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Enuresi: problemi della pipì a letto - Bambina divertita
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La pipì a letto, in termine tecnico enuresi, fa parte del normale processo di crescita: molti bambini non sono in grado di controllarsi fino ai 3 anni e generalmente l’enuresi notturna non deve essere considerata come un problema fino ai 6 anni. Il disturbo può essere definito come tale solo quando porta il bimbo a bagnare il letto almeno due o tre volte a settimana per periodi prolungati. Si stima che ne soffra un bambino su 10.

Quali possono essere le cause che scatenano questo disturbo?
Per anni le cause del disturbo sono state ritenute di natura psicologica, ricondotte cioè a condizioni di intenso stress emotivo, quali l'inizio della scuola, la nascita di un fratellino o la separazione dei genitori. Recentemente tuttavia è stato dimostrato che i motivi scatenanti potrebbero essere di natura medica e che una diagnosi tempestiva e precoce permetterebbe di instaurare la terapia più appropriata per risolvere completamente il problema. Gli studi degli ultimi anni hanno dimostrato anche che alla base dell’enuresi potrebbe esserci anche la familiarità della problematica: spesso infatti almeno uno dei genitori ha sofferto a sua volta del disturbo da piccolo.

Le forme di enuresi sono due
Si distinguono due forme di enuresi: la prima è dovuta a una mancanza della vasopressina, un ormone che regola la produzione di urina nelle ore notturne: il bambino bagna il letto di solito una sola volta durante la notte. La seconda è causata sia dalla mancanza del medesimo ormone sia da un’iperattività della vescica, che si contrae spesso e ha bassi livelli di riempimento: il bambino bagna il letto più di una volta per notte e mostra problemi anche durante il giorno, con un bisogno frequente di urinare.

Le terapie più efficaci
Il bambino che soffre di enuresi non solo prova fastidio fisico, ma manifesta anche problemi psicologici e sociali, con perdita di autostima, mancanza di fiducia, senso di colpa e difficili rapporti con i coetanei. Molte sono le terapie efficaci: il pediatra saprà indicare di volta in volta la migliore. In generale comunque due sono le più utilizzate, quella farmacologica e quella comportamentale. Quest’ultima propone due soluzioni. La prima sono gli allarmi acustici notturni, costituiti da un piccolo sensore collegato alla biancheria intima, che dà un segnale quando il piccolo comincia a bagnarsi. L’allarme, attivandosi, sveglia il bambino. A poco a poco, il bambino sarà capace di svegliarsi autonomamente. La seconda è il training minzionale: consiste in una serie di esercizi vescicali, che servono per aumentare la capacità funzionale della vescica e correggere le abitudini sbagliate del bambino. È fondamentale ricordare che anche il comportamento dei genitori è molto importante: è sempre bene cercare di dimostrarsi comprensivi, incoraggiando il bambino senza colpevolizzarlo.

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