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Endometriosi, un disturbo che colpisce molte donne in età fertile

Molte donne, durante il ciclo mestruale, presentano piccoli disturbi o generici fastidi che non riescono a ricondurre a una malattia specifica. In molti casi, questa sensazione è il segnale di una patologia specifica: l’endometriosi. Questo disturbo è ancora poco conosciuto, nonostante sia ampiamente diffuso: secondo il Ministero della Salute ne sono affette in varie forme e stadi circa 3 milioni di donne. In nessun caso è però una malattia da sottovalutare, siccome nelle forme più gravi può ridurre fortemente la qualità della vita.

Endometriosi: una parola difficile per una definizione semplice
L’endometriosi, è una patologia benigna, caratterizzata dalla presenza in una zona anomala di un tessuto simile all'endometrio, una mucosa che di norma riveste la superficie interna dell'utero. A esserne più colpite sono le ovaie, ma varie sono le sedi in cui può presentarsi; a seconda della localizzazione può assumere un grado e una classificazione differente. Il Ministero della Salute ne distingue tre forme:

  • una prima presenta lesioni da 0.5 a 4 cm e colpisce gli impianti peritoneali superficiali, ovvero le zone del peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale e pelvica;
  • una seconda, si può presentare nelle cosiddette forme infiltranti, ovvero manifestazioni di endometriosi profonda in cui le lesioni sono nodulari o a placche e interessano per lo più il tratto retto-vaginale, con infiltrazioni peritoneali superiori a 5 mm;
  • da ultimo, l’endometriosi ovarica, è la più grave e la più difficilmente diagnosticabile: si presenta nella forma di cisti ovariche, dette anche endometriomi.

Un disturbo che colpisce molte donne in età fertile
L’endometriosi può colpire tutte le donne in età fertile, nel periodo che intercorre tra la prima mestruazione e la menopausa; secondo il Ministero della Salute il rischio più alto si ha tra i 25 e i 35 anni. La sintomatologia è molto disparata: dal dolore pelvico, a quello mestruale, a quello durante i rapporti sessuali, a stanchezza fisica, cefalea, gonfiore addominale, stitichezza, intestino irritabile, sino ad arrivare a fenomeni depressivi. In casi meno frequenti comporta anche infiammazioni, aderenze, cisti e noduli; nel 30-40% dei casi può causare ridotta fertilità.

La cura, i fattori di rischio e le terapie più diffuse per l’endometriosi
Secondo la maggior parte degli specialisti, sapere di soffrire di questo disturbo è l'inizio della cura. Molte donne infatti non se ne accorgono perché la malattia non sempre si manifesta in modo palese. È buona norma fare caso ai fastidi, ancor più se in famiglia qualcuno ne è affetto, poiché in questi casi il rischio di sviluppare la patologia è fino a sette volte maggiore. Vari sono gli strumenti per una pronta diagnosi; i più efficaci sono l'ecografia transvaginale, la risonanza pelvica e la laparoscopia. Nella maggior parte delle pazienti l’endometriosi deve essere semplicemente tenuta sotto controllo: visite periodiche e terapie mediche, come quelle a base di progesterone o associazioni estro progestiniche, ovvero la pillola anticoncezionale, sono le più diffuse. Nei casi più gravi è invece necessario l'asporto del tessuto endometriosico, attraverso il ricorso all’intervento chirurgico mediante laparoscopia, una tecnica di intervento poco invasiva.

L'endometriosi e le esenzioni
Dal 2017 questa malattia, negli stadi clinici più avanzati (III e IV grado), rientra nei livelli essenziali di assistenza, noti anche come LEA. È quindi ritenuta una patologia "cronica e invalidante", per la quale il Servizio Sanitario Nazionale prevede l'esenzione del ticket.

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