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Intolleranza o allergia al glutine
Nella popolazione generale il 92% delle persone non ha problemi correlati al glutine. Il restante 8% si divide tra celiachia, ipersensibilità e allergia. È interessante notare che, mentre la prevalenza delle patologie correlate al glutine è dell’8%, il consumo di alimenti gluten-free offerti dall’industria alimentare si approssima al 15%. Questo significa che c’è una parte della popolazione che considera il glutine dannoso per la propria salute pur in assenza di sintomi o di una diagnosi.
Come sostengono gli autori di un recente lavoro dal titolo «The two faces of wheat», il frumento è un alimento ricco di valore nutrizionale. Se ben tollerato non deve essere eliminato dalla dieta.
La quota proteica del frumento è formata da gliadine e da glutenine. La lavorazione meccanica in presenza di acqua fa sì che gliadine e glutenine si uniscano a formare il glutine.
Le nostre proteasi (gli enzimi che degradano le proteine a singoli amminoacidi) sono in grado di digerire solo parzialmente il glutine. Come in una staffetta dove si assiste al passaggio del testimone, la digestione del glutine viene portata avanti da alcuni batteri intestinali (per esempio il Bifidobacterium longum).
Se la gliadina non viene digerita completamente può succedere che alcune sue componenti:
-    esercitino un effetto tossico per le cellule che compongono le pareti intestinali
-    favoriscano il rilascio di zonulina (un enzima in grado di allentare le giunzioni tra una cellula intestinale e l’altra) con il conseguente passaggio di sostanze tossiche e patogene nel flusso sanguigno (in questo caso si parla di sindrome dell’intestino permeabile o leaky gut syndrome)
-    inducano il rilascio di sostanze che favoriscono i processi infiammatori quali l’interleuchina 8 (IL-8).
Inoltre, è ormai noto che, in caso di sindrome dell’intestino permeabile, il passaggio indiscriminato nel flusso sanguigno di molecole provenienti dall’intestino è associato a una grande varietà di disturbi che possono interessare tutto l’organismo, tra i quali molte malattie autoimmuni o allergiche.

Intolleranza o allergia al glutine? Ecco le differenze

In linea generale va detto che le intolleranze alimentari possono presentarsi con sintomi simili a quelli delle allergie ma, nel caso di queste ultime, l’intensità dei sintomi varia in relazione alla quantità dell’alimento non tollerato che viene ingerita.
Anche i meccanismi alla base di queste due tipologie di reazioni avverse agli alimenti sono diversi: nel caso delle intolleranze, può essere chiamata in causa la prima linea di difesa del sistema immunitario (ovvero la cosiddetta immunità innata, che può favorire la produzione di molecole infiammatorie, ma non di anticorpi), così come la mancanza o carenza di un enzima (per esempio nel caso dell’intolleranza al lattosio).
L’allergia alimentare è invece causata da un’anomala reazione del sistema immunitario che riconosce come pericolosa una sostanza che normalmente è innocua, denominata allergene, e porta alla produzione di anticorpi della classe IgE e, di conseguenza, alla produzione di sostanze come l’istamina, che causano la comparsa dei tipici sintomi allergici.
Diversamente da quello che accade nel caso delle intolleranze, l’esposizione anche a piccole quantità di allergene può scatenare una reazione allergica importante.
Tipicamente l’allergia alimentare si manifesta già in età pediatrica, più raramente esordisce in età adulta. Nei bambini tende a risolversi spontaneamente con la crescita, mentre negli adulti persiste per tutta la vita.
Esistono diverse patologie correlate al glutine e anche in questo caso intolleranza e allergia non sono la stessa cosa. Per esempio, una differenza tra intolleranza e allergia al glutine è legata all’intervallo che passa tra l’esposizione al glutine e l’insorgenza dei sintomi. Questo intervallo è di ore o giorni nel caso dell’intolleranza al glutine e di minuti o ore nel caso dell’allergia al glutine.

