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Il burro fa male? Sfatiamo alcuni falsi miti con la scienza
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Per tanti anni il burro è stato messo al bando e additato come nemico della salute per il suo elevato contenuto di grassi saturi: c’è davvero qualche connessione?

Tra burro e malattie cardiovascolari non c’è connessione: uno studio lo dimostra
Il burro è stato infatti accusato, analogamente ad altri alimenti ricchi di questi grassi, di aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Questa convinzione è però stata smentita in Francia, la nazione con il più alto consumo di burro al mondo, dove viene considerato sinonimo di alta cucina. Proprio qui, nonostante sia molto utilizzato nella preparazione dei piatti, il rischio di malattie cardiovascolari resta basso. Il “paradosso francese” ha spinto alcuni clinici a una revisione degli studi effettuati, che negli ultimi anni ha portato a una parziale riabilitazione dei grassi saturi. È stato dimostrato infatti che non è presente alcun legame tra cibi ricchi di grassi saturi, come il burro, la panna, il latte e i formaggi e le malattie cardiovascolari. I grassi davvero deleteri per la salute del cuore sono quelli i grassi idrogenati. Nel 2016 un ulteriore studio ha tuttavia precisato che è necessario limitare il consumo di grassi saturi a quantità moderate, inserendoli nell’ambito di una dieta varia e equilibrata. Le attuali linee guida italiane raccomandano di non superare il 10% delle calorie totali attraverso l’apporto di acidi grassi saturi.

Il burro è ricco di vitamine, calcio e fermenti lattici
Il burro è un alimento naturale; contiene vitamina E, un potente antiossidante, ed è ricco di fermenti lattici, calcio, vitamine A e D. Una porzione di burro di 10 grammi fornisce all’incirca 76 kcal e contiene 25 mg di colesterolo: una quantità ben al di sotto del quantitativo giornaliero da non superare, ovvero 300 mg. Il colore giallo del burro è dovuto alla presenza di beta-carotene, il precursore della vitamina A, nell’alimentazione delle mucche: durante l’estate, infatti, venendo alimentate con erba fresca che contiene carotene, le vacche producono un latte da cui si ricava un burro giallo. In inverno, invece, quando l’alimentazione passa al fieno secco, il colore tende per lo più al bianco.

Pane e burro per iniziare la giornata
Per legge, il burro deve avere come minimo l'82% di grassi ma, contenendo acqua, risulta un po’ meno calorico dell’olio. È facilmente digeribile se consumato crudo e, se assunto in piccole quantità, può risultare persino benefico per la salute. Dunque, la classica merenda della nonna, un velo di burro spalmato su una fetta di pane con un cucchiaino di marmellata, può fornire all’organismo l’energia necessaria per iniziare la giornata.

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