Le cause delle emorroidi non sono state ancora del tutto chiarite: molti dati clinici indicano che questo disturbo si presenta con maggior frequenza nei soggetti affetti da stipsi cronica, da ipertrofia prostatica e nelle donne in gravidanza: condizioni che hanno la caratteristica comune di aumentare la pressione interna dell'addome.
In casi più rari, le emorroidi potrebbero essere collegate a fattori ereditari, quali per esempio disordini del tessuto connettivo. Non è certo, invece, che la permanenza prolungata in posizione seduta o il sollevamento di pesi possano avere un ruolo nello sviluppo della malattia. Tuttavia, queste attività aggravano l’entità delle emorroidi già presenti. Anche la diarrea cronica può facilitare lo sviluppo o l'aggravamento delle emorroidi a causa dell’acidità delle feci a contatto con la mucosa anale.
Poiché il sanguinamento rettale potrebbe dipendere da altre importanti patologie, come per esempio ragadi, neoplasie del retto e del sigma o diverticolosi, è necessario che il paziente si sottoponga a un esame anoscopico o rettoscopico allo scopo di escludere altre condizioni meritevoli di terapia specifica. Questi esami sono eseguiti in ambulatorio, non causano fastidi significativi e non richiedono anestesia né sedazione.
Ma le emorroidi quanto durano? Le emorroidi hanno durata variabile in relazione alla causa che le ha indotte e al loro livello di gravità, oltre che, naturalmente, alle cure utilizzate per contrastarle.

Emorroidi: cure e farmaci

Il trattamento delle emorroidi dipende dalla sintomatologia e dal grado di classificazione.
Se i sintomi sono lievi e le emorroidi si associano a episodi di stitichezza, il primo stadio di cura consiste in un trattamento dietetico: il paziente dovrebbe introdurre una maggior quantità di fibre (frutta, verdura e alimenti integrali) e di liquidi, per regolarizzare le funzioni intestinali e abbandonare alimenti irritanti (alcol, spezie, dolci).
Per contrastare la stitichezza, può essere utile integrare l'alimentazione con prodotti probiotici e/o prebiotici che contribuiscono a migliorare l'equilibrio della microflora intestinale (microbiota). Se, nonostante questi interventi e la correzione dello stile di vita, la stipsi resta ostinata può essere utile l’assunzione occasionale, preferibilmente dopo aver chiesto il parere del medico, di lassativi.
Nei casi acuti, invece, per alleviare i sintomi è necessario rivolgersi al medico per un trattamento farmacologico locale. In ogni caso, il trattamento delle emorroidi con farmaci deve sempre essere abbinato a un cambiamento dello stile di vita orientato a migliorare il transito intestinale, ammorbidire le feci e ridurre le sollecitazioni pressorie e irritative a livello del retto.

Per le emorroidi interne prolassate e per le emorroidi esterne, la cura può prevedere anche alcune procedure minimamente invasive che possono essere eseguite in ambulatorio o in day surgery. 
Quella più usata è il bendaggio elastico, nella quale un piccolo elastico di gomma viene applicato alla base dell'emorroide per impedire l'afflusso di sangue al suo interno e farla regredire e cicatrizzare, senza rimuoverla. Per ottenere un risultato completo possono essere necessarie 2-4 sedute, ad alcune settimane di distanza l'una dall'altra.
Altre tecniche di eliminazione delle emorroidi sono il trattamento con laser o raggi infrarossi, la scleroterapia (simile a quella usata per le vene varicose, con iniezione all'interno delle emorroidi di un liquido che le fa degenerare) o la criochirurgia (che cicatrizza le emorroidi con il freddo).
In presenza di emorroidi, quando operare? Per le emorroidi interne prolassate e per quelle che sanguinano, il medico può optare per l'applicazione di punti di sutura che fissano la protuberanza nella zona d'origine all'interno del retto e/o arrestano la fuoriuscita di sangue. Questo intervento richiede l'anestesia generale, ma di norma non è necessario il ricovero. 
Le emorroidi esterne trombizzate molto dolorose e le emorroidi interne che ritornano dopo il bendaggio elastico possono essere trattate con escissione chirurgica, in anestesia generale, nelle ore immediatamente successive alla formazione del coagulo. Anche in questo caso, l'operazione è eseguita di norma in day surgery, ma è previsto un periodo di convalescenza di 7-10 giorni. A volte, le emorroidi tornano dopo l'operazione, specie se non si eliminano i fattori di rischio.
Se il dolore delle emorroidi esterne trombizzate è tollerabile e il coagulo è presente da più di due giorni, invece, si possono applicare sulle emorroidi esterne rimedi topici per alleviare i sintomi in attesa che il trombo si "sciolga" spontaneamente.

