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Iperlipidemia: definizione, cause e sintomi

Elevati livelli di lipidi nel sangue non causano alcun sintomo evidente ma costituiscono un importante pericolo per la salute perché aumentano il rischio di sviluppare coronaropatie, una delle principali cause di morte cardiovascolare. L’iperlipidemia è una condizione clinica diffusa, caratterizzata da alterazioni qualitative e quantitative delle lipoproteine plasmatiche, il cui compito è quello di trasportare il colesterolo e i trigliceridi (i lipidi non solubili) nel circolo sanguigno.

Colesterolo buono o cattivo?

Comunemente, quando si parla di colesterolo, si fa riferimento alle sigle LDL (ovvero lipoproteine ricche di colesterolo a bassa densità) e HDL (ad alta densità): ma qual’ è la differenza?
Le LDL trasportano il colesterolo nel sangue e lo cedono ai tessuti per la sintesi delle pareti cellulari e la produzione di ormoni; una volta espletata la loro funzione vengono demolite nel fegato. Tuttavia, se in eccesso, il colesterolo LDL si deposita nelle pareti dei vasi sanguigni, sotto l’endotelio, determinando l’aterosclerosi, un’occlusione delle arterie che può causare infarto o ictus cerebrale. Il colesterolo HDL, noto anche come colesterolo buono, protegge invece da questa eventualità: la sua funzione infatti è quella di raccogliere il colesterolo in eccesso, già depositato nelle pareti delle arterie, e trasportarlo al fegato, dove viene escreto con la bile. Un aumento di 1 mg/dl di colesterolo HDL riduce il rischio cardiovascolare del 2-3% e alti livelli sono stati associati a una maggiore durata della vita.

Imparare a riconoscere le iperlipidemie

Molteplici sono le cause di elevati tassi di lipidi nel sangue, che solitamente non inducono alcuna sintomatologia. Tuttavia, livelli particolarmente alti causano depositi di grasso nella pelle e nei tendini (chiamati xantomi), ingrossamento del fegato o della milza, formicolio o sensazione di bruciore a mani e piedi, difficoltà respiratoria, confusione, pancreatite e dolori addominali.
Fattori genetici, legati alle abitudini alimentari (un eccessivo apporto dietetico di grassi saturi e colesterolo), la presenza di patologie quali diabete, malattie renali croniche, cirrosi e l’utilizzo di alcuni farmaci (diuretici, estrogeni, glucocorticoidi, beta bloccanti, farmaci antiretrovirali ed immunosoppressori) costituiscono importanti fattori di rischio.
Le donne in menopausa rappresentano una categoria particolarmente predisposta allo sviluppo di ipercolesterolemia; in circa il 40% delle donne, dopo i 50 anni, si osserva infatti un aumento del colesterolo LDL, che talvolta si associa anche a trigliceridi alti.
La diagnostica di primo livello delle iperlipidemie si basa sulla misurazione dei parametri lipidici di routine, i cui valori di riferimento desiderabili sono <200 mg/dl per il colesterolo totale, <40 per il colesterolo HDL, <100 per il colesterolo LDL e <150mg/dL per i trigliceridi. 

Le strategie di intervento per limitare l’impatto dei fattori di rischio

Il 45-55% di persone a rischio cardiovascolare, soprattutto con ipercolesterolemia, mostra una ridotta compliance farmacologica (ovvero l’adesione del paziente a una terapia), che implicherebbe l’assunzione corretta di almeno l’80% delle dosi di farmaco prescritte. È il monito che arriva dalla Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, sottolineando inoltre che non tutte le persone candidate ad un intervento terapeutico, raggiungono un adeguato controllo dei fattori di rischio.
Il primo intervento terapeutico è sicuramente la modifica dello stile di vita. In assenza di sintomi evidenti, è sufficiente cambiare le abitudini alimentari privilegiando molta verdura, frutta e insalate, pane integrale, pesce. Molto importante è anche ridurre il peso corporeo (molto spesso le persone con trigliceridi alti sono infatti in sovrappeso) anche attraverso l’attività fisica regolare, per abbassare i tassi troppo elevati di colesterolo LDL e trigliceridi e aumentare quelli di colesterolo HDL.
Persone già affette da malattie cardiovascolari, o ad alto rischio di incorrervi, necessitano di intraprendere una terapia farmacologica per contrastare la presenza di un’eccessiva concentrazione di lipidi nel sangue. Cinque sono le categorie di farmaci a disposizione: statine, fibrati, inibitori dell’assorbimento intestinale del colesterolo, esteri etilici degli acidi grassi omega-3, e, più di recente, gli anticorpi anti-PCSK9, che sembrerebbero rappresentare un'ulteriore efficace arma per ridurre il colesterolo e il rischio cardiovascolare.

Fonti

  • Società Italiana per lo Studio dell'Aterosclerosi. Gli aspetti diagnostici delle dislipidemie. 2012.

  • M. Arca, L. D’Erasmo. Le iperlipidemie primitive. Giornale italiano di diabetologia e metabolismo 2017; volume 37, pages 167-178.

  • Gruppo di lavoro Lipidi e aterosclerosi della Società Svizzera di Cardiologia, Le iperlipidemie. Informazione per i pazienti. 2014.

  • Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC). Documento di consenso e raccomandazioni per la prevenzione cardiovascolare in Italia. 2018.

  • LINEE GUIDA PER LA PREVENZIONE DELL’ATEROSCLEROSI. Ministero della Salute

Ultimo aggiornamento:06-09-2020

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