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La meningite infettiva: cause, sintomi e prevenzione

La meningite è un'infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi).

Cosa sono le meningi?

Sia il cervello che il midollo spinale sono rivestiti da tre strati di tessuto, che vengono chiamati meningi. Lo strato più esterno prende il nome di dura madre, quello intermedio viene denominato membrana aracnoidea e il più interno pia madre.
Lo spazio delimitato dalla membrana aracnoidea e dalla pia madre è chiamato spazio subaracnoideo. Al suo interno è contenuto il liquido cerebrospinale, che fluisce attraverso le meningi, e serve a creare una sorta di cuscinetto protettivo per il cervello e il midollo spinale. 

Cos’è la meningite?

La meningite è un’infiammazione delle meningi e dello spazio subaracnoideo.
Nella maggior parte dei casi è causata da un’infezione, ma possono svilupparsi anche forme non infettive, per esempio in seguito all’assunzione di alcuni farmaci o alla presenza di un tumore. Se invece la meningite è di tipo infettivo può essere causata da virus, batteri e funghi.
La meningite virale, anche detta asettica, è la forma più frequente; solitamente non ha effetti gravi e si risolve in circa 7-10 giorni.
La meningite batterica si manifesta più raramente, ma è una forma più grave e potenzialmente letale. 
Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae sono tra i microrganismi batterici che causano meningite. Anche se è meno frequente, la più pericolosa è l’infezione da Neisseria meningitidis (meningococco). Esistono diversi tipi di meningococchi, chiamati sierogruppi, alcuni dei quali (sierogruppi A, B, C, Y, W e X) possono causare la meningite nell’uomo. 

Come si trasmette la meningite?

La meningite infettiva si trasmette da una persona all’altra soprattutto per via respiratoria: tossendo, starnutendo o parlando un soggetto infetto può disperdere nell’ambiente goccioline di saliva e secrezioni nasali che contengono il microrganismo responsabile della meningite. Tuttavia, il contagio avviene solo se il contatto è stretto e prolungato o ci si trova in ambienti molto affollati, in quanto l’agente patogeno si propaga di solito a non più di due metri dalla persona infetta. 
Entrare in contatto con uno di questi microrganismi patogeni non significa che si svilupperà sicuramente la malattia. Nel caso per esempio del meningococco, dello pneumococco e dell’emofilo, spesso il batterio è presente nella faringe senza causare alcun sintomo e senza aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Si parla in questo caso di portatore sano. 

Come si sviluppa l'infezione nell'organismo?

Gli agenti patogeni che causano la meningite provengono di solito da un altro punto dell’organismo, da cui raggiungono le meningi attraverso il flusso sanguigno. In altri casi, la meningite si sviluppa come conseguenza di una otite o sinusite o da un'infezione cerebrale causata, per esempio, da una frattura del cranio. Se si diffonde nel sangue il microrganismo responsabile della meningite può causare anche una sepsi.
Il periodo di incubazione può variare in base al tipo di agente patogeno e alle manifestazioni cliniche. Nel caso si tratti di una forma virale l’incubazione può durare da 3 a 6 giorni, mentre per quella batterica può essere più lunga (dai 2 ai 10 giorni, tempo massimo previsto per la sorveglianza sanitaria).
Il contagio può avvenire solo durante la fase acuta e nei giorni immediatamente precedenti la comparsa dei sintomi.

Quali sono i sintomi della meningite?

Le prime manifestazioni della meningite possono essere aspecifiche, come per esempio cefalea, sonnolenza e inappetenza. Dopo 2-3 giorni i sintomi generalmente peggiorano e compaiono nausea e vomito, pallore, febbre e fotosensibilità. I sintomi tipici della meningite sono però la rigidità della nuca e quella all'estensione della gamba. 
Per quanto riguarda in particolare i neonati, spesso sono presenti pianto continuo, irritabilità, sonnolenza eccessiva e scarso appetito. In alcuni bambini si nota l'ingrossamento della testa, soprattutto a livello delle fontanelle (ovvero i punti del cranio non ancora del tutto saldati).
Alcune forme di meningite e di sepsi meningococcica possono essere fulminanti e quindi esserecaratterizzate da un rapido peggioramento delle condizioni. Anche quando la malattia viene diagnosticata precocemente e viene avviato un adeguato trattamento tempestivamente permane la possibilità di un esito fatale o di conseguenze anche gravi a lungo termine quali sordità, danni neurologici o necessità di amputazione di un arto.

