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Ipertensione e montagna: quali sono rischi e le accortezze
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Contrariamente a quello che si pensa spesso, chi soffre di pressione alta può andare in montagna: basta seguire alcuni consigli.

Ma che cosa si intende per pressione alta? La pressione sanguigna non è altro che la forza che il sangue esercita contro le pareti dei vasi sanguigni, spinto dall’azione della nostra pompa naturale, il cuore. Si misura in millimetri di mercurio (mmHg) e si definisce sistolica (massima) quando il cuore si contrae e diastolica (minima) quando il cuore si rilassa. Secondo la comunità medico-scientifica, la pressione arteriosa ottimale a riposo è pari a 120 (sistolica)/80 (diastolica) mmHg. Quando la pressione arteriosa, a riposo, supera i valori considerati normali, si parla di pressione alta o ipertensione arteriosa. L’ipertensione colpisce a livello mondiale il 20% della popolazione adulta ed è denominata “killer silenzioso” perché asintomatica e perché può comportare complicanze anche gravi e, nei casi peggiori, dagli esiti fatali. Per tenerla sotto controllo occorre:

  • seguire una dieta sana, povera di sale;
  • fare movimento;
  • seguire (se necessario) un’adeguata terapia farmacologica e curare in modo appropriato la causa, se identificata.

Secondo la Società Italiana Medicina di Montagna, la pressione arteriosa sale se ci si trova ad alta quota (sopra i 2500 metri), ma inizia a modificarsi anche in caso di salita ad altitudini moderate (attorno ai 1800-2000 metri). Questo si verifica sia in soggetti normali, sia in chi è già affetto da ipertensione arteriosa.

Ipertensione in montagna: perché la pressione sanguigna aumenta con l’altitudine?
Con l’aumento dell’altitudine, la pressione atmosferica diminuisce. Questa è determinata dalle singole pressioni parziali dei gas di cui è composta (la pressione parziale è la pressione che quel gas eserciterebbe se occupasse da solo l’intero spazio). All’aumentare dell’altitudine, i gas presenti nell’atmosfera, tra cui l’ossigeno, diminuiscono: la riduzione di ossigeno può aumentare la pressione del sangue. In montagna quindi, soprattutto se si soffre di ipertensione, è bene limitare gli sforzi e coprirsi adeguatamente, perché anche il freddo aumenta la pressione arteriosa.

Mal di montagna e ipossia: altri disturbi legati alla montagna 
Quando si va in montagna, occorre prestare attenzione all’altitudine e alla velocità con cui si raggiunge una determinata altezza, oltre che alla permanenza a quell’altezza. Il rischio, infatti, non riguarda solo l’innalzamento della pressione arteriosa, ma anche l’insorgenza del mal di montagna o, come lo chiamano gli anglosassoni, Acute Mountain Sickness (AMS): un malessere generale dovuto alla mancanza di ossigeno nell’organismo e che insorge generalmente oltre i 2500 metri di quota. Se la mancanza di ossigeno è consistente, si può incorrere in ipossia, una condizione patologica causata dalla mancanza di ossigeno, che può comportare pallore della cute e delle mucose in sedi specifiche e può causare una sincope. I sintomi dell’AMS di solito compaiono nelle prime sei-12 ore dopo che si è raggiunta un’altitudine elevata: si va dal mal di testa, alla perdita di appetito, alla nausea, vomito e insonnia.

Come si possono controllare l’ipertensione e il mal di montagna?
Per evitare il mal di montagna e altri malesseri dovuti all’innalzamento della pressione del sangue, la cosa più importante da fare è adeguarsi in modo graduale al cambiamento di altitudine. Se si intende raggiungere vette oltre i 3000 metri, invece, è bene salire di 300-500 metri al giorno, con un riposo di almeno 24 ore ogni tre-quattro giorni di viaggio. L’AMS di solito si risolve da sola entro tre-quattro giorni ma, se i sintomi persistono, è meglio scendere a un’altezza inferiore. Inoltre, avere a disposizione una bombola di ossigeno può sempre aiutare e ridurre i sintomi in circa 30 minuti. In generale, soprattutto per chi soffre di ipertensione, si può andare in montagna seguendo alcuni semplici consigli:

  • salire gradualmente: come detto, se l’obiettivo è oltre i 3000 metri, meglio raggiungerli salendo 300-500 metri al giorno, con un riposo di 24 ore tra una sosta e l’altra;
  • evitare sforzi fisici intensi: all’aumentare dell’altitudine diminuisce la quantità di ossigeno nell’aria, è bene quindi limitare lo sforzo fisico e non affaticarsi eccessivamente; se ci si sente stanchi o deboli, è bene fermarsi e riposare;
  • coprirsi in caso di freddo: il freddo aumenta la pressione del sangue, se quindi si è soggetti ipertesi, è meglio coprirsi sempre adeguatamente ed evitare di esporsi a temperature tropo rigide;
  • mangiare in modo leggero: evitare cibi grassi che possono appesantire la digestione ed evitare cibi ricchi di sale, dannosi per chi già soffre di ipertensione (il sale aumenta ulteriormente la pressione sanguigna).

È utile inoltre tenere monitorata costantemente la pressione e aggiustare, se necessario, la terapia farmacologica. Meglio evitare gli alcolici, che favoriscono il congelamento e il mal di montagna.

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