Cerca
Back Torna agli articoli
Share
Emorroidi e ragadi
Emorroidi e ragadi: non tutti conoscono la differenza tra i due termini. Le prime sono degli ingrossamenti (varicosità) del plesso emorroidario rettale e sono tra le cause più comuni di patologia anale; le ragadi anali sono invece fessurazioni lineari dolorose del canale anale terminale che interessano dapprima la mucosa superficiale, successivamente la mucosa a tutto spessore.

Le ragadi anali: quali sono le cause e i sintomi

Non esiste una causa precisa nella genesi delle ragadi anali. Potrebbe essere ad esempio un trauma locale dovuto al passaggio di feci molto dure, così come un ipertono dello sfintere anale (ovvero un aumento della contrattura dello sfintere anale). Certamente, una dieta povera di fibre vegetali predispone il paziente allo sviluppo di questo disturbo.
Per quanto riguarda la sintomatologia, in presenza di ragadi, il dolore anale è piuttosto rilevante, specie durante la defecazione; per questo motivo il paziente sviluppa una stitichezza riflessa e inconscia, meglio dire una ritenzione fecale che non lo fa andare di corpo per paura del dolore. Questo però provoca maggiore costipazione, feci più dure e peggioramento del dolore anale. Circa il 70% dei pazienti presenta tracce di sangue nelle feci o sulla carta igienica. Il sangue, normalmente, non è però copioso come nel caso del sanguinamento emorroidario. 
La diagnosi viene effettuata normalmente sulla base della storia raccontata dal paziente e sull’esame obiettivo condotto dal medico, attraverso una semplice esplorazione rettale e/o un’anuscopia (esame endoscopico dell’ano).
La terapia si basa sulla risoluzione della costipazione con una dieta ricca di fibre che renda le feci più soffici o l’utilizzo di lassativi naturali; in caso di insuccesso dietetico, si raccomanda l’utilizzo di lassativi. In caso di ulteriore insuccesso, prende piede l’ipotesi chirurgica attraverso la sfinterotomia, normalmente dopo un mese di terapia medica, per lo più con creme rettali a base di anestetici e cortisone.

Le emorroidi: cosa sono

Il plesso venoso emorroidario è una struttura venosa che ha tendenza a ingrossarsi e prolassare, diventando la più frequente causa di patologia anale. Tuttavia, c’è una sottostima dell’incidenza delle emorroidi per una sorta di “imbarazzo” da parte dei pazienti che presentano questa condizione, che spesso non si rivolgono al medico. 
Interessante è sapere che il sanguinamento emorroidario non è di natura venosa ma arteriosa: questa affermazione è supportata dal colore rosso vivo (se fosse sangue venoso sarebbe scuro).
Come detto, le emorroidi sono strutture fisiologiche, che diventano patologiche quando si ingrossano, si infiammano e prolassano. L’ingrossamento delle emorroidi provoca fastidio, dolore, prurito anale, fino al prolassamento delle stesse (cioè la fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale). 
Inoltre, può presentarsi sanguinamento per il trauma provocato da feci dure che traumatizzano una mucosa emorroidaria già infiammata. Il prolassamento porta a emissione di muco con le feci e, in alcuni casi, a trombizzazione delle emorroidi (stasi venosa all’interno di una o più emorroide per il mancato passaggio di sangue, dovuto al prolasso stesso).

Le cause delle emorroidi

Varie sono le cause delle emorroidi: la diminuzione dell’introito alimentare di fibre, che provoca feci più dure con maggiore sforzo nella defecazione e l’ingorgo venoso emorroidario con possibile alterazione del ritorno venoso. Altra causa conosciuta è la gravidanza, con il medesimo meccanismo descritto sopra. Oppure, per citare altre cause principali:

  • lo stare seduti a lungo sul wc (a leggere o al pc portatile);
  • la stipsi;
  • i lavori che portano il soggetto a stare molto in piedi (baristi, farmacisti); 
  • la diarrea cronica;
  • l’obesità;
  • le malattie infiammatorie del colon.

Quali sono i sintomi delle emorroidi

Oltre a quelli ricordati sopra troviamo i seguenti sintomi:

  • sanguinamento
  • prolassamento
  • fastidio
  • prurito
  • infiammazione
  • dolore, specie dovuto a spasmo
  • trombizzazione delle emorroidi con ulteriore dolore (la cosiddetta crisi emorroidaria)
  • difficoltà nella semplice igiene personale.

Il dolore giunge al suo massimo in 2-3 giorni. Se dura di più, si può pensare alla concomitanza di una ragade anale (circa il 20% dei pazienti presenta emorroidi in associazione con ragadi). 
La maggior parte dei casi di sintomi legati all’infiammazione emorroidaria si risolve spontaneamente o con la sola terapia medica. L’ispezione della parte, esplorazione rettale e anuscopia sono sufficienti per effettuare la diagnosi. Si possono effettuare sigmoidoscopia o colonscopia se il sanguinamento non è certamente dovuto alle emorroidi.

Prevenzione e trattamento delle emorroidi

Per il trattamento delle emorroidi, può essere utile:

  • aumentare l’introito di liquidi e fibre in modo da avere feci più morbide per facilitare la defecazione e diminuire la tendenza alla stipsi;
  • non stare troppo seduti sul wc;
  • semicupi tiepido-caldi 2-3 volte al giorno;
  • assumere analgesici locali e sistemici;
  • avere una igiene locale adeguata;
  • utilizzare flebotropi per via orale;

L’intervento chirurgico è da praticare solo su indicazione del proctologo.

Fonti

Ultimo aggiornamento:19-04-2021

Ultimi articoli pubblicati