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Feci dure: cause, sintomi e rimedi

Le feci dure sono molto asciutte e difficili da espellere, compaiono in seguito a stitichezza (chiamata anche stipsi), un disturbo che comporta la saltuarietà dell’evacuazione: le feci, rimanendo nell’intestino, si disidratano, si asciugano, diventano quindi più dure e difficili da espellere. A causare stitichezza e feci dure, di solito, è la sedentarietà e l’alimentazione scorretta, povera di fibre, con scarso apporto di liquidi. Ma la causa potrebbe risiedere anche in una patologia che interessa il tratto gastrointestinale, come la sindrome del colon irritabile. Se le feci dure si risolvono in pochi giorni, non è il caso di chiamare il medico o sottoporsi a cure particolari; quando il disturbo persiste nel tempo, è invece opportuno parlarne prima di tutto con il medico curante.

Cosa sono le feci?

Le feci sono i prodotti di rifiuto del nostro organismo che, dopo essersi formati nell’intestino, sono espulsi attraverso il canale rettale. Le feci sono composte, in genere, per il 75% da acqua e per il 25% da elementi solidi che includono un’eterogeneità di elementi: fibre non digerite, batteri, muco, grasso, calcio, fosfati, alcuni tipi di proteine, cellule intestinali. Si possono formare anche in periodi di digiuno.
Normalmente, hanno un aspetto marrone, chiaro o scuro. Quando assumiamo alimenti che contengono coloranti naturali o artificiali in grandi quantità, integratori a base di ferro o beta-carotene, o in presenza di sangue, le feci possono cambiare colore, passando dal verde, all’arancione, dal rosso, al bianco, fino al nero.

Le cause delle feci dure

La stitichezza è una delle cause principali delle feci dure. Questo disturbo è caratterizzato da mancanza di liquidi nell’apparato gastroenterico e dalla diminuzione dei movimenti nell’intestino. Come detto, fra le cause principali vi sono alimentazione e stili di vita scorretti. Tra questi ricordiamo:

  • scarso apporto di fibre nella dieta quotidiana: le fibre sono contenute in diversi alimenti, come cereali, legumi, mele, pere, prugne, carciofi e carote, solo per citarne alcuni;
  • scarsa idratazione: si dovrebbero assumere tra i due e i due litri e mezzo di acqua al giorno per mantenersi correttamente idratati;
  • assunzione eccessiva di alimenti a base di grassi animali e cibi molto zuccherati;
  • mangiare troppo velocemente;
  • non essere regolare nei pasti, assumendoli sempre a orari diversi;
  • non avere ritmi di veglia-sonno costanti;
  • avere la tendenza a reprimere lo stimolo o rimandare troppo spesso il momento dell’evacuazione.

L’attività fisica gioca un ruolo cruciale anche nella stitichezza: fare poca attività fisica, o non farne per nulla, può causare perdita di tonicità dell’intestino che si rilassa eccessivamente, rendendo difficoltoso il transito intestinale. Se, nonostante l’adozione di stili di vita e dieta corretti, le feci dure permangono per diversi giorni, la loro causa potrebbe dipendere da qualche patologia o disturbo. In questo caso, è opportuno parlarne quanto prima con il proprio medico curante.

Tra i disturbi e le patologie che possono provocare stitichezza e, di conseguenza, l’indurimento delle feci, ricordiamo: 

  • sindrome del colon irritabile;
  • variazioni ormonali causate, ad esempio, dalla gravidanza;
  • malattia di Crohn;
  • diverticoli;
  • polipi intestinali;
  • ipotiroidismo;
  • diabete;
  • emorroidi.

Le feci dure possono, però, anche essere sintomo di gravi patologie, come neoplasie dell’apparato gastrointestinale, morbo di Parkinson, ictus, sclerosi multipla o traumi della spina dorsale.

Come si manifestano le feci dure?

