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Esofagite: cause, diagnosi, prevenzione e trattamenti

I microbi, le allergie e i farmaci possono causare esofagite, l’infiammazione della mucosa esofagea. Questo disturbo è generato da molteplici fattori e condizioni tra cui infezioni batteriche, allergie, traumi, reflusso di succhi gastrici o ustioni. In linea generale, le manifestazioni principali sono deglutizione dolorosa, dolore toracico, nausea, vomito, dolore addominale, tosse e diminuzione dell'appetito. In base alla causa scatenante se ne riconoscono diversi tipi. La forma più diffusa è associata al reflusso gastro-esofageo (esofagite da reflusso), una condizione in cui si verifica un’anomala risalita dei succhi gastrici che danneggiano l’esofago causando una fastidiosa sensazione di bruciore. Questa sensazione è causata dal malfunzionamento del cardias, l'orifizio posizionato tra stomaco e esofago, che ha il compito di impedire la risalita del contenuto gastrico nell'esofago. In caso di andamento cronico, il reflusso può determinare lo sviluppo di un'infiammazione permanente a carico dei tessuti dell'esofago.
Gli allergeni presenti negli alimenti o nell’aria sono invece coinvolti in una forma di esofagite chiamata “eosinofila”. Quest’ultima, è correlata alla presenza di una quantità anomala di eosinofili (tipologia di globuli bianchi) nell’esofago, con conseguente disfunzione esofagea a evoluzione cronica. La patogenesi non è del tutto nota: chi ne soffre presenta una vasta gamma di sintomi, tra cui disfagia (ovvero difficoltà a deglutire i cibi), arresto di cibo nell’esofago, bruciore e dolore retrosternale.

Una tempestiva diagnosi aiuta a prevenire le complicanze dell’esofagite
La diagnosi è principalmente basata sulla raccolta della storia clinica del paziente, in particolar modo il medico valuterà i sintomi avvertiti dal paziente e la presenza di eventuali patologie concomitanti, affidandosi anche ad alcuni esami strumentali che consentono di quantificare la presenza di acido, il numero degli episodi di reflusso che si verificano nel corso della giornata e forniscono preziose informazioni sullo stato di salute della mucosa esofagea.
In caso di sospetta esofagite eosinofila, il medico potrà prescrivere specifici test per valutare la risposta a determinati allergeni.
È bene non sottovalutare mai i primi campanelli di allarme e consultare il medico subito dopo la comparsa dei primi sintomi, soprattutto se si associano a quelli tipici di un'influenza, come febbre, mal di testa e dolori muscolari.
Le complicanze sono rare ma clinicamente rilevanti: se non adeguatamente trattata, l’esofagite può evolvere in stenosi, ovvero la riduzione del condotto esofageo, con ulteriori complicazioni, come anemia e emorragia digestiva. Il decorso più problematico è l’esofago di Barrett, una malattia precancerosa che colpisce l'esofago, danneggiandolo talvolta in modo permanente.

Come prevenire e trattare l’esofagite
La prevenzione e il trattamento dell’esofagite dipendono dalla causa scatenante. Nel caso in cui sia correlata alla presenza di reflusso gastroesofageo, è opportuno seguire tutti gli accorgimenti validi per tenere a bada la condizione clinica sottostante. In questi casi, è quindi consigliabile prediligere uno stile di vita corretto, accompagnato da un’alimentazione adeguata, prediligendo pasta, pane, carni magre, riso e frutta, ricordandosi di bere molta acqua. È inoltre importante tenere sotto controllo il peso corporeo, smettere di fumare, evitare alcool e bevande gassate e sollevare leggermente la testata del letto prima di coricarsi.
Particolare attenzione va posta anche allo svolgimento dell’attività fisica poiché i sintomi compaiono o tendono a peggiorare durante un intenso sforzo fisico e quando si assumono determinate posizioni (come ad esempio quella orizzontale o "a testa in giù") che aggravano l'ernia iatale, una condizione frequente nei pazienti con esofagite da reflusso.
In alcuni casi, su consiglio del medico, è opportuno ricorrere alla terapia farmacologica per la cura del reflusso gastroesofageo, tra cui antiacidi a base di bicarbonato di sodio e magnesio, antiacidi che contengono alginati, antisecretivi, antagonisti dei recettori h2 dell’istamina e inibitori della pompa protonica. 
In caso di esofagite eosinofila, in base alle indicazioni del medico, si procederà a escludere a rotazione alcuni specifici alimenti per osservare l'andamento dei sintomi nel tempo e, in un secondo momento, correlare la loro ricomparsa (o meno) alla reintroduzione dell’alimento. Questo approccio consentirà di identificare l’agente scatenante per attuare le dovute contromisure.

Fonti

  • Daniell, H.W., Acid suppressing therapy as a risk factor for Candida esophagitis, Dis. Esophagus, volume 29, issue 5, pages 479–483, 2016.

    https://doi.org/10.1111/dote.12354

  • Castell, D.O., et al., Review article: the pathophysiology of gastro-oesophageal reflux disease - oesophageal manifestations, Aliment. Pharmacol. Ther.20 Suppl 9, pages 14–25, 2004.

    https://doi.org/10.1111/j.1365-2036.2004.02238.x

  • Arrigo, S., et al., L’esofagite eosinofila: focus sulla terapia, Prospettive in Pediatria, Ottobre-Dicembre 2016, vol. 46, number 184, pages 290-299.

  • De Bortoli, N., et al., Esofagite eosinofila: diagnosi e gestione clinica, Position statement S.I.G.E.

Ultimo aggiornamento 24-10-2019
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