L’intolleranza al glutine

L’intolleranza al glutine viene anche indicata con l’acronimo NCGS (Non Celiac Gluten Sensitivity, ovvero sensibilità al glutine non celiaca). Alla base di questa condizione non vi è la produzione di IgE tipica dell’allergia, né quella di specifici anticorpi, che come vedremo sono presenti invece in caso di celiachia. Per questo, si arriva a una diagnosi di sensibilità al glutine non celiaca quando l'assunzione di glutine scatena sintomi avversi, ma sono state escluse sia la malattia celiaca sia l'allergia al glutine.
La prevalenza a livello mondiale è del 6% e le donne sono 5 volte più colpite degli uomini. Per quanto i sintomi (soprattutto quelli gastrointestinali) siano simili a quelli della celiachia, il quadro clinico generale è meno grave. A differenza della celiachia, infatti, non si verifica mai l’infiammazione intestinale che conduce all’appiattimento dei villi, ovvero le estroflessioni simili a minuscole dita che aumentano la superficie intestinale e che sono fondamentali per la buona digestione e per l’assorbimento dei nutrienti.
Inoltre, a differenza di quanto accade nella celiachia, nel caso dell’intolleranza al glutine i sintomi compaiono dopo poche ore dall’ingestione e includono:
-    dolore e gonfiore addominale nell’85% dei casi
-    diarrea nel 54% dei casi
-    reflusso gastroesofageo, nausea, vomito, aerofagia e stomatite aftosa nel 40% dei casi
-    cefalea, stato ansioso e mente annebbiata (foggy mind) nel 40% dei casi
-    sintomi assimilabili a quelli della fibromialgia nel 30% dei casi
-    rash cutaneo e dermatite nel 40% dei casi.

L’allergia al glutine

Come già detto, in alcune persone l’esposizione al glutine porta a una reazione anomala del sistema immunitario, che causa la comparsa dei sintomi dell’allergia, che possono essere di tipo:
-    gastrointestinale, come distensione e dolore addominale e diarrea
-    respiratorio, con ostruzione bronchiale e respiro sibilante (wheezing)
-    dermatologico, per esempio dermatite atopica, orticaria e angioedema.

In caso di sintomi sospetti, per arrivare a una diagnosi certa di allergia al glutine gli esami necessari sono lo skin prick test (ovvero il test cutaneo che consente di testare la reattività nei confronti di allergeni purificati o di alimenti freschi), la ricerca nel sangue di IgE specifiche (Radio Allergo Sorbent Test o RAST) e, infine, per una definitiva conferma diagnostica, il cosiddetto challenge orale. Quest’ultimo consiste nel far assumere, in ambiente ospedaliero, al paziente una dose molto bassa del presunto allergene. A intervalli di tempo regolari vengono somministrate quantità crescenti di allergene: l’osservazione di una reazione positiva conferma in maniera definitiva il sospetto diagnostico.
L’allergia al glutine viene il più delle volte diagnosticata in età pediatrica e spesso si risolve spontaneamente con la crescita. Negli adulti si manifesta in molto casi come allergia crociata con l’allergia ai pollini delle graminacee: in questo caso si sta male sia quando si mangiano alimenti contenenti il glutine, manifestando i sintomi tipici dell’allergia alimentare, sia durante la fioritura delle graminacee, con i sintomi tipici dell’allergia respiratoria.

La celiachia: intolleranza o allergia?

