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Le ragadi: cause, diagnosi, prevenzione e trattamento

Le ragadi, o fissurazioni anali, sono un disturbo molto comune che si verifica con la stessa frequenza in uomini e donne, ma specialmente in bambini, adolescenti e pazienti di mezza età. Nonostante si tratti di un problema diffuso, le cause specifiche delle ragadi anali non sono ancora del tutto chiare. Nella maggior parte dei casi, il problema si risolve con semplici accorgimenti, come l'aumento di fibre nell'alimentazione o i lavaggi locali. In alcuni casi, però, è possibile dover ricorrere a farmaci o, più raramente, a un intervento chirurgico.

Cosa sono le ragadi?

Le ragadi sono piccole lacerazioni, spesso longitudinali e più raramente ellittiche, del rivestimento del canale anale (anoderma), costituito da un tessuto sottile e umido, particolarmente innervato e sensibile. Per questo motivo, nonostante si tratti di ferite di piccole dimensioni, generalmente sono molto fastidiose e provocano un notevole disagio. In particolare, le ferite vengono stirate durante la defecazione per via dei movimenti dello sfintere anale (un anello muscolare), provocando così fitte dolorose anche molto intense.

Ragadi: cause e fattori di rischio

Nonostante i recenti studi abbiano approfondito la fisiopatologia delle ragadi, le loro cause specifiche non sono ancora state chiarite del tutto. Tuttavia, si ritiene che il problema sia determinato da un trauma a livello del canale anale. Fra le cause principali troviamo:

  • feci dure e voluminose, che spesso si accompagnano a sforzo intenso durante l’evacuazione;
  • riduzione del flusso sanguigno nella zona;
  • diarrea, che determina irritazione locale.

Le cause meno comuni delle ragadi anali includono:

  • morbo di Crohn;
  • colite ulcerativa;
  • infezioni da HIV;
  • tubercolosi;
  • malattie veneree (Herpesvirus, sifilide);
  • tumori;
  • sesso anale.

Esistono poi diversi fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare una ragade anale, tra cui:

  • l’età: bambini piccoli e anziani possono sviluppare ragadi anali. Nei piccoli non se ne conosce la causa, mentre negli anziani si ipotizza un peggioramento della circolazione dovuto all’età con riduzione del flusso sanguigno nell’area;
  • la stitichezza: lo sforzo nell’evacuazione e il passaggio di feci compatte e voluminose aumenta il rischio di traumi;
  • il parto: le ragadi sono più comuni nelle donne che hanno partorito recentemente, probabilmente a causa dei cambiamenti fisiologici legati alla gravidanza e al parto (ad esempio, stitichezza, sforzo durante il parto, ecc.).

I disturbi causati dalle ragadi

I fastidi più comuni provocati dalle ragadi anali includono:

  • dolore: è il sintomo più comune, presente nel 90,8% dei pazienti;
  • sanguinamento: presenza di sangue rosso vivo sulla carta igienica o nelle feci, anch’esso molto comune (71,4% dei casi);
  • prurito o irritazione attorno all'ano;
  • lacerazione della pelle attorno all'ano.

Se si prova dolore o si nota del sangue vivo nelle feci o sulla carta igienica, è consigliabile rivolgersi al proprio medico. Non bisogna sentirsi in imbarazzo: come abbiamo visto, le ragadi anali sono un problema molto comune e la diagnosi è generalmente semplice.

Come si diagnosticano le ragadi

Come già accennato, la diagnosi generalmente è rapida e spesso può essere posta già dai sintomi riportati dal paziente. Talvolta, può essere necessaria l’ispezione della lesione attraverso un semplice esame rettale che permette la diagnosi definitiva e l’esclusione di altre malattie con sintomi analoghi. Una ragade appena formata ha l’aspetto simile a quello di un taglio fresco (come quelli provocati dai fogli di carta) mentre, se il problema è cronico, somiglia più a uno strappo.

Ragadi: prevenzione e trattamento

Secondo gli studi, più della metà dei pazienti affetti da ragadi recupera senza bisogno di interventi invasivi, semplicemente adottando i giusti accorgimenti. Generalmente, infatti, le fissurazioni anali guariscono spontaneamente nel giro di poche settimane, a patto di osservare alcune indicazioni.

Alcuni cambiamenti nello stile di vita possono prevenire il problema e, in caso le ragadi siano già comparse, alleviare il disagio e favorirne la guarigione, riducendo al contempo la possibilità di recidive.
Tali accorgimenti agiscono principalmente sulla stitichezza e la consistenza delle feci, con lo scopo di ridurre il dolore, migliorare la circolazione e limitare nuovi traumi. Fra questi, troviamo:

  • una dieta ricca di fibre (frutta, verdura, cereali integrali); 
  • un adeguato consumo di liquidi
  • integratori a base di fibre o estratti vegetali, secondo le indicazioni del medico;
  • un esercizio fisico regolare (almeno 30 minuti al giorno): migliora la circolazione sanguigna e regolarizza i movimenti intestinali;
  • bagni in acqua calda (per 10-20 minuti) diverse volte al giorno, specialmente dopo l’evacuazione, sono utili per rilassare lo sfintere e favorire la guarigione.

L’assunzione di lassativi può alleviare sensibilmente la defecazione dolorosa e, di conseguenza, facilitare la guarigione delle ferite: ne esistono di varie tipologie e il proprio medico di fiducia sarà in grado di consigliare il più adatto alla situazione specifica. Tra i più indicati per le ragadi anali troviamo i lassativi osmotici (come quelli con macrogol, lattulosio, sali di magnesio, estratti di tamarindo), che richiamano acqua nell’intestino e ammorbidiscono in modo efficace le feci, e quelli lubrificanti (come alcuni olii, anche vegetali) che agevolano il passaggio delle feci.
Il medico può anche prescrivere l’applicazione di unguenti sulla parte lesa, che generalmente agiscono migliorando la circolazione sanguigna e rilassando lo sfintere, talvolta anche con azione anestetica.
Infine, esistono altri trattamenti conservativi, ma leggermente più invasivi, come le iniezioni di botulino per contrastare gli spasmi dello sfintere. Solo raramente si rende necessario un intervento chirurgico.

Fonti

Ultimo aggiornamento:20-04-2020

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