Le feci dure sono asciutte e difficili da espellere. Possono provocare diversi sintomi, tra cui: 

  • dolore, a causa delle lesioni provocate dal passaggio delle feci indurite sulle pareti anali;
  • sensazione di gonfiore e pesantezza addominale;
  • flatulenza;
  • crampi addominali;
  • nausea e vomito;
  • inappetenza;
  • distensione addominale.

Se le feci dure compaiono per pochi giorni o si manifestano sporadicamente, non c’è bisogno di contattare con urgenza il medico, anche se è consigliabile parlargliene, in modo che possa consigliare come comportarsi per risolvere il disturbo; alle volte, infatti, è sufficiente introdurre più fibre o bere più liquidi per ammorbidire ed espellere le feci. 

Nei casi seguenti, invece, è bene consultare il medico appena possibile: 

  • se le feci dure sono frequenti e durano oltre le tre settimane;
  • se sono accompagnate da altri sintomi come dolori addominali intensi, febbre, diarrea/alternanza di stitichezza e diarrea, dolore rettale, perdita di peso improvvisa;
  • se hanno una forma detta nastriforme, vale a dire sottile e allungata;
  • se sono accompagnate da sangue (senza emorroidi o ragadi);
  • se si ripetono con frequenza e durano più di 20 giorni.

I rimedi contro le feci dure

Il trattamento delle feci dure dipende dalla loro origine. In generale, è sufficiente migliorare l’alimentazione e lo stile di vita, assumendo più fibre, più acqua e muovendosi di più per favorire sia la tonicità sia la motilità intestinale. Nei casi più difficili, il medico curante, dopo attenta valutazione e, se necessario, dopo aver fatto esami specifici, potrebbe decidere di prescrivere farmaci lassativi che stimolano l’evacuazione.

Si possono trovare in diversi formati:

  • supposte di glicerina: questa sostanza causa ritenzione idrica nell’intestino, aumentando la quantità di fluidi e facilita quindi l’evacuazione; 
  • lassativi di massa: se assunti con abbondante quantità di acqua, questi farmaci formano una sorta di gel a livello intestinale che ingrossa e allo stesso tempo ammorbidisce le feci, facilitandone l’espulsione. Sono a base di fibre e non hanno un effetto immediato, di solito agiscono entro tre giorni, ma hanno anche la preziosa funzione di rinforzare la flora batterica, contribuendo a migliorare la salute e il transito intestinale. Tra questi lassativi troviamo: crusca, agar-agar, semi di psillio, gomma di guar, semi di lino, cellulosa;
  • lassativi osmotici: sono costituiti da sostanze (ioni) che, essendo difficilmente assorbibili dall’intestino, trattengono acqua nel tratto intestinale tramite l’azione osmotica (il passaggio di un solvente, di solito acqua, attraverso una membrana semipermeabile): maggiore è la loro concentrazione nel lume intestinale, maggiore sarà la quantità di acqua che riusciranno a tenere nell’intestino, in modo da umidificare le feci e favorirne l’espulsione. Tra i lassativi osmotici troviamo: lattulosio, sali di magnesio, mannite, tamarindo, sorbitolo;
  • lassativi irritanti: sono a base di sostanze vegetali come senna, aloe e rabarbaro e stimolano le contrazioni della parete intestinale, favorendo la motilità e l’espulsione delle feci. Sono molto potenti, soprattutto rispetto ai lassativi di massa, e vanno assunti per non più di dieci giorni. Oltre alle sostanze già citate, tra i lassativi irritanti troviamo bisacodile, sodio picosolfato e olio di ricino.

Ogni lassativo risponde a un’esigenza specifica e può essere indicato ai pazienti per diversi motivi: età, gravità del disturbo, etc., è sempre e solo il medico la persona di riferimento da consultare prima di decidere quale tipo di lassativo assumere.

Fonti

Ultimo aggiornamento:17-05-2020

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