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Intestino pigro: cause, sintomi, diagnosi e rimedi
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Quando si parla di intestino pigro ci si riferisce ad una condizione, o meglio, a tutte quelle condizioni caratterizzate da un’alterazione della motilità dell’intestino, tale da portare a un rallentamento del transito intestinale. Questi disturbi, tra cui rientrano per esempio la sindrome del colon irritabile e la stipsi cronica, vengono classificati come funzionali: le normali funzioni motorie e sensitive dell’intestino sono alterate, senza che ci sia una lesione organica dimostrabile.

Le cause? Ancora poco chiare
Pur essendo uno dei disturbi intestinali più frequenti - a soffrirne è quasi una persona su quattro - le cause dell’intestino pigro sono tutt’ora sconosciute. Al contrario di altre patologie a carico del tratto gastrointestinale, come ad esempio la colite ulcerosa, la malattia di Crohn o i diverticoli, nell’intestino pigro non vi è infiammazione intestinale, né sono riconoscibili alterazioni anatomiche specifiche. Sono invece noti diversi fattori di rischio correlati alla sua insorgenza: l’intestino pigro è un disturbo più diffuso nelle donne, con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini e tende a manifestarsi maggiormente con l’avanzare dell’età. Tra i fattori riconosciuti come corresponsabili della sua insorgenza, ricordiamo inoltre la vita sedentaria, con scarsa attività fisica.

I sintomi più frequenti: stitichezza e pancia gonfia
L’intestino pigro, pur essendo una condizione assolutamente benigna e non pericolosa, può portare a disturbi decisamente fastidiosi, di gravità variabile, che possono influire negativamente sulla qualità della vita di chi ne soffre. Il sintomo principale è la stipsi, o stitichezza. Con l’utilizzo di questo termine che viene spesso usato in maniera inappropriata, si intende una condizione caratterizzata da una generale difficoltà nelle evacuazioni, identificabile in un numero ridotto di evacuazioni (inferiore a 3 per settimana), in una aumentata consistenza delle feci e, nel caso di disturbi associati alle evacuazioni stesse, nello sforzo intenso e nella sensazione di blocco a livello ano-rettale o di evacuazione incompleta. A questo sintomo si associano spesso dolori addominali, sensazione di gonfiore e meteorismo, flatulenza e difficoltà digestive.

Quali possono essere le complicanze dell’intestino pigro?
L’intestino pigro, come già ricordato, è una condizione benigna e raramente porta a disturbi tali da richiedere un accesso in ospedale o interventi invasivi. Nei casi più gravi però, che di solito riguardano gli anziani o chi presenta altre comorbidità, il rallentamento del transito può portare alla formazione del cosiddetto fecaloma, un vero e proprio tappo, costituito dalle feci, che non riescono ad essere espulse. In questi casi sono necessarie sia una corretta valutazione medica, sia un pronto intervento per evitare che si arrivi ad un’occlusione intestinale vera e propria.

La diagnosi dell’intestino pigro: indicazioni per l’iter diagnostico
In presenza di sintomi riconducibili all’intestino pigro, è necessario escludere tutte le cause responsabili di un rallentamento del transito intestinale: l’iter diagnostico prevede la raccolta accurata dell’anamnesi, per poter inquadrare il tipo di stipsi, e l’esecuzione di esami ematici e radiologici. Nel caso vengano identificate patologie responsabili di un rallentamento del transito, queste dovranno essere trattate; altrimenti saranno necessari ulteriori accertamenti per valutare l’aspetto funzionale dell’intestino. Lo studio dei tempi di transito con radiomarcatori, ad esempio, è un esame radiologico che permette di valutare la motilità dell’intestino mediante l’esecuzione di radiografie seriate dell’addome, previa ingestione di piccoli marcatori visibili all’Rx. Un’alternativa più semplice è invece il test del respiro, in inglese “breath test”, che prevede l’assunzione di sostanze come il lattulosio o il glucosio, che vengono elaborate e trasformate in maniera diversa nei vari segmenti dell’intestino: la misurazione nel respiro dei loro metaboliti ci fornisce preziose informazioni riguardo alla velocità di transito del tratto gastrointestinale.

Fibre solubili, acqua e... yogurt!
Una volta inquadrato correttamente il problema, il primo passo è agire sullo stile di vita. In questo senso risultano fondamentali, oltre alla regolare pratica di attività fisica, gli interventi sulla dieta, in particolare riguardo l’apporto di fibre, soprattutto quelle solubili, contenute in legumi, kiwi, prugne e pere. Non è sempre facile introdurre una quantità sufficiente di fibre con la sola alimentazione: per questo motivo sono disponibili in commercio numerosi integratori che dovrebbero costituire il primo approccio terapeutico. In ogni caso, le fibre da sole non bastano a regolarizzare l’intestino, ma devono essere sempre accompagnate da un’adeguata quantità di acqua, altro elemento fondamentale. Da ultimo, un approccio che sta emergendo di recente è quello di intervenire sulla flora batterica intestinale, attraverso specifici probiotici come i fermenti lattici, oppure grazie a un alimento, recentemente riscoperto: lo yogurt. Un interessante studio, presentato da Chandran e colleghi al Congresso Americano di Gastroenterologia dello scorso anno, ha evidenziato come un suo consumo quotidiano (2-3 vasetti al giorno) sia efficace nel prevenire e trattare i disturbi funzionali dell’intestino.

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