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Ipertensione e pressione alta: come tenerla sotto controllo
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La pressione arteriosa è la forza esercitata dal sangue contro la parete delle arterie e varia seguendo il ritmo del cuore. Quando quest’ultimo batte, il sangue passa nelle arterie: in questo momento si registra la pressione arteriosa più alta, detta anche sistolica o massima. Tra un battito e l’altro, invece, il muscolo cardiaco si rilascia e quindi le sue cavità si riempiono di sangue: in questo istante, all’interno delle arterie, si registra la pressione arteriosa più bassa, detta diastolica o minima. Si parla di ipertensione quando i valori di pressione sistolica superano i 140 mmHg o quando quelli di pressione diastolica superano i 90 mmHg. In genere, questo disturbo non dà sintomi, a meno che la pressione non sia particolarmente elevata: in questo caso possono comparire cefalea, nausea e vomito, alterazioni della vista, vertigini, acufeni o emorragie dal naso. L’ipertensione rappresenta il fattore di rischio più importante per l’ictus e per le malattie legate all’invecchiamento come, ad esempio, disturbi della memoria e disabilità, oltre che per l’infarto del miocardio, gli aneurismi, le arteriopatie periferiche, l’insufficienza renale cronica e la retinopatia.

L’ipertensione, nella maggior parte dei casi, non ha una causa precisa. Lo stile di vita è però fondamentale: un’alimentazione equilibrata e l’attività fisica possono contribuire ad abbassare la pressione o, quanto meno, a controllarla. Alcune situazioni possono invece predisporre a un aumento del rischio di ipertensione, come ad esempio le malattie del sistema endocrino o dei reni, l’assunzione di alcuni farmaci e un deficit di vitamina D.

Le nuove linee guida dell’ESH
Alcune novità nella gestione dell’ipertensione arteriosa sono state presentate all’ultimo Congresso della Società Europea per l’ipertensione (ESH). Le linee guida tracciate durante l’incontro forniscono raccomandazioni ai medici su come diagnosticare, valutare e ridurre il rischio di pressione alta e su quando e come trattarla in modo ottimale. L'ipertensione, infatti, è un disturbo molto diffuso che colpisce oltre il 25% della popolazione europea adulta: il focus del congresso è stato quello di definire come migliorarne il trattamento e soprattutto il controllo, che al momento non è buono come dovrebbe essere. Si stima che gli italiani che soffrono di ipertensione siano circa 15 milioni, ma solo la metà ne è consapevole: durante il congresso è emerso che un monitoraggio della pressione sanguigna più assiduo, anche attraverso la misurazione in farmacia o strumenti di utilizzo domiciliare, è fondamentale.

Le nuove linee guida, inoltre, raccomandano di raggiungere valori pressori più bassi, estendendo la terapia farmacologica a ulteriori gruppi di pazienti e indicano strategie più incisive anche negli anziani. Per questi ultimi in passato si raccomandava l’intervento farmacologico solo in caso di pressione sopra i 160mmHg: oggi l’ESH suggerisce il trattamento già a partire dai 140mmHg, salvo casi specifici. Per tutti, però, è da considerare alta la pressione arteriosa minima superiore ai 90mmHg.

Qualche indicazione per tenere sotto controllo la pressione alta
Le strategie possibili per tenere sotto controllo la patologia sono diverse: la soluzione ideale è quella personalizzata in base alla gravità dell’ipertensione. Se non ci sono fattori di rischio e la malattia non è grave, si inizia con la terapia non farmacologica per 3 mesi, che prevede:

  • stop al fumo;
  • calo ponderale;
  • attività fisica regolare (3-4 volte a settimana per almeno 30 minuti);
  • riduzione dell’alcool (meno di 30g/die);
  • limitazione dell’apporto di sodio.

Se dopo 3 mesi di accorgimenti migliorativi sullo stile di vita non ci sono benefici e la pressione alta permane, o se la patologia risulta più grave, si valuta con il medico la terapia più corretta. Se invece, già alla diagnosi, la malattia è grave, si inizia subito con la terapia farmacologica.

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