Emorroidi: rimedi naturali

Per alleviare i disagi causati dalle emorroidi esistono rimedi naturali molto semplici da usare e abbastanza efficaci, utili sia nei casi lievi sia come intervento aggiuntivo ai farmaci nelle forme più gravi.
Per esempio, per attenuare prurito, dolore e infiammazione associati alle emorroidi, tra i rimedi naturali ci sono le immersioni dell'area anale in acqua e bicarbonato oppure lavaggi delicati con un semplice getto d'acqua (fresca o tiepida) per 10-20 minuti. Questa procedura viene raccomandata dopo ogni evacuazione e fino a 2-3 volte al giorno in relazione ai sintomi presenti.
Un altro rimedio non farmacologico utile in caso di emorroidi infiammate, con bruciore notevole, o dopo un intervento chirurgico consiste nell'applicazione di ghiaccio o sacchetti refrigerati a livello della regione anale (mai a diretto contatto con la pelle) per alcuni minuti, più volte al giorno, secondo necessità.
Per evitare di sollecitare eccessivamente la regione anale interessata da emorroidi esterne o da emorroidi interne prolassate, è consigliabile posizionare un cuscino morbido (o eventualmente una ciambella sagomata) su sedie e poltrone con seduta dura.
Può essere utile anche l'uso di preparati a base di estratti di amamelide (Hamamelis virginiana) che favorisce la funzionalità del plesso emorroidario.

Alimentazione: cosa mangiare e cosa evitare con le emorroidi

L'impatto sulle emorroidi dell'alimentazione è duplice: da un lato, la dieta influenza il transito intestinale e, quindi, l'entità della pressione addominale; dall'altro, alcuni cibi o loro componenti possono promuovere la dilatazione e l'infiammazione dei vasi sanguigni intestinali (compresi quelli del plesso emorroidario). 
Se si soffre di emorroidi, dunque, cosa mangiare? È una domanda importante, che dovrebbe essere posta soprattutto al contrario, ossia: in caso di emorroidi, cosa non mangiare?

In primo luogo, bisogna prestare attenzione a tutti gli alimenti che per loro natura o soggettivamente promuovono condizioni di stipsi o diarrea oppure infiammazione del canale intestinale. In particolare, per chi ha le emorroidi, tra gli alimenti da evitare ricordiamo tutti i cibi contenenti molti grassi animali (burro, formaggi, creme ecc.) e sale e quelli poveri di fibre (insaccati, salatini, piatti pronti, cibi in scatola ecc.), i fritti, le salse e gli alimenti speziati o piccanti (peperoncino, pepe, paprika, curry piccante, tabasco, cren, wasabi ecc.), i semi non digeribili (lino, sesamo, papavero ecc.), il cioccolato. 
In presenza di emorroidi, la frutta da evitare è soprattutto quella secca, cui si aggiungono agrumi e altri frutti molto acidi, specie se mangiati a stomaco vuoto e da soli. Se si soffre di emorroidi, oltre ai cibi, da evitare ci sono anche alcune bevande, in particolare bibite gassate o con caffeina, i succhi di frutta acidi, il caffè e gli alcolici.
Riguardo a che cosa mangiare e bere, invece, la risposta è semplice. Basta seguire una dieta sana e bilanciata basata soprattutto su frutta e verdura fresche (scegliendo le varianti più gradite e meglio tollerate), pesce, legumi, latticini magri (in particolare, yogurt e prodotti contenenti probiotici) e cereali integrali (iniziando con piccole quantità se non si è abituati ad assumere fibre). 
Sul fronte delle bevande, si deve privilegiare l'acqua naturale, cui si possono aggiungere tisane a base di erbe e brodi leggeri (con poco sale) per arrivare ad assumere almeno 1,5-2 litri al giorno di liquidi totali. Bere in abbondanza è indispensabile soprattutto se si assumono fibre vegetali per migliorare il transito intestinale perché, oltre a creare massa, le fibre devono essere ben idratate per favorire la formazione di feci morbide e facili da espellere.

