Icona ok L'articolo è stato aggiunto ai tuoi preferiti Icona chiudi ok
Iscriviti a Uwell per gestire la tua salute Registrati
back icon Torna agli articoli
Febbre gialla e viaggi: rischi di trasmissione e vaccinazioni
Cerca medico
Prenota online visita Hai bisogno di uno specialista?

Cerca lo specialista che ti serve e prenota online la tua visita

La febbre gialla fa parte delle cosiddette febbri emorragiche virali: una costellazione di sindromi causate da differenti virus, trasmessi all’uomo dopo un contatto con animali (soprattutto zanzare, ma anche zecche, bovini, ovini), molto frequenti in alcune aree del mondo. Nel caso della febbre gialla, le zone a rischio si trovano in due continenti: Africa e America Latina. Ogni anno vengono colpite quasi 200 mila persone e circa un terzo purtroppo muore a causa dell’infezione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato nel 2017 un ambizioso piano per offrire entro il 2026 protezione ad almeno un miliardo di persone nei confronti della febbre gialla, grazie a estese campagne di vaccinazione, al controllo dei vettori (le zanzare) e al potenziamento delle strutture sanitarie nei paesi in via di sviluppo.

Come si trasmette la febbre gialla e quali sono le potenziali conseguenze
La febbre gialla deve il suo nome al colorito giallastro della cute e delle mucose che può comparire come espressione di danno al fegato, l’organo principalmente colpito. La trasmissione all’uomo avviene attraverso le punture delle femmine di zanzara, nello specifico, quelle dei generi Aedes e Haemagogus.

Si parla di tre cicli di trasmissione: urbano, della savana e della giungla, a seconda delle aree geografiche e del fatto che le zanzare veicolino il virus all’uomo dopo aver punto altri umani o animali quali scimmie. In altre parole, il ciclo urbano identifica i casi in cui l’uomo viene punto nei centri abitati da zanzare che si sono infettate pungendo prima altri umani; gli altri cicli si svolgono in ambienti quali la foresta tropicale, quando le zanzare trasmettono il virus all’uomo dopo aver punto primati non umani.

In molti casi, l’infezione è silente, altrimenti i sintomi compaiono dopo una breve incubazione di 3-6 giorni. Le manifestazioni cliniche sono variabili: si va da quadri lievi, sovrapponibili a una sorta di leggera sindrome simil-influenzale, a situazioni gravi, purtroppo anche mortali.

Classicamente si parla di una malattia a due fasi. Nella prima si hanno febbre, dolori muscolari, mal di testa, congiuntivite, vomito. Il tutto si può risolvere in pochi giorni, oppure, in un caso su sette, si può entrare nella seconda fase dopo 24-48 ore di apparente benessere: il quadro clinico diventa grave, si hanno: epatite (con ittero), sanguinamenti e disfunzione di vari organi, fino al decesso di oltre la metà delle persone che sviluppano la forma severa. Purtroppo, attualmente non esiste una terapia antivirale specifica.

Il vaccino contro la febbre gialla: indicazioni e controindicazioni 
Da alcuni anni è disponibile un vaccino contro la febbre gialla. È un vaccino vivo attenuato: in altre parole, è ottenuto da un ceppo virale che viene “indebolito” in laboratorio, in modo tale da stimolare il sistema immunitario della persona vaccinata. Questa tipologia di vaccini è molto frequente per vari tipi di patologie, risultando nel complesso molto efficace e ben tollerata.

La vaccinazione rappresenta uno dei pilastri della strategia dell’OMS per contrastare la febbre gialla per chi vive in aree a rischio, ma da anni è un presidio prezioso anche per i viaggiatori che si recano in zone dove la patologia è presente. Peraltro, alcuni paesi, anche per il solo transito aeroportuale, richiedono obbligatoriamente una certificazione attestante l’avvenuta vaccinazione: un esempio è il Camerun. È fondamentale rivolgersi a uno specialista di medicina dei viaggi e/o consultare siti istituzionali, come quello del Ministero degli Affari Esteri, per la lista aggiornata dei paesi per cui vige tale obbligo. Comunque, anche laddove la vaccinazione non sia obbligatoria, può essere raccomandata e una consulenza specialistica è sempre consigliata. Il vaccino si somministra preferibilmente per via sottocutanea e una sola dose conferisce protezione per tutta la vita entro 10 giorni dall’iniezione. Una dose di richiamo può essere utile in alcune condizioni da definire dopo accurata consulenza pre-vaccinale. La vaccinazione non va effettuata in bambini di età inferiore ai 6 mesi, in soggetti con importanti condizioni di indebolimento del sistema immunitario e in persone con storia di grave allergia a pollo e uova. Il vaccino è in generale ben tollerato, estremamente rare sono le reazioni avverse.

Fonti

Ultimo aggiornamento 28-10-2019
Cerca medico
Prenota online visita Hai bisogno di uno specialista?

Cerca lo specialista che ti serve e prenota online la tua visita

Prenditi cura di chi ami
Profilo Salute Prenditi cura di chi ami

Non ricordi mai i dati medici di chi ami? Crea il loro profilo salute: conservi le info e le consulti quando serve

Registrati a Uwell! Ogni giorno contenuti personalizzati per condurre una vita sana