La celiachia è un’intolleranza o un’allergia? In realtà, nessuna delle due, in quanto si tratta una malattia mediata dal sistema immunitario e indotta dal glutine presente nel grano e in altri cereali in soggetti geneticamente predisposti.
Il glutine, infatti, innesca una reazione autoimmune che porta alla completa distruzione dei villi intestinali e al malassorbimento.
Tra i fattori che possono favorire la comparsa della celiachia vanno citati:
-    la precoce ingestione di glutine;
-    la predisposizione genetica (ovvero la presenza di specifiche mutazioni, denominate HLA-DQ2 e HLA-DQ8, in geni coinvolti nella funzionalità del sistema immunitario);
-    l’allattamento artificiale;
-    il parto cesareo;
-    le infezioni intestinali (Rotavirus, Campylobacter) nei primi tre anni di età;
-    l’abuso di antibiotici e steroidi nella prima infanzia.
Le manifestazioni cliniche non rimangono confinate a livello dell’intestino, ma possono interessare altri distretti. Sintomi tipici nel bambino sono:
-    diarrea;
-    vomito;
-    distensione addominale;
-    perdita di peso;
-    anemia;
-    magrezza;
-    irritabilità.
Possono manifestarsi anche sintomi atipici, come per esempio:
-    riduzione dello spessore dello smalto dentale;
-    dermatite erpetiforme;
-    stipsi;
-    dolori addominali;
-    afte;
-    innalzamento delle transaminasi;
-    ritardo puberale;
-    bassa statura.
Anche negli adulti, oltre a sintomi gastrointestinali come diarrea e dolore e distensione addominale, possono manifestarsi anche disturbi extra intestinali, per esempio anemia, osteoporosi, crampi muscolari, neuropatie periferiche, disordini dell’apparato riproduttivo, dermatite erpetiforme, alopecia.

Il test da fare per l’intolleranza al glutine

Non esiste uno specifico test per l’intolleranza al glutine.
Chi presenta sintomi sospetti deve rivolgersi al proprio medico, che potrà decidere di sottoporlo a un questionario (denominato Gastro Intestinal Symptom Rating Scale, GSRS) a cui sarà necessario rispondere sia durante la normale dieta, sia a distanza di 6 settimane dall’esclusione del glutine.
Se vi è un decremento pari al 30% dell’intensità con cui si manifestano almeno tre sintomi, allora è importante in primo luogo valutare la possibilità che si possa trattare di celiachia.
Per farlo vengono analizzati i livelli di alcuni anticorpi (anti-transglutaminasi IgA e anti-endomisio IgA) e, in caso di esito positivo, è necessario sottoporsi a un’esofagogastroduodenoscopia per valutare lo stato della mucosa intestinale e procedere al prelievo e all’analisi di una piccola porzione di villi intestinali. Sia gli esami del sangue sia l’esame endoscopico devono essere effettuati senza aver escluso il glutine dalla dieta.
Nei casi dubbi o nei pazienti che stanno già seguendo una dieta priva di glutine senza aver avuto la diagnosi di celiachia o ancora nei pazienti pediatrici dei quali si vuole conoscere l’eventuale predisposizione a diventare celiaci, si valuta la presenza di specifiche mutazione genetiche.
Nei bambini, secondo le ultime linee guida, si può diagnosticare la celiachia quando il valore degli anticorpi anti-transglutaminasi supera di 10 volte il valore normale, a prescindere dalla presenza o meno dei sintomi, senza necessità di valutare la presenza di mutazioni genetiche e soprattutto senza dover eseguire l’esame endoscopico e la biopsia.

Fonti

  • Wieser H, Koehler P, Scherf KA. The Two Faces of Wheat. Front Nutr. 2020 Oct 21;7:517313. doi: 10.3389/fnut.2020.517313. PMID: 33195360; PMCID: PMC7609444.
  • Lionetti E., Catassi C. The role of environmental factors in the development of celiac disease: what is new? Diseasee 2015 Dec 3(4): 282-293.
  • Husby S, Koletzko S, Korponay-Szabó I, Kurppa K, Mearin ML, Ribes-Koninckx C, Shamir R, Troncone R, Auricchio R, Castillejo G, Christensen R, Dolinsek J, Gillett P, Hróbjartsson A, Koltai T, Maki M, Nielsen SM, Popp A, Størdal K, Werkstetter K, Wessels M. European Society Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition Guidelines for Diagnosing Coeliac Disease 2020. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2020 Jan;70(1):141-156. doi: 10.1097/MPG.0000000000002497. PMID: 31568151.
Ultimo aggiornamento:02-04-2021

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