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Le infezioni da streptococco: sintomi, diagnosi e trattamento

Gli streptococchi sono batteri ampiamente distribuiti in natura: la loro presenza non ha sempre un significato patologico, in quanto rientrano nella normale flora batterica umana e, come tali, sono presenti anche a livello delle vie respiratorie e del tratto digerente. Alcune persone sono portatrici sane di questi batteri, cioè non sviluppano la malattia. Il termine streptococchi, ovvero il genere Streptococcus, raggruppa in realtà un ampio numero di specie di streptococchi. Visti al microscopio, appaiono come batteri dalla forma rotondeggiante (chiamati cocchi) e sono disposti in catenelle. Molte delle attuali conoscenze su questi batteri sono derivate dagli studi della microbiologa statunitense Rebecca Lancefield, che ha elaborato una classificazione degli streptococchi in gruppi identificati da lettere dell’alfabeto, sulla base della presenza o meno di marker antigenici, cioè particolari macromolecole prodotte dal batterio che possono suscitare la risposta immunitaria nell’ospite. I lavori della microbiologa hanno messo in luce l’importanza dello streptococco di gruppo A chiamato Streptococcus pyogenes, come agente patogeno in diverse infezioni, come ad esempio la faringite streptococcica, la scarlattina e l’erisipela, infezioni che è importante trattare per evitare la comparsa di ulteriori complicanze post-infettive. La classificazione di Lancefield è tuttora utilizzata, anche se non del tutto soddisfacente da un punto di vista scientifico: si riconoscono attualmente streptococchi classificati in gruppi dalla A alla H e dalla K alla V, più altri gruppi non classificabili. Gran parte delle infezioni streptococciche, comunque, sono causate da streptococchi del gruppo A o B, sui quali ci soffermeremo.

Lo streptococco di gruppo A: come riconoscerlo e quali infezioni genera

Lo streptococco beta-emolitico di gruppo A (o SBEA), rappresentato principalmente dallo Streptococcus pyogenes, può causare varie infezioni nei bambini e negli adulti, tra cui:

  • la faringite o la faringotonsillite acuta;
  • la scarlattina;
  • l’impetigine;
  • l’erisipela.

Molto più raramente, lo Streptococcus pyogenes è all’origine di infezioni più severe, che richiedono una attenzione medica urgente, come ad esempio:

  • ascessi peritonsillari (infezione a livello faringeo);
  • meningiti, endocarditi o polmoniti (rispettivamente, infezioni a carico di sistema nervoso, cuore e apparato respiratorio);
  • batteriemie (presenza di batteri nel sangue);
  • fascite necrotizzante (grave infezione dei tessuti sottocutanei);
  • sindrome da shock tossico (caratterizzata da una grave ipotensione e da danno multiorgano).

La faringite o la faringotonsillite streptococcica si manifestano con sintomi come il mal di gola e la febbre, simili a quelli causati da virus o da altri batteri. In caso di faringotonsillite da SBEA è raccomandata la terapia antibiotica, poiché riduce il rischio di complicanze. Anche la scarlattina è causata da streptococchi di gruppo A. La malattia inizia solitamente con la comparsa di febbre alta e mal di gola, seguiti, a distanza di qualche giorno, dalla comparsa di un rash cutaneo (o esantema). In modo analogo alla faringotonsillite da SBEA, la terapia prevede la somministrazione di antibiotici. Gli streptococchi di gruppo A possono anche causare delle infezioni a carico della pelle (come ad esempio l’impetigine o l’erisipela), o di altri organi e tessuti. 

È necessario riconoscere la faringotonsillite da SBEA e trattarla tempestivamente con antibiotici, in quanto a seguito di una infezione da SBEA possono verificarsi varie complicanze post-infettive, come:

  • la malattia reumatica, caratterizzata da febbre e gonfiore e dolore alle articolazioni, che tendono a passare da un’articolazione all’altra. In una certa percentuale di casi, può verificarsi anche un interessamento del cuore, in particolare a livello delle valvole cardiache. Più raramente, possono comparire movimenti involontari (corea), dovuti a un interessamento del sistema nervoso;
  • la glomerulonefrite post-streptococcica, dovuta a l’interessamento renale, che si manifesta inizialmente con l’emissione di urine scure, seguita qualche volta da una riduzione dell’emissione stessa di urina e da gonfiore al volto e alle gambe;
  • i disordini neuropsichiatrici autoimmuni associati alle infezioni da streptococco (chiamati PANDAS, acronimo di Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with a group A beta-hemolytic Streptococcal infection). Si tratta di una complicanza rara, che si manifesta con la comparsa di tic o altri movimenti rapidi e involontari dopo un’infezione da SBEA.

In passato, dopo una faringotonsillite da SBEA, era frequente la comparsa di complicanze. Al giorno d’oggi, invece, con l’avvento di terapie antibiotiche, con condizioni di vita migliori e l’accesso generalizzato all’assistenza sanitaria, queste sono diventate rarissime.

Diagnosi e trattamento dello streptococco di gruppo A

Lo SBEA produce varie tossine: tra queste, la streptolisina è in grado di indurre la formazione di anticorpi. Il riscontro di un titolo antistreptolisinico (TAS) elevato significa in genere che c’è stata un’infezione recente da streptococco. Il test rapido per la ricerca dello streptococco rappresenta un test accurato e sensibile, in grado di rilevare in pochi minuti, tramite un tampone faringeo, la presenza dello SBEA. In caso di positività del tampone per lo SBEA, per ridurre il rischio di complicanze, è necessario instaurare una terapia antibiotica. Gli antibiotici prescritti in questi casi possono causare la comparsa di una diarrea da antibiotici, evitabile con l’assunzione di probiotici.

Lo streptococco di gruppo B: quali infezioni causa e l’importanza dello screening

Il batterio Streptococcus agalactiae, uno streptococco beta-emolitico di gruppo B (SGB), rappresenta una causa di infezioni severe nel neonato, come la polmonite, la meningite o la sepsi. Lo Streptococcus agalactiae può colonizzare il tratto intestinale e genitale della madre che, a sua volta, può infettare il bambino al momento del parto. Come misura preventiva, vengono effettuati:

  • uno screening batteriologico mediante tampone alla 35esima-37esima settimana di gestazione che permette di identificare le donne colonizzate da questo tipo di streptococco e quindi di trattarle;
  • uno screening basato sulla valutazione del rischio clinico per identificare le donne bisognose di essere sottoposte a profilassi antibiotica.

L’introduzione dei programmi di screening ha permesso di ridurre drasticamente i casi di infezioni neonatali precoci da streptococco di gruppo B.

Fonti

Ultimo aggiornamento:07-05-2020

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