Cerca
Back Torna agli articoli
Share Save
I farmaci gastroprotettori: cosa sono e come utilizzarli

I farmaci gastroprotettori sono estremamente utili ed efficaci nel trattare molti disturbi gastroenterologici. Questa categoria comprende diverse classi di farmaci, con meccanismi d’azione diversi. Tuttavia, pur essendo farmaci sicuri, il loro utilizzo dovrebbe sempre essere valutato con giudizio su base individuale.

I farmaci gastroprotettori: un aiuto per il nostro stomaco

Con il termine gastroprotettori, generalmente, si intende tutta una categoria di farmaci in grado di proteggere lo stomaco dai danni causati dalle più svariate condizioni, dall’uso/abuso di antinfiammatori alle patologie che colpiscono la mucosa gastrica. In realtà, fra i gastroprotettori si annoverano farmaci appartenenti a diverse classi, ognuna con le proprie peculiarità. Dai problemi più banali, come la digestione difficoltosa (dispepsia), all’acidità di stomaco, fino all’ulcera gastrica, i farmaci gastroprotettori sono presidi importantissimi per molte affezioni.

Come funzionano i gastroprotettori?

In linea generale, per proteggere la mucosa gastrica – ovvero lo strato di cellule più superficiale che ricopre lo stomaco – è necessario diminuire l’acidità che è fisiologicamente presente nello stomaco, frutto delle sue secrezioni composte principalmente di acido cloridrico (HCl). L’acidità di per sé non è negativa, al contrario è fondamentale per assolvere le funzioni dello stomaco, ovvero quelle di digerire gli alimenti e di “disinfettarli”, grazie all’azione microbicida dell’acido cloridrico. Ma come è possibile che questa acidità alcune volte sia dannosa per lo stomaco e per noi stessi? Fisiologicamente, sono presenti delle funzioni in grado di mantenere controllata l’acidità gastrica e, in questo modo, proteggere la mucosa dall’azione erosiva dei succhi gastrici; la principale è la produzione, da parte di alcune cellule dello stomaco, di uno strato di muco in grado di formare una sorta di pellicola che, di fatto, evita il contatto diretto tra la mucosa gastrica e le secrezioni acide. Quando la secrezione di muco viene meno, o quando non è sufficiente a proteggere lo stomaco, l’azione erosiva dell’acido cloridrico si ripercuote anche sulla mucosa gastrica, portando all’insorgenza di danni.

I diversi tipi di gastroprotettori

Ma come si può diminuire l’acidità dello stomaco e quindi proteggerlo? Sostanzialmente si può ricorrere a quattro diverse soluzioni, che corrispondono a classi diverse di farmaci:

  • contrastare – o meglio – bilanciare chimicamente l’acidità gastrica grazie a sostanze “tampone”: i farmaci che agiscono in questo modo sono chiamati antiacidi e sono costituiti principalmente da sostanze come il bicarbonato di sodio, l’idrossido di alluminio, l’idrossido di magnesio e il calcio carbonato, spesso in combinazione tra loro. Sono farmaci efficaci, maneggevoli (ovvero che danno raramente effetti collaterali anche eccedendo la dose) e con pochi effetti collaterali, ma la loro azione è piuttosto limitata nel tempo;
  • formare una barriera in grado di proteggere la mucosa gastrica dalle secrezioni acide: sono i farmaci cosiddetti citoprottetori; tra questi il sucralfato è il principio attivo più utilizzato;
  • aumentare la produzione di muco: è il caso di farmaci analoghi delle prostaglandine come il misoprostolo o del bismuto;
  • diminuire direttamente la secrezione acida dello stomaco: è sicuramente il meccanismo più efficace e duraturo, sono i farmaci cosiddetti antisecretivi che comprendono gli inibitori di pompa protonica (IPP) - tra i composti più utilizzati in assoluto in campo gastroenterologico - e gli antagonisti del recettore H2 dell’istamina (o H2 antagonisti). Entrambe le famiglie di farmaci diminuiscono la produzione di acido cloridrico (HCl) da parte dello stomaco, ma in maniera diversa: gli IPP bloccano la cosiddetta “pompa protonica” direttamente a livello delle cellule secernenti HCl, mentre gli H2 antagonisti diminuiscono l’acidità gastrica operando in maniera indiretta sui recettori per l’istamina.

Quando andrebbe assunto un gastroprotettore?

I gastroprotettori sono tra i farmaci più usati (e abusati) al mondo, da un lato in virtù dell’ampia diffusione di problematiche correlate allo stomaco, dall’altro per il loro profilo di sicurezza. Occorre tuttavia ricordare che, come tutti i farmaci, andrebbero assunti sotto supervisione medica, anche perché le diverse classi di farmaci differiscono per indicazioni e modalità d’uso:

  • i farmaci antisecretivi, in particolare gli inibitori di pompa protonica, sono i farmaci di prima linea per l’ulcera peptica (ovvero gastrica o duodenale), per il reflusso gastroesofageo e per proteggere lo stomaco in caso di uso di farmaci gastrolesivi (come gli antiinfiammatori) e di rischio emorragico; sono inoltre utilizzati, assieme a un mix di antibiotici, per l’eradicazione dell’infezione da Helicobacter pylori;
  • antiacidi e sucralfato sono farmaci molto utili in caso di acidità, difficoltà digestive (dispepsia), gastrite e malattia da reflusso gastroesofageo;
  • il misoprostolo e il bismuto sono anch’essi utili nella prevenzione del danno gastrico da farmaci antiinfiammatori, ma sono prescritti più raramente.

Possibili effetti collaterali dei gastroprotettori

Sono farmaci sicuri nella stragrande maggioranza dei casi. Ciononostante, ogni classe di gastroprotettori presenta alcuni possibili effetti collaterali, specifici per ogni categoria, che andrebbero discussi con il medico curante. Negli ultimi anni, in particolare, è molto acceso il dibattito riguardo ai potenziali rischi dell’assunzione cronica degli inibitori di pompa protonica: alcuni studi hanno evidenziato un possibile aumento di rischio di fratture ossee, di polmonite, di problemi renali e di demenza. È inoltre ormai appurato come gli inibitori di pompa protonica siano in grado di modificare – pur in maniera transitoria – la flora batterica intestinale: essi infatti riducono in maniera così importante l’acidità gastrica che si può avere come potenziale conseguenza la proliferazione di alcune specie batteriche nell’intestino, come avviene nei casi di Sindrome da Sovraccrescita Batterica dell’Intestino (SIBO), o dismicrobismo intestinale; inoltre, alcuni studi sembrano suggerire che esista, per gli stessi motivi, un rischio aumentato di infezioni gastrointestinali, in particolare quella da Clostridium Difficile, un patogeno responsabile di una pericolosa diarrea. Tuttavia, essendo ad oggi le evidenze scientifiche contrastanti, la raccomandazione è quella di utilizzare questi farmaci solo quando necessario e al dosaggio minimo possibile.

Fonti

Ultimo aggiornamento:30-06-2020

Ultimi articoli pubblicati