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I gastroprotettori e le loro caratteristiche

I gastroprotettori sono farmaci utilizzati per proteggere la mucosa gastrica, principalmente da forme infiammatorie legate ad un aumento della secrezione acida, o all’impiego acuto o cronico di antinfiammatori non steroidei (FANS) o steroidei (cortisonici). 

I gastroprotettori: scopriamo le loro caratteristiche

I gastroprotettori sono farmaci ampiamente utilizzati; le categorie principali sono: 

  • Inibitori della pompa protonica (PPI): sono farmaci che agiscono riducendo la concentrazione di acido all’interno dello stomaco, con un meccanismo di inibizione dell’enzima H+/K+/ATPasi, che diminuisce la secrezione acida gastrica. Sono prescritti principalmente nel reflusso gastro-esofageo (nel quale l’acidità risale dallo stomaco all’esofago, con una sintomatologia tipica come il bruciore -pirosi - alla bocca dello stomaco o retrosternale), nelle gastropatie da ulcera gastrica e/o duodenale e in altre patologie gastriche. Le molecole più utilizzate sono omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo e rabeprazolo;
  • Antagonisti dei recettori istaminici H2 (anti H2): queste molecole sono in grado di colpire i recettori istaminici responsabili della secrezione acida. La loro somministrazione consente quindi di diminuire l’acidità gastrica. Le molecole principali sono ranitidina e cimetidina;
  • Antiacidi: agiscono neutralizzando l’acidità gastrica grazie alla loro natura basica (cioè con pH superiore a 7, diverso dall’ambiente acido gastrico). I principali rappresentanti di questa categoria sono il magnesio (nelle composizioni di ossido e trisilicato), citrato, bicarbonato di sodio e idrossido di alluminio. 
  • Altri come il bismuto o il misoprostolo.

Il ruolo del gastroprotettore durante la terapia antinfiammatoria con uso di FANS

Lo stomaco produce fisiologicamente succhi gastrici in quantità di circa un litro al giorno: questi hanno la caratteristica di essere acidi (poiché principalmente composti da acido cloridrico), la quale permette di degradare il bolo alimentare introdotto col cibo. L’acidità viene prodotta dalle cellule parietali gastriche con un pH di circa 0,8, cioè fortemente acido. I gastroprotettori, invece, aumentano il pH, rendendo l’ambiente gastrico più basico. Infatti, più ci si avvicina al pH 7, cioè alla neutralità, meno acido risulta l’ambiente.

I danni alla mucosa gastrica possono essere legati:

  • a un ulteriore aumento dell’acidità dei succhi gastrici nei soggetti che soffrono di stress: lo stress infatti provoca dispepsia da iperacidità, fino ad arrivare a gastrite e anche ulcera gastrica o duodenale;
  • all’assunzione (specie se prolungata) di farmaci gastrolesivi come gli antinfiammatori non steroidei (FANS) o i cortisonici, che hanno effetti negativi sulla mucosa gastrica poiché riducono la produzione di quegli elementi che normalmente servono a “proteggere” la mucosa dall’acidità.

I sintomi dell’iperacidità sono abbastanza noti: 

  • dolore;
  • pirosi o bruciore epigastrico;
  • reflusso gastro-esofageo;
  • nausea;
  • vomito;
  • formazione di erosioni e/o ulcere nei casi più gravi

Se un soggetto è affetto, per esempio, da artrosi o altra sintomatologia dolorosa e deve assumere un antinfiammatorio che funga anche da antidolorifico, è meglio che sia informato sui potenziali effetti indesiderati che questo può avere: ecco perché spesso a questo tipo di terapie si associano i gastroprotettori. Negli ultimi decenni, una delle cause principali dell'ulcera gastroduodenale è risultata essere l’utilizzo dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e steroidei. Negli Stati Uniti, il sanguinamento da ulcera gastrica post utilizzo di antinfiammatori ha portato a 796.000 accessi al pronto soccorso e a poco più della metà di ricoveri ospedalieri nel 2012. Molti sanguinamenti si sono verificati in persone anziane in cura con più farmaci contemporaneamente. Questa situazione richiede una prevenzione primaria della formazione dell'ulcera, attraverso farmaci come i gastroprotettori: molti studi clinici si sono concentrati sull'effetto della gastroprotezione, in particolare mediante inibitori della pompa protonica (PPI), nonché mediante antagonisti del recettore dell'istamina-2 e gli analoghi delle prostaglandine (misoprostolo). I risultati degli studi hanno confermato che il trattamento con PPI ha significativamente ridotto il rischio di ulteriore sanguinamento e la necessità di intervento endoscopico (gastroscopia) e chirurgia.

I PPI sono quindi farmaci utilissimi in caso di terapie croniche, ma anch’essi a loro volta possono avere degli effetti collaterali. Per questo, è fondamentale seguire correttamente la terapia prescritta dal medico e discutere eventuali problemi rilevati al più presto.

Fonti

  • Lee HL, et al. Utilization of gastroprotective strategies for nonsteroidal anti-inflammatory drug-induced gastrointestinal events in a major teaching hospital. Ther Clin Risk Manag., volume 2016:12, pages 1649–1657. 

    https://doi.org/10.2147/TCRM.S119722
  • Benmassaoud A, McDonald EG, Lee TC., Potential harms of proton pump inhibitor therapy: rare adverse effects of commonly used drugs. CMAJ 2015, volume 118, issue 9.

    https://doi.org/10.1503/cmaj.150570
  • Kuipers EJ. PPIs for prevention and treatment of peptic ulcer. Lancet Gastroenterol Hepatol., volume 3, issue 4, pages 214-215, 2018.

    https://doi.org/10.1016/S2468-1253(18)30047-5
Ultimo aggiornamento:16-08-2020

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