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Il decorso dell'influenza: dalla trasmissione all'incubazione, fino ai sintomi

Nota già nell’antichità, sebbene la causa sia stata identificata solo negli anni Trenta del secolo scorso, la sindrome influenzale è una delle malattie virali più diffuse al mondo. È caratterizzata da segni e sintomi relativamente facili da riconoscere, specialmente durante i mesi freddi, quando in Italia si raggiunge il picco del contagio.

Quali sono le vie di trasmissione dell’influenza?

Tre sono le modalità di contagio: aerosol, droplet e contatto diretto. Ancora oggi non è chiaro quale sia il più importante, ma tutti e tre contribuiscono al passaggio del virus da persona a persona. Aerosol e droplet si diffondono attraverso la medesima via, quella aerea: quando si tossisce, si starnutisce o semplicemente si parla, vengono espulse piccole goccioline, il cui diametro varia da 0,1 a 100 micrometri; per dare un’idea, basti pensare che il micrometro è il millesimo del millimetro. L’aerosol è rappresentato dalle goccioline più piccole, inferiori ai 5 micrometri, che possono rimanere nell’aria per alcune ore; goccioline più grandi sono invece i droplet, che rimangono nell’ambiente per meno tempo e possono essere trasmesse solo a persone a breve distanza (al massimo entro 3 metri). L’ultima via di contagio è quella da contatto: le goccioline contenenti il virus possono depositarsi sulle mani, dove rimangono infettanti per poche ore, o su superfici inerti nell’ambiente, dove possono invece rimanere infettanti fino a 48 ore; toccare le mani di persone contagiose oppure oggetti contaminanti è dunque una via importante di trasmissione.

Quanto dura l’incubazione dell’influenza?

L’incubazione, per definizione, è il periodo che precede il manifestarsi di una malattia infettiva, a partire dal momento in cui si è entrati in contatto con l’agente causale. Nel caso dell’influenza, questo stato è davvero molto breve: in linea generale possono intercorrere da 1 a 4 giorni, ma mediamente l’intervallo è di solo 2 giorni. Uno dei motivi per cui il virus colpisce tante persone è legato proprio alla contagiosità, che inizia infatti già durante il periodo d’incubazione, ossia un giorno prima della comparsa dei primi sintomi. Quindi, il virus è trasmissibile già quando l’influenza non si è ancora manifestata e magari non si presta molta attenzione alle misure di “etichetta” sulla tosse: coprire adeguatamente la bocca e il naso quando si tossisce o starnutisce e gettare correttamente fazzoletti in un cestino, senza lasciarli su tavoli o altre superfici. La contagiosità, poi, persiste fino a 5-7 giorni dopo la comparsa dei sintomi, talora, specialmente nel caso di bambini o soggetti immunodepressi, anche per più giorni.

Il decorso e la durata dell’influenza

Una volta entrati nelle vie respiratorie, nel giro di poche ore i virus si replicano a migliaia all’interno delle cellule infettate, propagandosi dal naso, alla gola, fino alla trachea, e causando tosse e febbre con brividi e sudorazione, mal di testa, dolori muscolari. Solitamente i sintomi appaiono improvvisamente e bruscamente, in 3-6 ore. La febbre alta è uno degli elementi tipici della vera influenza, a differenza delle forme pseudo-influenzali sostenute da virus minori. Fortunatamente, in genere, i picchi più alti si risolvono nell’arco di 24 ore. È curioso notare che, più che al danno provocato dal virus in sé, i sintomi sono dovuti alla risposta infiammatoria che il nostro organismo mette in atto per arginare l’invasione virale. Per esempio, la febbre è una delle armi con le quali il nostro sistema immunitario cerca di eliminare i virus, che sopravvivono male a temperatura elevata. Nell’adulto la febbre alta è rara in quanto, per precedenti esposizioni al virus, si ha una risposta immunitaria meno marcata rispetto al bambino che incontra il virus per la prima volta, mentre è più frequente e precoce la sensazione di brividi, conseguenti alla vasocostrizione che produce una riduzione della temperatura cutanea.
In un organismo giovane o adulto sano le forme non complicate si risolvono in 3-7 giorni, per quanto tosse e malessere, principalmente stanchezza, possono durare oltre 2 settimane. La durata è invece diversa in presenza di complicanze, caso in cui il decorso dipende dal tipo di complicanza in gioco: la più frequente è la polmonite. Altre sono la pericardite e la miocardite (l’infiammazione del tessuto che riveste il cuore e del muscolo cardiaco, rispettivamente), l’encefalite, la miosite (l’infiammazione di alcuni muscoli). Bisogna ricordare che le complicanze riguardano in genere i soggetti più fragili, come gli anziani o chi ha un sistema immunitario compromesso.

Ultimo aggiornamento:17-11-2020

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