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Sintomi, rimedi e consigli per il mal di montagna
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A chi non piace andare in montagna per sfuggire dallo stress cittadino? Le grandi altezze affascinano molte persone, poiché offrono buone possibilità per divertirsi in entrambe le stagioni: si può infatti trovare refrigerio dalla calura e fare escursioni in estate, oppure praticare sport sulla neve in inverno. Di solito, però, non si considera il rischio di incappare in un problema piuttosto comune: il mal di montagna. Definito anche malattia da altitudine, è caratterizzato da una serie di disturbi che possono insorgere quando ci si ritrova in un ambiente carente di ossigeno. Già ad altezze di 2.900 metri, per esempio sull’Etna, sulle Dolomiti o sul Gran Sasso, oltre il 50% delle persone soffre di un disturbo da mal di montagna. Il fenomeno è legato per lo più alla difficoltà dell’organismo di abituarsi ai livelli sempre più ridotti di ossigeno, che diminuiscono man mano che si sale verso la cima.

I fattori di rischio: ascese molto rapide, ma non solo
Non è possibile stabilire con anticipo se il disturbo si presenterà o meno: lo può avvertire anche chi è in perfetta forma fisica e il sesso non è una variabile determinante: uomini e donne ne sono interessati in ugual misura. Vari possono essere i fattori che aumentano la probabilità di soffrirne, ma i più frequenti sono:

  • aver vissuto episodi di mal di montagna in passato,
  • accusare abitualmente problemi respiratori in generale,
  • non essere stati in montagna nelle ultime settimane
  • e, da ultimo, effettuare ascese troppo rapide, ovvero oltre 500-1.000 metri al giorno quando si superano i 2.400-2.700 metri di altezza.

Altri elementi da tenere in debita considerazione sono poi sicuramente la sensibilità individuale, l’altezza raggiunta e l’entità dell’attività fisica svolta.

Segni e sintomi del mal di montagna
La sintomatologia più comune presenta mal di testa, accompagnato spesso da vari disturbi, come: nausea, stanchezza, carenza di appetito, alterazioni del sonno, vertigini, sensazione di vuoto alla testa. Nei due terzi dei casi, il disturbo si presenta entro le prime 12 ore dell’ascesa e comunque in genere entro le 36 ore. Se non si prosegue con la salita, segni e sintomi possono regredire spontaneamente, ma spesso persistono anche se si permane alla stessa altitudine. Nel caso in cui le manifestazioni del disturbo siano di entità rilevante è necessario rivolgersi ad un medico.

Prevenzione e terapia per il mal di montagna
Non esiste una vera e propria forma preventiva per il mal di montagna: la principale è dare all’organismo il tempo di abituarsi al variare dei livelli di ossigeno. Dunque, è bene procedere ad ascensioni graduali, di non oltre i 500 metri al giorno, evitando di dormire la prima notte oltre i 2.800 metri. In generale, è sempre consigliato riposare ad altitudini inferiori rispetto a quelle raggiunte durante il giorno. Chi non è allenato, dovrebbe cercare di evitare l’esercizio fisico eccessivo. Sono sconsigliati anche farmaci o sostanze che alterano il sonno, come l’alcol. Se si assume invece una bevanda stimolante come tè o caffè in quantità moderata, il suo consumo non va interrotto bruscamente, altrimenti si rischia di determinare un quadro simile al mal di montagna o di esacerbarlo. Sarebbe infine bene evitare di portare i bambini di età inferiore a un anno di vita oltre i 1.600 metri di altezza. Per quanto riguarda la terapia, il primo rimedio è fermarsi e, poi, scendere d’altitudine mano a mano, soprattutto se segni e sintomi non regrediscono dopo 24-48 ore. Possono risultare invece molto utili i farmaci sintomatici contro cefalea, nausea e vomito. Se dovesse insorgere qualsiasi altra manifestazione più importante, è fondamentale recarsi al più presto in un presidio sanitario.

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