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Epistassi nasale: come fermare il sangue dal naso?
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L’epistassi è il termine scientifico che definisce il sanguinamento del naso: è un fenomeno abbastanza comune, soprattutto nei bambini, che spesso però può creare allarmismi poiché a volte si presenta in modo improvviso. Il flusso di sangue può giungere infatti da una narice soltanto o da entrambe per una durata variabile: nella maggior parte dei casi la perdita ha un decorso di pochi secondi ma, nei casi più gravi, può arrivare anche ad alcuni minuti.

Epistassi anteriori e posteriori: in cosa differiscono
Due sono le forme principali di epistassi: anteriore e posteriore. Le prime sono le più diffuse e hanno origine nella parte del naso più facilmente accessibile, quindi sono più facili da riconoscere e da curare. Vengono generalmente trattate senza l’aiuto di un medico, direttamente a casa. Anche per questo, è difficile stabilire con esattezza la frequenza del fenomeno: più del 60% della popolazione ha dichiarato di avere sperimentato almeno una volta nella vita un episodio di epistassi ma solo il 6% di loro si è dovuto confrontare con epistassi abbondanti o frequenti, con necessità di ricorrere a cure mediche. Nei casi in cui il sanguinamento nasale non si arresti in un tempo ragionevole è bene recarsi in pronto soccorso per una sospetta epistassi “posteriore” ovvero con interessamento delle strutture posteriori del naso. Queste parti comunicano con la porzione superiore della faringe, il rinofaringe, attraverso due aperture, note con il nome di coane.

Le cause più comuni del sangue dal naso
Varie possono essere le cause dell’epistassi comune. Le principali sono:

  • la rottura dei piccoli vasi sanguigni che costituiscono la mucosa nasale: le ragioni possono essere le più disparate, da un banale raffreddore, al soffiare il naso troppo forte;
  • piccole ulcerazioni della mucosa nasale provocate da continui sfregamenti del naso: questo accade soprattutto ai più piccoli che spesso mettono le mani nel naso e creano piccole lesioni;
  • la presenza di corpi estranei all’interno del naso;
  • traumi facciali o nasali;
  • interventi di chirurgia nasale;
  • sinusite o allergie;
  • secchezza delle narici: per lo più causata da un ambiente troppo caldo o molto secco;
  • un uso eccessivo degli spray decongestionanti nasali, antistaminici e cortisonici: oltre a provocare irritazione nasale, possono causare sanguinamento soprattutto se il getto è diretto verso il setto nasale e non sulle pareti laterali;
  • l’impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei;
  • la deviazione del setto nasale che altera il normale flusso aereo all’interno del naso provocando secchezza della mucosa nasale con conseguente epistassi.

Le cause più importanti
L’epistassi può essere la spia di un’ipertensione arteriosa, e in alcuni casi può presentarsi come la valvola di scarico di un attacco ipertensivo che avrebbe invece potuto provocare conseguenze più gravi. Possono provocarla anche tumori maligni e benigni, oppure le forme di coagulopatia congenita come l’emofilia o la malattia di von Willebrand. Si dovrebbe fare particolare attenzione all’utilizzo in maniera importante e cronica di anticoagulanti o antiaggreganti ovvero farmaci per fluidificare meglio il sangue, soprattutto se il dosaggio non è ben controllato. Da ultimo, nei bambini, alcune forme di emicrania possono portare a una maggiore incidenza di epistassi.

Cosa fare in caso di epistassi
Sia per le forme lievi che per quelle più gravi, è fondamentale non perdere la calma e stringere il naso con le dita per alcuni minuti, cercando di respirare dalla bocca. Mantenere una posizione eretta, evitando di sdraiarsi, aiuta a diminuire la congestione nasale; un buon alleato è la borsa del ghiaccio, benefica per il suo effetto vasocostrittore. Un’altra soluzione pratica è l’utilizzo di una garza abbondante (mai cotone idrofilo), unita a pomate o soluzioni cicatrizzanti all’interno del naso. Dopo un episodio di epistassi, si formerà una crosta all’interno del naso: è importante ricordarsi di non manipolarla in alcun modo o cercare di toglierla in modo da evitare che l’emorragia si ripresenti.

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