Meningite: diagnosi e cura

I medici spesso sospettano la meningite osservando la sintomatologia. Per giungere a una diagnosi e individuare la causa, il paziente viene sottoposto a una puntura lombare (rachicentesi) e, nel caso si ipotizzi una forma batterica, anche a un prelievo di sangue per effettuare una emocoltura.
Il trattamento deve iniziare il più precocemente possibile. In caso di meningite batterica vengono somministrati antibiotici; la terapia è più efficace se si identifica e si caratterizza il microrganismo responsabile dell'infezione. Se si tratta di una forma di origine virale, non è appropriato somministrare un trattamento antibiotico; in questo caso la meningite è meno grave e i sintomi scompaiono solitamente in una settimana, senza che sia necessaria alcuna terapia specifica, ma solo un trattamento di supporto.
Identificare il microrganismo responsabile della malattia è necessario per definire sia la terapia antibiotica del paziente sia l’eventuale profilassi dei contatti. 
Nelle prime 24 ore dal momento in cui viene iniziato il trattamento antibiotico specifico, i pazienti con infezione invasiva da meningococco sono potenzialmente in grado di trasmettere l’infezione. La probabilità di contagio è però ridotta e raramente si verificano altri casi. Tuttavia, l’infezione da meningococco può causare focolai epidemici. 
La profilassi antibiotica dei contatti stretti (prevista anche in caso di meningite da Haemophilus influenzae) può ridurre il rischio di casi secondari; inoltre, la loro sorveglianza per 10 giorni dalla comparsa dei sintomi del paziente è utile per l’identificazione e l’eventuale trattamento in tempi rapidi di possibili ulteriori casi.
Se la meningite o la sepsi sono causate da un’infezione da pneumococco, non è necessaria la profilassi antibiotica per i contatti stretti poiché si tratta di forme sporadiche che non causano focolai epidemici. 

Come si previene la meningite? Quali sono i vaccini disponibili e raccomandati?

Per prevenire la meningite batterica la strategia più efficace è la vaccinazione. 
In Italia il vaccino contro Haemophilus influenzae b fa parte di quelli previsti per tutti i nuovi nati. 
Sono stati sviluppati anche vaccini contro alcuni sierotipi di pneumococco e alcuni sierogruppi di meningococco. 
Nell’ultimo piano nazionale prevenzione vaccinale (PNPV) 2017-2019 viene raccomandato il vaccino pneumococcico coniugato nel primo anno di vita, con l’ultima dose di richiamo tra l’11° e il 13° mese di vita. Inoltre, deve essere offerto attivamente agli over65 ed è consigliato ai soggetti affetti da patologie come cardiopatie croniche, malattie polmonari croniche, diabete mellito, epatopatie croniche ecc.
Per la prevenzione delle malattie da meningococco, il PNPV prevede anche la somministrazione del vaccino anti-meningococco B nel primo anno di vita. Quello contro il meningococco C è raccomandato tra il 13° e il 15° mese di vita. Per assicurare ai bambini una protezione più ampia, in alternativa al vaccino anti-meningococco C, può essere utilizzato il vaccino tetravalente A, C, Y, W
Il PNPV sottolinea, inoltre, l’importanza di raccomandare agli adolescenti una dose di vaccino anti-meningococcico quadrivalente ACYW, sia a chi non ha ricevuto da bambino il vaccino anti-meningococco C o il quadrivalente, sia a chi è già stata somministrata una dose; l’infezione da meningococco, infatti, può interessare non solo i bambini, ma anche gli adolescenti e i giovani adulti e può esserci un numero cospicuo di casi di meningite da meningococco nella popolazione adulta. 
La somministrazione del vaccino antimeningococco coniugato ACYW viene inoltre raccomandata per chi è affetto da alcune patologie (talassemia, asplenia, diabete mellito 1, patologie epatiche, immunodepressione congenita o acquisita ed altre) e per i loro conviventi.
È raccomandata inoltre, per tutti coloro che si recano nei Paesi della cintura sub sahariana, soprattutto se la permanenza è lunga e a stretto contatto con la popolazione locale, oppure se si sosta in aree endemiche e per tutti i viaggiatori che si recano in pellegrinaggio a La Mecca (come richiesto dall’Arabia Saudita). 
In situazioni epidemiologiche a rischio anche per l’età adulta, è consigliata una dose di vaccino quadrivalente meningococcico ACYW. 
Nel PNPV si raccomandano infine le vaccinazioni per le infezioni virali che possono causare meningite, quali poliovirus e varicella. 

Ultimo aggiornamento:22-01-2021

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