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L’infarto: i rischi e la correlazione con l'igiene orale

Fastidio toracico al centro del petto, senso di costrizione, oppressione, chiusura alla gola, fastidio profondo alle spalle e, talvolta, alle braccia sul lato inferiore, sudorazione fredda, nausea, stanchezza, affanno, senso di svenimento: sono i campanelli d’allarme che possono sottendere un infarto miocardico acuto. Quest’ultimo è un evento che porta alla morte di una parte del muscolo cardiaco, il miocardio, a causa di un’ischemia prolungata, ovvero di un mancato apporto di sangue. La maggior parte degli infarti è causata della formazione di un coagulo di sangue, o trombo, che va a ostruire una o più arterie coronarie. Tra i principali fattori di rischio per l’infarto cardiaco troviamo: età avanzata, ipertensione, diabete, sovrappeso e ipercolesterolemia. Spesso, dunque, a rappresentare un pericolo è uno stile di vita scorretto, caratterizzato da:

  • alimentazione troppo abbondante, ricca di sale e grassi animali e povera di fibre;
  • ridotta attività fisica;
  • fumo.

Cosa fare in caso di infarto?

L’infarto rappresenta un’emergenza, è opportuno dunque chiamare urgentemente i soccorsi in caso di sintomi premonitori. In attesa dell’ambulanza, è consigliabile restare sdraiati ed eventualmente seguire le indicazioni della guardia medica. In assenza di disturbi particolarmente intensi, con dolore solo lieve, è invece bene contattare immediatamente il proprio medico curante o andare, accompagnati, al pronto soccorso.

Malattie gengivali e malattie cardiovascolari: un batterio potrebbe legarle

Una buona igiene orale può aiutare il recupero dopo eventi cardiovascolari acuti come infarto e dissezione aortica, secondo una ricerca presentata a Frontiers in CardioVascular Biology (FCVB) 2018, un congresso della Società Europea di Cardiologia. Uno studio condotto sui topi ha infatti evidenziato che i batteri che causano la parodontite, una malattia gengivale, compromettono anche la guarigione dei vasi sanguigni. In particolare, è stato determinato che Porphyromonas, un patogeno periodontale comune, segno distintivo della parodontite, abbia un impatto negativo sulle complicanze dell'aterosclerosi poiché compromette il processo di guarigione arteriosa. Per la prima volta, si comincia a scoprire il meccanismo molecolare con cui i patogeni circolanti possono influire sulle complicanze dell'aterosclerosi.
Studi epidemiologici condotti in precedenza in realtà avevano già suggerito che le malattie parodontali potessero peggiorare le complicanze dell'aterosclerosi: si pensava, infatti, che i patogeni potessero passare nel flusso sanguigno attraverso le gengive sanguinanti, sintomo comune delle malattie gengivali. Gli ultimi risultati portano a ipotizzare anche che i batteri, aderendo alle lesioni aterosclerotiche in cui trovano nutrienti come le proteine, impediscano la guarigione delle lesioni stesse. Questo effetto deleterio potrebbe essere correlato, almeno parzialmente, all’inibizione della funzione riparatrice delle cellule immunitarie. “Questi batteri potrebbero essere il legame tra malattia gengivale e malattie cardiovascolari” ha spiegato la dott.ssa Sandrine Delbosc, autrice dell'attuale studio e ricercatore associato presso la Inserm Laboratory for Vascular Translational Science di Parigi. La parodontite può essere prevenuta con filo interdentale e spazzolatura dei denti: anche lo studio, del resto, suggerisce che una buona salute orale potrebbe migliorare significativamente il recupero dei pazienti che hanno avuto un evento cardiovascolare acuto. L’auspicio è che questi risultati promuovano lo sviluppo di nuove raccomandazioni per l'assistenza sanitaria orale nei pazienti con malattie cardiovascolari.

Ultimo aggiornamento:12-09-2020

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