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Ipocondria: cause, diagnosi, gestione e trattamento

L’ipocondria è il disturbo psichico definito come un’eccessiva preoccupazione o paura di avere o di poter sviluppare una malattia non diagnosticata. Si tratta tipicamente di un disturbo cronico, che si manifesta con un’ansia continua rispetto alla propria condizione di salute e con un’attenzione spasmodica per le sensazioni corporee, che può arrivare anche a condizionare la vita quotidiana. Spesso non si placa neppure dopo visite ed esami di laboratorio con risultati negativi.
Bisogna sottolineare che il termine ipocondria, per quanto ancora molto utilizzato nel linguaggio comune, negli ultimi anni è caduto in disuso tra gli addetti ai lavori, per lasciare il posto a quello di disturbo da ansia di malattia. Dal 2013, infatti, il DSM-5, il manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici stilato dall’Associazione americana di psichiatria, ha adottato questa nuova dizione per evitare la sovrapposizione con altri disturbi.
Secondo il DSM-5, dunque, la vecchia diagnosi di ipocondria con un elevato livello di ansia ma senza sintomi fisici percepiti corrisponde ora alla diagnosi di disturbo da ansia di malattia (DAM).

Le cause dell’ipocondria

Le cause dell’ipocondria rimangono per lo più sconosciute. Sono però stati individuati alcuni frequenti fattori di rischio. Le persone che presentano questo disturbo spesso:

  • sono a disagio con sensazioni corporee normali e considerano patologici i minimi cambiamenti del corpo;
  • sono cresciute in famiglie in cui i genitori esprimevano spesso ansie e preoccupazioni riguardo alle malattie;
  • hanno avuto malattie gravi nella loro infanzia, o hanno avuto genitori o fratelli malati;
  • hanno un disturbo d’ansia sottostante;
  • trascorrono molto tempo alla ricerca di notizie sulla salute su internet.

La diagnosi di ipocondria

Ad avere il primo sospetto diagnostico d’ipocondria è spesso il medico di Medicina generale. È durante la visita medica, infatti, che i soggetti ipocondriaci manifestano le preoccupazioni sul proprio stato di salute, nonostante le ripetute rassicurazioni e i referti negativi degli esami.
Questi pazienti hanno raramente sintomi fisici, e quando ne hanno si tratta di sintomi lievi. Quando è presente effettivamente una malattia organica, le loro paure e ansie sulle possibili conseguenze sono sproporzionate.
Riguardo al rapporto con i medici e gli esami, bisogna sottolineare che esistono grosso modo due tipologie di ipocondria:

  • tipo richiedente l’assistenza: comprende i soggetti che ricercano continuamente il contatto con i medici, a volte cambiandoli molto spesso, e richiedono un numero sproporzionato di esami;
  • tipo evitante l’assistenza: comprende i soggetti che evitano le cure mediche perché hanno sviluppato una profonda ansia che il medico possa rivelare una diagnosi infausta (per esempio un tumore).

Secondo il DSM-5, la diagnosi di ipocondria, o meglio di disturbo da ansia di malattia, dovrebbe essere posta sulla base dei seguenti criteri:

  • eccessiva preoccupazione di avere una malattia debilitante o in grado di minacciare la propria vita
  • sintomi fisici assenti o lievi;
  • eccessiva preoccupazione riguardante i problemi di salute in generale;
  • eccessivi comportamenti correlati alla salute, come controllare continuamente il proprio corpo in cerca di segni di possibili malattie;
  • sintomi presenti per almeno sei mesi consecutivi;
  • la preoccupazione sullo stato di salute non è meglio spiegata da altri disturbi psichici.

Da segnalare che alcuni tipici sintomi dell’ipocondria possono presentarsi anche in altri disturbi psichici. Le principali sovrapposizioni sono con:

  • il disturbo d’ansia generalizzato, in cui l’eccessiva preoccupazione e paura si estende a diversi ambiti della vita e quindi spesso anche alla sfera della salute;
  • il disturbo da sintomi somatici, in cui le preoccupazioni per la salute sono accompagnati da diversi e persistenti sintomi fisici;
  • il disturbo ossessivo compulsivo, caratterizzato da pensieri ossessivi, che creano disagio nel soggetto, e compulsioni, che alleviano tale disagio (come il controllare ripetutamente di avere spento il gas o chiuso la porta di casa);
  • la depressione.

Nei soggetti che soffrono di attacchi di panico, infine, dopo i primi eventi può comparire una fase di “polarizzazione ipocondriaca”, in cui si manifesta la paura o la convinzione di essere affetti da una malattia grave.

Fonti

Ultimo aggiornamento:29-07-2020

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