Emorroidi durante e dopo la gravidanza

Le emorroidi in gravidanza sono un fastidio abbastanza comune, sia per ragioni legate ai cambiamenti ormonali caratteristici di questa condizione (che influiscono sul tono dei vasi sanguigni) sia per alcune modificazioni dello stile di vita che tipicamente avvengono durante la gestazione (cambiamento delle abitudini alimentari, riduzione dell’attività fisica ecc.).
In aggiunta, durante la gravidanza la frequente alterazione della funzionalità intestinale (con maggiore tendenza alla stitichezza) e la pressione del feto sugli organi addominali e pelvici comportano un ulteriore stimolo alla formazione di emorroidi, soprattutto alla fine della gravidanza
In alcuni casi, le emorroidi insorgono dopo il parto per via vaginale, a causa dello sforzo e della forte pressione che la donna deve esercitare sull'area pelvica per favorire l'uscita del neonato.
In gravidanza, la cura per le emorroidi deve essere il più possibile delicata e basarsi soprattutto su:

  • alimentazione sana;
  • Aumentare gradualmente la quota di fibre e bere molta acqua; 
  • attività fisica quotidiana moderata (se non controindicata dal medico); 
  • igiene intima accurata, ma delicata e bagni con acqua tiepida (evitando quelli con acqua gelida) dell'area anale più volte al giorno;
  • se la stipsi è ostinata, occasionale uso di lassativi su indicazione medica; 
  • in presenza di bruciore o dolore significativo, applicazione di creme lenitive e antinfiammatorie locali, preferibilmente a base di estratti naturali e sempre dopo aver chiesto il parere del medico.

Dopo la nascita del bambino, le emorroidi insorte in gravidanza o dopo il parto spesso regrediscono completamente, ma in alcune donne possono persistere o ripresentarsi in occasione di gravidanze successive.

FAQ

Di seguito le risposte alle domande più frequenti sulle emorroidi

Emorroidi: come riconoscerle?

I sintomi caratteristici delle emorroidi comprendono:

  • prurito, irritazione e bruciore nella zona anale; 
  • dolore (soprattutto durante le evacuazioni e, per le emorroidi esterne, in caso di sfregamento o pressione); 
  • tracce di sangue (di solito, sulla carta igienica o nelle feci); 
  • fuoriuscita di muco (soprattutto in caso di emorroidi interne prolassate); 
  • sensazione di evacuazione incompleta.

Quanto durano le emorroidi?

Le emorroidi interne quanto durano? E le emorroidi esterne? In entrambi i casi, la risposta varia in relazione alla causa e alla gravità del disturbo e ai trattamenti intrapresi per contrastarle. Emorroidi lievi legate allo stile di vita inadeguato possono regredire almeno in parte migliorando le abitudini alimentari, aumentando l'attività fisica e facilitando il transito intestinale. Mentre per le emorroidi di grado 4 la durata è strettamente legata al tipo di terapia utilizzata e alla risposta individuale.

