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Gastroprotettori e probiotici: perché co-somministrarli

Nonostante i gastroprotettori, per definizione, siano in grado di difendere lo stomaco da un’eccessiva acidità, l’assunzione di alcuni di questi farmaci, come per esempio gli inibitori di pompa protonica (proton pump inhibitor, PPI), è risultata associata ad alcuni effetti collaterali indotti da un’alterazione nella composizione del microbiota gastrico e intestinale, ovvero dell’insieme dei microrganismi che popolano le mucose di questi due organi. Ecco perché, per mitigare tali effetti, potrebbe essere utile la co-somministrazione di gastroprotettori e probiotici.

Cosa sono gli inibitori di pompa protonica?

Gli inibitori di pompa protonica sono tra i primi cinque farmaci più utilizzati al mondo. La loro azione terapeutica consiste nel sopprimere la produzione di acido cloridrico (HCl) da parte delle cellule della mucosa gastrica attraverso l’inibizione della cosiddetta pompa protonica (da cui prendono appunto il nome). Per questa ragione, i PPI sono normalmente prescritti per tutti i disturbi causati da un eccesso di acido cloridrico, come ulcere, gastrite e malattia da reflusso gastroesofageo. Sono inoltre usati anche per prevenire ulcere da stress o in caso di terapia con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Si tratta infatti di condizioni in grado di danneggiare la mucosa gastrica e di indurre sintomi come bruciore e dolore di stomaco, risalita di acidi nell’esofago ecc. Proprio per la loro capacità di proteggere lo stomaco da questi fastidi, i PPI vengono comunemente chiamati “gastroprotettori”.

Inibitori di pompa protonica: efficacia, sicurezza ed effetti collaterali

Per quanto i PPI siano considerati farmaci sicuri perché non gravati da importanti effetti collaterali, è stato dimostrato che il loro impiego (specie se protratto nel tempo) può determinare la comparsa di uno stato di disbiosi, ovvero un’alterazione della composizione del microbiota presente nello stomaco e nel primo tratto dell’intestino, che può causare diversi disturbi. Grazie ad un’analisi pubblicata sul World Journal of Gastroenterology che prende in esame 56 studi, per un totale di 356.683 pazienti, è stato possibile dimostrare che tra chi ha fatto uso di PPI si registra un aumento dell’incidenza di diarrea associata a Clostridium difficile.
L’aumentato rischio di andare incontro a disbiosi è in gran parte dovuto all’aumento del pH gastrico. Infatti, l’ambiente acido dello stomaco rappresenta una fisiologica barriera tra i batteri che abitano a livello del cavo orale e dell’esofago (e che qui dovrebbero rimanere confinati) e l’intestino. Inoltre, l’abbassamento dell’acidità gastrica contribuisce a far aumentare anche il pH del primo tratto dell’intestino, il duodeno, sfavorendo la sopravvivenza di batteri cosiddetti “acidofili” (come per esempio i lattobacilli) a vantaggio di specie potenzialmente patogene. L’assunzione di PPI è stata infatti associata anche alla SIBO (dall’inglese small intestinal bacterial overgrowth), una condizione caratterizzata da un’aumentata proliferazione di batteri nel primo tratto dell’intestino e associata a sintomi come gonfiore addominale, diarrea, steatorrea (emissione di feci untuose), flatulenza, dispepsia (difficoltà nel digerire) e perdita di peso.

Gastroprotettori e probiotici: l’importanza della co-somministrazione

Per ristabilire un corretto equilibrio tra i microbi che popolano il tratto gastrointestinale si sono rivelati molto utili i probiotici, che vengono definiti dall’Organizzazione mondiale della sanità come «microorganismi vivi e vitali che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo». Vista l’importanza di mantenere (o ristabilire) una corretta composizione del microbiota intestinale durante il trattamento con PPI, alcuni studi hanno valutato la possibilità di abbinare a una terapia con gastroprotettori anche l’assunzione di probiotici.
Per esempio, in un recente studio guidato da Qing-Hua Sun, del Peking University Third Hospital, a Beijing (Cina), e pubblicato su World Journal of Gastroenterology, sono stati presi in esame 67 pazienti con esofagite da reflusso, che sono stati suddivisi in due gruppi: a tutti i partecipanti allo studio è stato somministrato un gastroprotettore, ma solo in uno dei due gruppi è stato aggiunto alla terapia anche un probiotico. Dopo 4 settimane dalla fine del trattamento, che è durato 8 settimane, è stata valutata l’intensità dei sintomi gastrointestinali e i pazienti sono stati sottoposti ad alcuni esami. Dai risultati ottenuti, è emerso che la contemporanea somministrazione di PPI e probiotici riduce significativamente l’incidenza di SIBO, contribuisce a migliorare la sintomatologia e prolunga il tempo tra un episodio acuto e l’altro.
Alla luce delle attuali conoscenze, dunque, la co-somministrazione di PPI e probiotici sembra essere una valida strategia per migliorare l’azione terapeutica di questi farmaci, contrastando allo stesso tempo la comparsa degli effetti collaterali.

Fonti

Ultimo aggiornamento:03-06-2020

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