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Cos’è la fibrillazione atriale: le cause e come si effettua la diagnosi
La fibrillazione atriale è la forma più comune di aritmia, caratterizzata da un battito irregolare dovuto a un’errata attività elettrica dell’atrio. Si ipotizza che un adulto di mezza età su quattro, in Europa e negli Stati Uniti, svilupperà negli anni fibrillazione atriale. Il disturbo può non dare sintomi o, al contrario, manifestarsi con palpitazioni, vertigini, dispnea, confusione, svenimento e affaticamento.
Si stima che un numero importante di ictus cerebrali possa avere origine proprio da questa aritmia. Un’altra forma particolarmente pericolosa di aritmia è la fibrillazione ventricolare, un’emergenza medica che si può verificare a seguito di un infarto, dovuta all’incapacità dei ventricoli di contrarsi in maniera adeguata per pompare il sangue in circolo.

Quali sono le cause della fibrillazione atriale e come si effettua la diagnosi

Le cause delle aritmie possono essere molteplici, alcune facilmente eliminabili, come fumo, alcol e caffeina, altre più complesse da gestire, come problemi medici quali infarto, ipertensione, cardiopatia, diabete e stress eccessivo. La prevenzione è sempre la prima delle difese e prevede uno stile di vita sano, con attività fisica regolare, attenzione particolare ai livelli di colesterolo LDL e HDL e, ovviamente, smettere di fumare.
La diagnosi comincia con la visita del medico, l’auscultazione del cuore e, se necessario, la prescrizione di alcuni esami più approfonditi, tra cui l’elettrocardiogramma (ECG). La terapia dipende dalla situazione individuale e può andare dalla terapia farmacologica fino a quella chirurgica.

Fumo e fibrillazione atriale: due pericolosi alleati

Ogni dieci sigarette fumate al giorno, il rischio di fibrillazione atriale aumenta del 14%. Si tratta di un rischio dose-risposta, come evidenziato dai risultati di uno studio pubblicato a luglio 2018 sull'European Journal of Preventive Cardiology, una rivista della European Society of Cardiology (ESC).
"Se fumate, smettete, e se non fumate, non iniziate" ha detto l’autore dello studio, Dagfinn Aune, ricercatore dell'Imperial College di Londra. “Abbiamo scoperto che i fumatori sono ad alto rischio di fibrillazione atriale” ma, aggiunge “il rischio è ridotto notevolmente in coloro che smettono di fumare”. Il fumo è una dipendenza letale: chi ne è schiavo, ha una probabilità del 50% di morire per questo e perderà in media dieci anni di vita. Benché sia in calo in Europa, il tabagismo è ancora molto comune ed è in aumento nelle donne, negli adolescenti e nelle persone socialmente svantaggiate. I fumatori presentano un rischio di fibrillazione atriale del 32% maggiore rispetto a chi non ha mai fumato, e del 21% rispetto agli ex-tabagisti.
Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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