Le emorroidi esterne rientrano?

Le emorroidi esterne propriamente dette, ossia originate al di sotto della linea dentata del canale rettale, restano per loro natura sempre esterne. Le emorroidi interne di secondo grado prolassate tendono a rientrare spontaneamente, quelle di terzo grado richiedono una riduzione manuale (in modo temporaneo), mentre quelle di quarto grado restano sempre all'esterno, a meno che non vengano trattate con bendaggio elastico, laser o infrarossi, scleroterapia, crioterapia o punti di sutura oppure rimosse con l'intervento chirurgico (emorroidectomia).

Le emorroidi vanno via da sole?

Se le emorroidi sono di grado lieve e la loro comparsa è legata a un evento specifico, come la gravidanza o il parto naturale, oppure a uno stile di vita inadeguato che viene corretto (per esempio, contrastando la stitichezza), le emorroidi di recente insorgenza possono regredire spontaneamente dopo un periodo di tempo variabile a seconda dei casi. Le emorroidi di secondo grado o di gravità maggiore, invece, difficilmente vanno via da sole e richiedono sempre un trattamento più o meno invasivo.

Emorroidi: quando preoccuparsi?

Le emorroidi non sono un disturbo che può danneggiare la salute generale, ma i sintomi associati alle forme moderate e gravi possono ridurre notevolmente la qualità di vita. Segnali di possibili complicanze che devono indurre a consultare il medico per un approfondimento dello stato di emorroidi già diagnosticate comprendono:

  • la comparsa di dolore molto acuto (che può essere dovuto a emorroidi trombizzate o formazione di ragadi o fistole)
  • sanguinamento significativo
  • presenza di muco o secrezioni potenzialmente indicative di infezione
  • febbre
  • notevole difficoltà a evacuare.

Le emorroidi possono dare mal di pancia e di schiena?

In generale, le emorroidi non danno di per sé mal di pancia o mal di schiena. Tuttavia, molto spesso, chi ha le emorroidi tende a soffrire di stitichezza, che può causare infiammazione e dolore addominale e nella zona lombare della schiena. Il dolore in queste sedi può essere accentuato anche dalla presenza di forte infiammazione nel tratto di intestino interessato dalle emorroidi.

Le emorroidi portano dolori alle gambe?

Qualunque processo infiammatorio a carico della parte bassa dell'addome e dell'area pelvica può provocare anche un dolore che si irradia alle gambe. Questo fenomeno si può verificare anche in presenza di emorroidi molto infiammate, a causa dell'elevata innervazione della regione sacrale e del possibile coinvolgimento di alcuni nervi spinali.

C'è una posizione per dormire in caso di emorroidi?

In presenza di emorroidi, la posizione per dormire serenamente deve essere individuata tra quelle che non impongono pressioni alla zona anale (in particolare, per le emorroidi esterne). Quindi, si dovrebbe evitare di dormire supini, preferendo la posizione a pancia in giù, oppure su un fianco, magari con le gambe un po' piegate e non sovrapposte. In ogni caso, ognuno può sperimentare varie posizioni e trovare il bilancio ottimale tra comodità e assenza di fastidio legato alle emorroidi esterne.

Le emorroidi tornano dentro dopo l'operazione?

Oggi esistono diverse tipologie di intervento per eliminare o "far rientrare" nel retto le emorroidi prolassate. L'operazione tradizionale, l'emorroidectomia, comporta l'asportazione fisica delle emorroidi presenti. Mentre il bendaggio elastico le fa "seccare" e l'applicazione di punti di sutura "fissa" le emorroidi prolassate nella posizione originaria, facendole rientrare nel retto. In tutti i casi, è possibile che in alcuni pazienti le emorroidi ritornino e prolassino di nuovo, soprattutto se non vengono rimossi i fattori che ne avevano promosso l'insorgenza (in particolare, la stitichezza).

Fonti

Ultimo aggiornamento:22-04-2021

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