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Malattie autoimmuni: perché ne soffrono di più le donne?

Il nostro corpo è in grado di difendersi dalle aggressioni esterne: normalmente, le difese immunitarie ci proteggono da tutto ciò che è estraneo e che per qualche motivo entra in contatto con il nostro organismo. Nelle malattie autoimmuni, invece, il sistema immunitario “sbaglia bersaglio” e, invece di difenderci, sviluppa anticorpi che attaccano l’organismo (auto-anticorpi). Le malattie autoimmuni conosciute sono più di 100, di cui alcune anche rare, ma fra le più comuni troviamo:

  • LES (Lupus Eritematoso Sistemico), che colpisce pelle, articolazioni, reni, cervello e altri organi;
  • sclerosi multipla, che coinvolge alcune zone del sistema nervoso centrale;
  • artrite reumatoide, che provoca infiammazione delle articolazioni e dei tessuti circostanti;
  • psoriasi, una condizione dermatologica che causa rossore e irritazione, ma anche spesse macchie biancastre squamose;
  • IBD o malattie infiammatorie croniche intestinali, un gruppo di patologie che colpisce l’intestino;
  • tiroidite di Hashimoto, che determina un’infiammazione della tiroide;
  • diabete di tipo 1, che distrugge le cellule del pancreas che producono insulina.

Occorre riconoscere e diagnosticare in fretta le malattie autoimmuni
Le malattie autoimmuni comprendono decine di disturbi diversi, sono ancora poco conosciute e spesso sottovalutate, ma determinano condizioni gravi e invalidanti. I risultati di un’indagine recente della Società Italiana di Reumatologia (SIR) hanno evidenziato che pochi italiani ne sono a conoscenza, nonostante colpiscano oltre 5 milioni di persone nel nostro Paese. Conoscerle e saperle riconoscere è però fondamentale: dato che non esistono vere e proprie cure, le malattie autoimmuni devono essere diagnosticate in fretta e trattate fin da subito, per rallentare la progressione e prevenire le complicanze.

Le più colpite? Le donne: uno studio spiega perché
Statisticamente le malattie autoimmuni colpiscono nell’80% dei casi le donne. Le cause di tali differenze tra i sessi non sono ancora chiare, ma gli ormoni sessuali sembrano avere un ruolo primario: il testosterone, che le donne producono 10 volte meno rispetto agli uomini, avrebbe un particolare effetto protettivo. Lo ha sottolineato uno studio pubblicato quest’anno, che ha cercato di fare luce sul meccanismo responsabile di questo sbilanciamento verso il genere femminile. I ricercatori hanno scoperto che il testosterone regola il numero di globuli bianchi (linfociti B) in grado di rilasciare anticorpi: in condizioni normali, una molecola chiamata BAFF (il fattore che attiva i linfociti B) controlla il numero di cellule che producono anticorpi in modo che siano presenti in numero adeguato; nel caso di malattie autoimmuni il BAFF può avere invece livelli troppo alti e determinare di conseguenza una maggiore produzione di anticorpi.

Il testosterone frena la produzione di anticorpi
I ricercatori hanno concluso che il testosterone è in grado di sopprimere l’azione della citochina BAFF, impedendo ai linfociti B di vivere più a lungo e produrre troppi anticorpi. Al contrario, nelle donne, a causa della presenza di bassi livelli di testosterone, queste cellule possono vivere più a lungo e produrre più anticorpi, predisponendo alle malattie autoimmuni. I meccanismi, anche se non sono ancora stati compresi fino in fondo, potrebbero aiutare a comprendere e trattare meglio queste patologie; questa scoperta recente ha probabilmente fornito le basi per un utilizzo mirato delle terapie esistenti e per lo sviluppo futuro di nuove cure.

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