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Morbo di Parkinson: l'esercizio fisico per combatterlo
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Il Morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, causata dalla perdita delle cellule di una zona del cervello chiamata substantia nigra. I neuroni presenti in questa sezione producono dopamina, un neurotrasmettitore, che ha la funzione di trasmettere l’impulso nervoso da un neurone all’altro e regola il coordinamento dei movimenti dal capo al corpo, agli arti. Se le cellule della substantia nigra si danneggiano, la quantità di dopamina presente nel corpo diminuisce e ciò significa comparsa di tremore, inizialmente alla mano, poi, col progredire della malattia, al mento e agli arti inferiori, associati a rigidità e instabilità posturale.

Quali sono i sintomi del Morbo di Parkinson
Tre sono i principali sintomi della malattia di Parkinson:

  • tremore e scuotimento involontario di particolari parti del corpo, come mano, mento e arti inferiori;
  • lentezza nei movimenti;
  • rigidità muscolare.

La gamma di sintomi fisici e psicologici può però essere molto vasta e comprendere: depressione e ansia, problemi di equilibrio, che potrebbero aumentare le possibilità di caduta, perdita dell'olfatto (anosmia), disturbi correlati alla sfera del sonno (insonnia) e problemi di memoria.

Quali sono i trattamenti e le cure per il Morbo di Parkinson?
Ad oggi, sono disponibili trattamenti per aiutare a ridurre i sintomi principali e mantenere la qualità della vita il più a lungo possibile. Questi includono:

  • trattamenti di supporto, come fisioterapia e terapia occupazionale;
  • farmaci, previa accurata diagnosi da parte dello specialista neurologo;
  • la chirurgia è, di solito, relegata in secondo piano, quando sono manifesti i limiti della terapia farmacologica.

Durante le prime fasi del morbo di Parkinson, potrebbe non essere necessario alcun trattamento, poiché i sintomi sono generalmente lievi. Il paziente deve seguire comunque regolari visite neurologiche per prevedere quanto prima un eventuale sviluppo della malattia e instaurare una terapia adeguata.
La rivista internazionale Lancet Neurology, ha pubblicato i risultati dello studio sui dati mondiali di questo disturbo tra il 1990 e il 2016: è stato evidenziato un aumento del 22% nella prevalenza, ovvero nel rapporto fra il numero di eventi sanitari rilevati in una popolazione in un breve arco temporale e il numero degli individui della popolazione osservati nello stesso periodo. Nel 1990 il numero dei pazienti affetti da Parkinson nel mondo era di circa 2,5 milioni, ed è salito a 6,1 milioni nel 2016. L’incremento di questi numeri sta ad indicare che, grazie all’adeguato trattamento del  disturbo, l’aspettativa di vita di chi ne è affetto è maggiore.

L’esercizio fisico è utile nel Morbo di Parkinson
Uno studio pubblicato quest’anno sulla rivista Journal of Parkinson's Disease, ha dimostrato che l’esercizio fisico migliora i sintomi motori e non motori della malattia di Parkinson. Questo disturbo è, infatti, una patologia progressiva che interessa il movimento, il controllo muscolare e l’equilibrio: lo studio ha dimostrato che l’esercizio fisico migliora i sintomi motori come il tremore, i disturbi dell'andatura e l’instabilità posturale. Fino al 57% dei pazienti affetti da Parkinson sviluppa un lieve deterioramento cognitivo entro cinque anni dalla diagnosi iniziale. Gli effetti positivi dell'esercizio fisico aerobico, di coordinazione e di resistenza su memoria, funzione esecutiva (sul controllo e sulla pianificazione del comportamento) e funzione cognitiva globale sono stati evidenziati e, in generale, l’esercizio riduce la gravità della malattia. I ricercatori hanno concluso che tutte le modalità di esercizio sono associate a una migliore funzione cognitiva nei soggetti con Parkinson: l’esercizio aerobico (tapis roulant o l'allenamento in bicicletta), in particolare, tende a migliorare la memoria. L’attività fisica quindi deve essere, e spesso è già, una parte essenziale della terapia nei soggetti con Parkinson. Nel quadro di una terapia olistica, il potenziale dell'esercizio fisico è quello di mantenere o migliorare lo status del paziente. La conclusione degli autori dello studio è che "l'esercizio è una medicina" e dovrebbe essere regolarmente raccomandato alle persone con Parkinson, e non solo, per aiutare a combattere le sfide fisiche e cognitive della malattia.
Un altro recentissimo studio condotto dal North Bristol NHS Trust quest’anno, offre la speranza di ripristinare le cellule danneggiate nella malattia di Parkinson agendo su un fattore di crescita presente in natura, il GDNF, che induce la crescita di fibre nervose nella malattia di Parkinson e può rigenerare la dopamina in questi soggetti migliorandone la condizione. Il GDNF è una proteina che già in passato aveva dimostrato di migliorare la sopravvivenza delle cellule che producono dopamina e le funzioni motorie nei pazienti parkinsoniani. Lo studio è promettente, ma gli autori affermano che sono necessari ulteriori test del GDNF in uno studio su larga scala e l'uso di dosi più elevate per determinare definitivamente se il GDNF abbia un ruolo futuro come trattamento neurorestorativo per il Parkinson.

Un aiuto dalla tecnologia: un esoscheletro per camminare e un cucchiaino per mangiare da soli
Negli ultimi anni, anche la tecnologia sta dando una mano per aiutare i soggetti affetti da Parkinson. Un ingegnere irlandese, Conor Walsh, ha sviluppato un particolare tipo di tuta, integrata da un insieme di cavi e sensori connessi a un computer, per sostenere la deambulazione delle persone con malattie neurologiche. Il paziente, indossandola, sperimenta una camminata assistita, che ha la caratteristica di non essere rigida e pesante come quella degli esoscheletri rigidi, come ad esempio quelli militari o dei film di fantascienza. I sensori, in sostanza, monitorano i movimenti di una persona e determinano il momento in cui necessita di assistenza nel cammino. Il prototipo è ancora in fase di lavorazione e di test, ma la tecnologia, ancora una volta, può migliorare il tenore di vita dei soggetti affetti da disturbi cronici.
Oltre all’esoscheletro, un aiuto può arrivare da un cucchiaio intelligente e ipertecnologico che, attraverso l’utilizzo di sensori che rilevano i tremori della mano, bilancia le ondulazioni dell’arto in tempo reale per mantenere fermo e stabile il cucchiaio e il contenuto. Con questo supporto, i soggetti affetti da Parkinson potranno nutrirsi in autonomia senza il supporto di altre persone.

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